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Carceri inumane: DAP prende tempo e ricorre in appello contro la sentenza della Corte Europea

Polizia Penitenziaria - Carceri inumane: DAP prende tempo e ricorre in appello contro la sentenza della Corte Europea


Notizia del 11/04/2013 - ROMA
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L'Amministrazione penitenziaria prende tempo e lo Stato italiano ricorre in appello contro la sentenza dell Corte europea che ha condannato l'Italia per trattamento inumano e degradante di 7 detenuti per il sovraffollamento delle carceri.

GIOVANNI TAMBURINO DAP - ''La sentenza di Strasburgo sarebbe diventata definitiva se non ci fosse stata la decisione dello Stato di impugnarla di fronte alla Grande Chambre. L'Italia aveva un anno di tempo per adeguarsi, ora questo termine decorrera' da quando ci sara' la pronuncia della Grande Chambre, se verra' confermata la condanna". Lo dice il capo del Dap, Giovanni Tamburino, commentando l'impugnazione da parte dello Stato italiano contro la sentenza di Strasburgo che a gennaio ha condannato l'Italia per trattamento inumano e degradante di 7 detenuti.  ''Stiamo gia' facendo molto, ottenendo dei risultati -spiega all'Adnkronos Tamburino- e' fondamentale che dal novembre 2010 non solo non c'e' un aumento dei detenuti ma si registra una diminuzione. Inoltre e' in piena applicazione il nuovo disegno del regime differenziato, un sistema complessivo che consentira' una differenziazione piu' ragionevole dei detenuti''. L'impegno dell'amministrazione penitenziaria prosegue: ''Contiamo - conclude Tamburino- che non abbiano piu' a verificarsi situazioni in cui un detenuto possa avere a disposizione uno spazio inferiore a tre metri quadri, e di applicare anche un regime piu' aperto salvo quando vi siano esigenze di sicurezza''.

CAMERE PENALI - "La notizia che lo Stato italiano abbia impugnato alla Grand Chambre della Corte europea dei Diritti dell'Uomo la sentenza di Strasburgo che lo scorso gennaio condannava il nostro Paese per trattamenti inumani e degradanti ai danni dei detenuti lascia stupefatti, dal momento che e' lo stesso Stato - a partire dal Presidente della Repubblica, passando dal ministro della Giustizia fino al capo dell'Amministrazione Penitenziaria - che nel corso di questi mesi ha piu' volte riconosciuto che quella sentenza non faceva altro che fotografare una realta'". E' quanto sostiene l'Unione delle camere penali, convinta che sia solo una 'tattica dilatoria'. cio' "serva solo a guadagnare tempo". "E' evidente che la decisione di impugnare serva solo a guadagnare tempo - prosegue l'Ucpi - lo stesso tempo che in questi tre mesi non ha visto alcuna iniziativa che anche lontanamente potesse andare nella direzione indicata dalla Cedu". "Questo atto - sostengono i penalisti - e' dunque una 'tattica dilatoria' del tipo di quelle che vengono sempre attribuite a chi vuole semplicemente ritardare gli esiti dei processi. Il problema e' che qui e' lo Stato a metterla in pratica, e per di piu' su una materia come quella dei diritti fondamentali, che richiederebbe quanto meno un minimo di coerenza".

ASSOCIAZIONE ANTIGONE - ''Un escamotage da azzeccagarbugli quello adottato dall'Italia nei confronti della Corte europea dei diritti umani. Fare ricorso contro la sentenza di condanna serve solo a dilatare il tempo a disposizione. Sarebbe stato meglio applicarsi per far tornare le carceri italiane nella legalita' ''. Lo afferma Patrizio Gonnella, presidente dell'associazione Antigone, che si batte per i diritti nelle carceri, commentando l'impugnazione da parte dello Stato italiano contro la sentenza di Strasburgo che a gennaio ha condannato l'Italia per trattamento inumano e degradante di 7 detenuti. ''Per capire le ragioni che sottendono il ricorso - spiega Gonnella - e' necessario attendere le motivazioni. Se in esse l'Italia nega che nelle celle non c'e' lo spazio minimo necessario significa negare la realta' e il fatto che il sistema ha bisogno di interventi estremamente urgenti''. ''Se, invece - aggiunge Gonnella - si rimanda la soluzione al piano di edilizia penitenziaria, si commette un falso perche' il piano procede tanto a rilento da garantire i primi nuovi posti letto tra tre-quattro anni''. Dunque, secondo Gonnella, ''sarebbe stato meglio rimboccarsi le maniche e lavorare da subito a far rientrare le carceri nella legalita' con tanti detenuti quanti sono i posti regolamentari''. ''Quello che propone proprio una delle tre leggi di iniziativa popolare per la giustizia e i diritti in carcere'' spiega il presidente di Antigone. ''Solo nella giornata di ieri con la raccolta di firme davanti ai tribunali di 40 citta'- dice ancora - abbiamo raccolto 12 mila firme a sostengo dell' introduzione del reato di tortura nel codice penale, per la revisione della legge sulla droga e perch‚ in cella non entri un detenuto in pi— dei posti regolamentari''. ''I nostri banchetti per la raccolta delle firme sono stati presi d'assalto da tanta gente e tra loro tantissimi giovani, a significare - conclude - che il tema e' molto sentito''.

Ansa - Adnkronos

 

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