7.495 detenuti, dei quali 7.119 uomini e 376 donne. 4.164 i condannati, oltre 3.300 gli imputati, 13 gli internati. Circa 4.000 i poliziotti penitenziari in servizio, 600 in meno rispetto all’organico previsto. Sono i numeri dei dati penitenz" />

  Maggio 2018
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Carceri, SAPPE a Bonafede: “Ecco la situazione degli agenti penitenziari

Polizia Penitenziaria - Carceri, SAPPE a Bonafede: “Ecco la situazione degli agenti penitenziari


Notizia del 12/06/2018 - NAPOLI
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7.495 detenuti, dei quali 7.119 uomini e 376 donne. 4.164 i condannati, oltre 3.300 gli imputati, 13 gli internati. Circa 4.000 i poliziotti penitenziari in servizio, 600 in meno rispetto all’organico previsto. Sono i numeri dei dati penitenziari riferiti alla Regione Campania, rispetto ai quali il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria ha inviato una nota di sensibilizzazione al neo Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, partendo dal recente rinvenimento di sei telefoni cellulari nel Padiglione Avellino del carcere Poggioreale di Napoli e dalla movimentazione di soldi destinati ai ristretti durante i colloqui con i familiari (circa 100.000 euro a settimana solo a Poggioreale) che potrebbero essere provento anche di traffici illeciti.

Il SAPPE si rivolge al ministro Bonafede

Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE sollecita l’Amministrazione Penitenziaria a intervenire: “Quello di Poggioreale è l’ennesimo grave evento critico che avviene in un carcere della Campania. È solamente grazie ai poliziotti penitenziari, gli eroi silenziosi del quotidiano a cui va il ringraziamento del SAPPE per quello che fanno ogni giorno, se il numero delle tragedie in carcere è fortunatamente contenuto. Ma è evidente a tutti che è necessario intervenire con urgenza per fronteggiare le costanti criticità penitenziarie”. Il SAPPE non aderirà all’annunciata manifestazione di alcuni sindacati in programma domani, martedì 12 giugno: “È una manifestazione che andava fatta quando c’era il Ministro Orlando, primo responsabile di questo sfascio, a cominciare dalla decisione contestata e unilaterale di rivedere in pejus gli organici dei Reparti di Polizia Penitenziaria delle carceri campane, penalizzandoli gravemente. Perché non è stata fatta allora? E perché si vorrebbe accusare chi si è appena insediato al Ministero?”.

Netta è infine la denuncia del SAPPE sulle criticità nelle carceri del Paese, oggetto di una corrispondenza diretta al nuovo Ministro della Giustizia Bonafede: “Da tempo il SAPPE ha denunciato, inascoltato, che la sicurezza interna delle carceri è stata annientata da provvedimenti scellerati come la vigilanza dinamica e il regime aperto, l’aver tolto le sentinelle della Polizia Penitenziaria di sorveglianza dalle mura di cinta delle carceri, la mancanza di personale – visto che le nuove assunzioni non compensano il personale che va in pensione e che è dispensato dal servizio per infermità -, il mancato finanziamento per i servizi anti intrusione e anti scavalcamento. Lasciare le celle aperte più di 8 ore al giorno senza far fare nulla ai detenuti – ne lavorare, ne studiare, ne essere impegnati in una qualsiasi attività – è controproducente perché lascia i detenuti nell’apatia: non riconoscerlo vuol dire essere demagoghi ed ipocriti. La realtà è che sono state smantellate le politiche di sicurezza delle carceri preferendo una vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto, con detenuti fuori dalle celle per almeno 8 ore al giorno con controlli sporadici e occasionali, con detenuti di 25 anni che incomprensibilmente continuano a stare ristretti in carceri minorili. Mancano Agenti di Polizia Penitenziaria e se non accadono più tragedie di quel che già avvengono è solamente grazie agli eroici poliziotti penitenziari, a cui va il nostro ringraziamento. Ora, con l’insediamento del nuovo Governo e del nuovo Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, serve un netto cambio di passo sulle politiche penitenziarie del Paese: e il contratto di Governo Lega-5Stelle credo vada nella giustizia direzione. Nelle carceri c’è ancora tanto da fare: ma senza abbassare l’asticella della sicurezza e della vigilanza, senza le quali ogni attività trattamentale è fine a se stessa e, dunque, non organica a realizzare un percorso di vera rieducazione del reo”.

 

Fonte:occhiodinapoli.it

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