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Carcere di Lucca da chiudere! Il Sappe denuncia le responsabilità del Direttore e Comandante

Polizia Penitenziaria - Carcere di Lucca da chiudere! Il Sappe denuncia le responsabilità del Direttore e Comandante


Notizia del 03/10/2013 - LUCCA
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Nel cortile del carcere di Lucca sei tombini sono scoperti. Divelti, restano lì a testimoniare un degrado, cui perfino i detenuti hanno cercato, in qualche modo, di porre rimedio. Da lì escono gli scarichi, e alcuni di loro hanno coperto i fori con degli aghi di pino. Non è servito a molto, ma soprattutto non ha scoraggiato nuovi episodi di violenza all'interno delle mura della casa circondariale San Giorgio. E’ il racconto che fa oggi (2 ottobre) il segretario generale del sindacato della Polizia Penitenziaria Sappe, Donato Capece, all'uscita dall'incontro con il direttore Francesco Ruello. “E’ uno schifo”, sono le prime parole che dice. “Questo carcere va chiuso e ne deve essere ricostruito un altro, oppure devono ridurre i detenuti, sfollando la terza sezione dove ci sono i casi più difficili, compresi quelli psichiatrici”.

Una richiesta scandita con parole che non lasciano adito ad equivoci in via San Giorgio, e che sarà girata al ministero e all'autorità carceraria. Non sembra essere certo stata una visita di piacere quella del segretario Sappe a Lucca. La questione dei tombini divelti e non rimossi in cortile è solo una goccia, secondo Capece, rispetto al “mare di cose che non vanno”. E proprio oggi, mentre il segretario giungeva in città, il detenuto che la scorsa settimana ha ferito un agente con uno di quei tombini, si è ferito da solo, tanto da dover essere condotto al pronto soccorso. Un altro caso di autolesionismo all'interno delle mura del carcere (Leggi l'articolo). “La situazione è esplosiva - commenta Capece - e gli agenti della Polizia Penitenziaria vengono lasciati a loro stessi”. Sono 97, contro 165 detenuti - dato aggiornato a metà del pomeriggio. Ora sono tutti molto preoccupati anche perché da qualche mese l'archivio del carcere è stato affidato ad un detenuto (L'articolo). “Dire che siamo stupiti è poco - sottolinea Capece -: in quell'archivio ci sono i documenti personali e i dati degli agenti, compresi indirizzi e numeri di telefono. Non solo. In quella documentazione ci sono perfino indicazioni su eventuali prestiti o mutui chiesti a finanziarie o banche da parte del personale. Non ci si rende conto che se quei dati vanno in mano agli altri detenuti rendono ancora più vulnerabili gli agenti?”.

Una questione segnalata ancora una volta al ministero e all'autorità carceraria sulla quale oggi c'è stato anche un confronto con il direttore Francesco Ruello: “Ci ha detto che l'affidamento - racconta Capece - non è in contrasto con alcun regolamento e che non c'è niente di male. Noi la pensiamo diversamente e vorremo andare in fondo all'intera questione”. Il principale problema, secondo il sindacato, resta comunque quello della sicurezza della casa circondariale. Una necessità che per Capece “il direttore e il comandante non assicurano a dovere - attacca -: non c'è una progettualità, non c'è l'intenzione di rivedere, nei limiti del possibile, l'organizzazione interna. Non c'è soprattutto l'idea di impiegare in qualche maniera i detenuti, che vengono lasciati chiusi nelle celle 20 ore su 24. E’ questo il motivo della tensione che si è venuta a creare all'interno del carcere e che da quando è stata riaperta la terza sezione, ovvero dall'inizio di agosto, è alla base dei dieci episodi registrati fino ad oggi, tra risse, aggressioni e autolesionismi”. Una dura critica che Capece fa all'amministrazione del carcere: “Ci siamo già rivolti alle autorità competenti - sottolinea - per chiedere l'avvicendamento del direttore e del comandante, perché se non sono garantite sicurezza e igiene all'interno del carcere, come crediamo, la responsabilità è in capo a loro”.

IL SAPPE: “Carcere di Lucca da chiudere”
“Una situazione così non l'ho riscontrata in nessun altro carcere della Toscana”. Donato Capece è categorico. Giunto in Toscana per rendersi conto di persona della situazione all'interno di alcune case circondariali della Regione, non usa mezzi termini quando esce dal San Giorgio: “Il problema che ci sta più a cuore e che abbiamo chiesto di risolvere al direttore - dice - è la terza sezione: si tratta di un'area riaperta dal 1 agosto scorso nella quale sono collocati detenuti molto difficili: tutti stranieri, molti con problemi psichiatrici. Sono in 3 o 4 per cella, chiusi per 20 ore al giorno. Una situazione che genera particolare tensione e che gli agenti presenti così stando le cose non possono gestire. Non è nemmeno più una questione di rapporto tra numero di detenuti e personale della Polizia Penitenziaria. Il problema è che non ci sono progetti per evitare episodi di violenza, magari impegnando alcuni dei detenuti in attività che portino ad un recupero: se la situazione resta così a mio parere questo carcere va chiuso e ne va realizzato un altro. Gli enti locali, e soprattutto il Comune, non possono continuare ad ignorare la situazione, ma la devono risolvere".

SETTORI RISTRUTTURATI E INUTILIZZATI
Oltre al problema sicurezza nel carcere, Capece segnala anche quello dell'igiene e di alcuni settori di fatto inagibili o fatiscenti: “Le condizioni igieniche lasciano molto a desiderare, senza considerare che ci sono alcuni settori, come la sezione 8, su cui si è investito del denaro e che sono state ristrutturate ma che non vengono utilizzate”. “Sono diventate un ricovero per i piccioni”, spiega un agente della Polizia Penitenziaria: “E sono pressoché inutilizzate”. Come il settore 4, chiuso a suo tempo dall'Asl perché non c'era l'abitabilità: “Il soffitto è troppo basso e non ci si passa”, commentano degli agenti. Nel mirino anche il muro di cinta: “E’ troppo basso e deve essere messo in sicurezza - dicono alcuni agenti -: ci sono dei cavi elettrici sparsi a terra che possono provocare cadute e essere pericolosi. Non sono mai stati sistemati, nemmeno quando un anno fa un collega cadde e si fece male”.

FUMO PASSIVO, SCATTANO I RICORSI
Un problema non secondario per gli agenti della Polizia Penitenziaria è quello del fumo passivo. Una campagna è partita dal sindacato Sappe a livello nazionale, ma anche a Lucca sono pendenti ricorsi contro l'amministrazione carceraria presentati da alcuni agenti: “I detenuti fumano ovunque - dice uno di loro - e nessuno glielo impedisce”.

DETENUTO ARCHIVIA GLI ATTI
Ma uno dei casi che continua a scatenare la protesta tra gli agenti è l'affidamento dell'archivio del carcere ad un detenuto: dopo la lettera di chiarimento inviata dai sindacati (firmata non soltanto dal Sappe, ma da tutte le sigle) al direttore del carcere, e rimasta finora senza risposta, due agenti hanno messo tutto nero su bianco, inviando una relazione a Ruello in cui si illustrano le criticità. “Oggi ci è stato detto - sottolinea Capece - che tutto è regolare ed è conforme al regolamento. Noi crediamo invece che vadano evitate in tutti i modi circostante che possano esporre a rischi di qualunque tipo il personale che vigila ogni giorno sulla sicurezza del carcere”.

Guarda l'intervista integrale al segretario del Sappe Capece su DìLucca

Leggi anche: Detenuto all'archivio e continue risse, il Sappe si rivolge al ministro

 

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