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Carcere Carinola: in arrivo 500 detenuti in custodia attenuata per lavoro e reinserimento

Polizia Penitenziaria - Carcere Carinola: in arrivo 500 detenuti in custodia attenuata per lavoro e reinserimento


Notizia del 11/04/2013 - CASERTA
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Il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria annuncia l'arrivo di 500 detenuti in custodia attenuata nel carcere di Carinola per puntare su lavoro e reinserimento.

Una casa di reclusione a custodia attenuata, tra i primi esempi di trattamento avanzato in Italia. E' il nuovo volto del carcere di Carinola, in provincia di Caserta, in una zona ad alta densita' criminale. Il Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria, insieme ad altri enti ha realizzato un progetto che vede coinvolta anche l'associazione 'Libera' di don Luigi Ciotti e la cooperativa 'Il pacco alla camorra', perche' la criminalita' si combatte anche con il trattamento.

Attualmente Carinola e' un istituto ad alta sicurezza, dove sono detenute 250 persone, non originarie della Campania, che saranno trasferite a Sulmona, nel carcere di alta sicurezza. ''Uno dei criteri verso cui tendiamo e' quello della territorializzazione della pena- -spiega all'Adnkronos Luigi Pagano, vice direttore del Dap- a Carinola saranno ospitati detenuti campani gia' condannati per reati comuni. Incentiveremo l'attivita' trattamentale: si partira' da 350 detenuti entro la fine di maggio e a dicembre, appena sara' terminato un altro reparto in costruzione, si arrivera' ad ospitare nella rinnovata struttura 500 detenuti''. Una scommessa di un nuovo modello di casa circondariale, ma ''servira' anche a Poggioreale -fa notare Pagano- perche' una parte dei detenuti definitivi, attualmente reclusi nel carcere napoletano, potranno essere trasferiti a Carinola''.

Nella casa di reclusione si punta a una serie di iniziative, creando lavori agricoli e aumentando gli spazi e il tempo di fruibile per i detenuti. Il che si traduce anche in una maggiore possibilita' di effettuare colloqui con i propri familiari: ''Non sara' come a Poggioreale -assicura il vice capo del Dap- dove il sovraffollamento affoga anche i sentimenti. Tra i progetti che verranno realizzati, ci sono campi coltivati di luppolo per creare un birrificio all'interno del carcere ma saranno anche realizzate delle serre per la coltivazione di ortaggi biologici e altri progetti lavorativi non assistenziali. Ma sara' finalmente possibile realizzare i colloqui al verde per i bambini, che potranno incontrare i loro genitori in un clima disteso''.

L'obiettivo, spiega ancora Pagano, ''e' creare case di reclusione dove si faccia trattamento, ma in questo caso indirettamente si aiuta Poggioreale. Occorre ringraziare il provveditore della Campania, Tommaso Contestabile, e i suoi collaboratori, direttori, Polizia Penitenziaria ed educatori che sono riusciti a fare partecipi gli enti locali, le organizzazioni sindacali di categoria e tutti quelli che hanno creduto e lavorato al progetto. Ci sono state difficolta', ma ormai siamo partiti''. ''Soprattutto -rimarca il vice capo del Dap- puntiamo a progetti lavorativi: occorre creare lavoro e sviluppo, altrimenti il carcere non avra' alcuna speranza di inserimento sociale, e si fara' pedagogia della parola senza dare alternative percorribili che non siano la scelte di devianza.

Da questo punto di vista -rimarca Pagano- sono fondamentali i 16 milioni di euro che il Guardasigilli, Paola Severino, ha fatto convogliare sul finanziamento della legge Smuraglia. Ossigeno puro per le attivita' di lavoro in carcere, perche' la speranza non sbatta sulle sbarre di un carcere''. Questo significhera' anche ''abbassare le tensioni -sottolinea il cice capo del Dap- e assicurera' migliori condizioni di lavoro per la Polizia Penitenziaria, senza per questo cedere terreno sui livelli di sicurezza. Al centro di tutto c'e' il trattamento, ma l'attenzione deve essere costante sia per le persone detenute sia per il personale che opera all'interno delle carcrei, in primo luogo i baschi azzurri, sempre in prima linea. Un'occasione piu' unica che rara -scandisce Pagano- per coniugare sicurezza e trattamento. Ovvero l'obiettivo cui mirava la riforma del Corpo che vide la luce nel 1990''.

''I risultati attesi, oltre che il miglioramento delle condizioni di vita detentiva -spiega ancora Pagano- sono anche quello di realizzare le premesse per un piu' ampio ricorso alle misure alternative fornendo alla magistratura di sorveglianza elementi di valutazione concreta fondati su di una conoscenza piu' ampia della persona detenuta''. Per il vice capo del Dap, ''Bollate, Brescia Verziano, Rieti, Ancona Barcaglione, Avellino, Pescara, Is Arenas, Isili, Mamone, Saluzzo, Gorgona,Volterra, Civitavecchia, Rebibbia, Padova, Torino, Aosta o Sant'Angelo dei Lombardi, solo per citare taluni istituti che hanno adottato il regime delle celle aperte e un tipo di sorveglianza che viene definito di natura 'dinamica', non sono esperimenti eccentrici, ma la prova provata non solo che il trattamento e' la chiave di volta per risolvere i problemi del carcere, ma che cio' avviene senza abbassare la soglia di sicurezza''.

E' un nuovo modo di fare carcere: ''Vogliamo realizzare circuiti in ogni regione -rimarca Pagano- differenziando, in relazione alle diverse tipologie dei detenuti, gli istituti ivi presenti nei quali, specie per la media sicurezza, possa venirsi a caratterizzare un regime detentivo dove gradualmente andranno a essere ampliati gli spazi utilizzabili dai detenuti e il tempo di permanenza, incentivate le iniziative trattamentali, favorita l'interrelazione con la comunita' esterna, promossa la progressiva assunzione di responsabilita' del detenuto''. ''Ci assumiamo la responsabilita' del progetto -aggiunge Pagano- ma auspichiamo che su queste basi ci sia ampia collaborazione da parte della societa' esterna, delle altre istituzioni deputate a partecipare alla esecuzione penale. Il trattamento e le attivita' lavorative -conclude- devono portare al reinserimento del detenuto nella comunita', producendo vera sicurezza sociale ed evitando le ricadute nella recidiva. Una scommessa che si puo' vincere solo con l'aiuto di tutte le realta' che sono oltre le mura del carcere, della societa' civile e delle cooperative di lavoro. E' una scommessa possibile, che va percorsa fino alla fine''.

Gkd/Opr/Adnkronos

 

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