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Carcere delle Sughere, indagine sul nuovo padiglione mai finito

Polizia Penitenziaria - Carcere delle Sughere, indagine sul nuovo padiglione mai finito


Notizia del 04/03/2014 - LIVORNO
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LIVORNO. Un affare di edilizia pubblica da 20 milioni di euro, per la realizzazione di un nuovo padiglione del carcere da 180 posti, che però per ora ha prodotto solo ritardi nell’inaugurazione per problemi di collaudo e un’inchiesta in Procura. La nuova ala delle Sughere, che doveva essere pronta da oltre un anno e che - in base alle ultime notizie - doveva essere aperta il mese scorso, è impraticabile ancora prima di essere utilizzata, in quanto piena di infiltrazioni. Gli ascensori sono allagati, gli ingranaggi arrugginiti e al terzo e ultimo piano ci sono infiltrazioni notevoli. Un’anomalia, che si inserisce in una serie di irregolarità presenti negli appalti pubblici per la ristrutturazione di cinque-sei carceri italiane, finita sulle scrivanie della Procura della Repubblica di Roma, che ha aperto un fascicolo.
Si tratta di un’inchiesta nazionale sulla gestione delle carceri che per ora comprende un fascicolo “in atti relativi”, cioè senza ipotesi di reato e senza indagati. I pm romani Mario Palazzi e Paolo Ielo in questi giorni stanno valutando l’incartamento per capire quali reati ipotizzare. Tra le carceri nel mirino, oltre a quella di Livorno, ci sono gli istituti detentivi di Modena, Terni, Santa Maria Capua Vetere, Catanzaro e Nuoro.
Il fascicolo è stato aperto grazie a un dossier elaborato da Alfonso Sabella, già magistrato antimafia a Palermo, poi dirigente presso il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) e attuale vicecapo dell’organizzazione giudiziaria presso il ministero della Giustizia di via Arenula. Nel rapporto di Sabella si parla di sospetti, criticità ed anomalie contenute nel Piano carceri che è stato presentato lo scorso ottobre alla Camera da Angelo Sinesio, commissario straordinario per le carceri e stretto collaboratore dell’ex ministra del Governo Letta, Anna Maria Cancellieri.
La domanda che il magistrato si pone e che inoltra all’autorità giudiziaria è: come vengono gestiti gli appalti? La cifra totale si aggirerebbe sui 470 milioni di euro di cui una ventina destinati alla casa circondariale livornese di via delle Macchie. Secondo l’accusa dell’ex pm, con un minor investimento di denaro si potevano ottenere più posti per i detenuti. In pratica ci sarebbe stato uno spreco di soldi pubblici. Un’ipotesi che per ora deve ancora essere ufficializzata dalla Procura che sta indagando. Inoltre, sempre per l’accusa, il Piano nasconderebbe “un’appropriazione indebita” perché presenterebbe come propri interventi invece realizzati dal Dap e dal ministero delle Infrastrutture, «gonfiando virtualmente il numero dei posti (per i detenuti ndr) che avrebbe realizzato il commissario».
L’inchiesta è ancora agli esordi e le accuse da provare, quello che è sicuro è che il padiglione livornese presenta dei problemi tali da renderlo inutilizzabile. La Polizia Penitenziaria non ha ancora le chiavi perché l’edificio non è stato consegnato. Prova ne è il fatto che ieri mattina la delegazione che ha fatto visita alle Sughere formata dai garanti per i detenuti provinciale e regionale, Marco Solimano e Franco Corleone, e dai consiglieri regionali Marco Ruggeri (accompagnato da Jari De Filicaia), Marta Gazzarri e Marco Taradash, non ha potuto far visita all’edificio perché chiuso. «Ci è stato detto che il padiglione è inutilizzabile perché pieno di infiltrazioni, di ingranaggi arrugginiti e ascensori out - premette Solimano - Noi andremo fino in fondo a questa storia e faremo di tutto per raccogliere informazioni e prove per presentare, qualora sia necessario, un esposto alla nostra Procura. Se qualcuno ha mangiato soldi pubblici credo che dovrebbe essere denunciato e anche che dovrebbe diventare ospite di quella struttura, collaudandola personalmente», ironizza stizzito Solimano. Sul tema interviene anche la Uil: «Questo padiglione ha dei problemi, non è pronto ora come non lo è mai stato - dice il segretario provinciale Mauro Barile - Doveva essere aperto il mese scorso, ma a novembre in occasione di un sopralluogo degli ingegneri del Dap per il collaudo emersero questi problemi. E ora è tutto fermo: noi ci auguriamo che la magistratura possa accertare i fatti lavorando al meglio».

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