Carceri, Strasburgo condanna l'Italia.
Violati diritti detenuti: trattamento inumano


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  Giugno 2017
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Carceri, Strasburgo condanna l'Italia. Violati diritti detenuti: trattamento inumano

Polizia Penitenziaria - Carceri, Strasburgo condanna l'Italia. Violati diritti detenuti: trattamento inumano


Notizia del 08/01/2013 - ROMA
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Carceri, Strasburgo condanna l'Italia.
Violati diritti detenuti: trattamento inumano


La Corte europea dei diritti umani ha condannato il nostro Paese a pagare a sette carcerati chiusi nelle prigioni di Busto Arsizio e di Piacenza, un ammontare di 100 mila euro per danni morali. Nella sentenza anche l'invito a porre rimedio immediatamente al sovraffollamento

 

STRASBURGO - L'Italia viola i diritti dei detenuti tenendoli in celle dove hanno a disposizione meno di 3 metri quadrati. La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha quindi condannato il nostro Paese per trattamento inumano e degradante di 7 carcerati detenuti nel carcere di Busto Arsizio e in quello di Piacenza. La Corte ha inoltre condannato l'Italia a pagare ai sette detenuti un ammontare totale di 100 mila euro per danni morali. Nella sentenza anche l'invita a porre rimedio immediatamente al sovraffollamento carcerario.

I giudici hanno constatato che il problema del sovraffollamento carcerario in Italia è di natura strutturale, e che il problema della mancanza di spazio nelle celle non riguarda solo i 7 ricorrenti: la Corte ha già ricevuto più di 550 ricorsi da altri detenuti che sostengono di essere tenuti in celle dove avrebbero non più di 3 metri quadrati a disposizione. La richiesta europea all'Italia è quindi anche quella di dotarsi, entro un anno, di un sistema di ricorso interno che dia modo ai detenuti di rivolgersi ai tribunali italiani per denunciare le proprie condizioni di vita nelle prigioni e avere un risarcimento per la violazione dei loro diritti.

Con la sentenza emessa oggi l'Italia viene condannata una seconda volta per aver tenuto i detenuti in celle troppo piccole. La prima condanna risale al luglio del 2009 e riguardava un detenuto nel carcere di Rebibbia di Roma. Dopo questa prima condanna l'Italia ha messo a punto il "piano carceri" che prevede la costruzione di nuovi penitenziari e l'ampliamento di quelli esistenti oltre che il ricorso a pene alternative al carcere.

Ma la sentenza europea di oggi tocca una ferita aperta. Il 6 gennaio un detenuto somalo di 38 anni, Mohamed Abdi, si è suicidato nel penitenziario di Borgo San Nicola, a Lecce, impiccandosi in una delle celle dell'infermeria. L'uomo era detenuto da circa un anno per reati contro il patrimonio. "I soccorsi dei pochi agenti lasciati nella programmazione dei servizio nella serata festiva di ieri, non sono serviti", ha racconta il vicesegretario del sindacato degli agenti di Polizia Penitenziaria Osapp, Domenico Mastrulli.

Mastrulli ha sottolineato come il carcere leccese sia vessato da vari problemi, "fra cui un sovraffollamento mai risolto". Ieri nella struttura erano reclusi in 1.400. Lecce - ha sottolineato il sindacato - ha "il primato delle 'vittime' le cui responsabilità o le colpe non devono e non possono ricercarsi sull'anello più debole del sistema penitenziario italiano, ma vanno ricercate nel fallimento di un sistema dove ministro e capo dipartimento poco fanno nonostante la drammaticità dei penitenziari e della situazione del personale di polizia dipendente". Proprio L'Osapp ieri si è detto pronto "a dichiarare lo stato di agitazione, proteste su tutto il territorio con l'astensione dalla mensa di servizio". Ma anche manifestazioni in strada "per attirare la sensibilità dell'opinione pubblica".


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