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Carminati voleva aprire una mensa a Rebibbia per dare lavoro ad altri detenuti

Polizia Penitenziaria - Carminati voleva aprire una mensa a Rebibbia per dare lavoro ad altri detenuti


Notizia del 10/12/2014 - ROMA
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Anche Carminati progettava di creare una mensa a Rebibbia. Tra le cooperative che in questi anni hanno assunto detenuti o ex detenuti ci sono le coop riconducibili a Salvatore Buzzi, considerato il braccio destro dell'ex Nar Massimo Carminati.

Tutti i detenuti condannati in via definitiva dovrebbero poter lavorare. Lo dice l'ordinamento penitenziario, lo vuole la costituzione che all'art. 27 afferma che il carcere deve tendere alla rieducazione del condannato. Purtroppo l'amministrazione penitenziaria non ha soldi a sufficienza per pagare tutti i detenuti che dentro il carcere fanno i lavori domestici, come pulire, cucinare, o fare la manutenzione ordinaria. Il risultato è che il 75% dei detenuti non lavora e per una coincidenza il 70% di quelli che escono dal carcere torna a delinquere.

La soluzione adottata dagli anni 2000 in poi dai vari governi è stata quella di incentivare le cooperative ad entrare dentro il carcere e ad assumere i detenuti, in cambio di agevolazioni fiscali. Questo ha permesso di creare delle eccellenze dentro le carceri, pasticcerie, torrefazioni, falegnamerie, ma a conti fatti i detenuti oggi coinvolti e assunti da imprese sono solo il 4% del totale. Per tutti gli altri il problema resta.

Tra le cooperative poi che in questi anni hanno assunto detenuti o ex detenuti ci sono la coop Formula sociale o la coop 29 giugno riconducibili a Salvatore Buzzi, arrestato pochi giorni fa perché considerato il braccio destro dell'ex Nar Massimo Carminati, leader di mafia capitale. Era il 1985 quando Buzzi fondava la coop 29 giugno grazie anche al contributo di Angiolo Marroni, allora vicepresidente della provincia di Roma e oggi Garante dei detenuti del Lazio (lui non è tra gli indagati).

Tra i progetti che l'organizzazione criminale stava pianificando all'inizio del 2014 c'era anche la creazione di un centro cottura all'interno del femminile di Rebibbia per far lavorare le detenute. L'imprenditore che avrebbe dovuto realizzare la mensa era Giuseppe Ietto, ma anche lui è stato arrestato. Intanto in altri paesi europei il sistema carcere è organizzato diversamente. Per esempio in Austria il carcere funziona come un'azienda e fa da contoterzista per ditte private, che però non entrano dentro il carcere e che pagano l'amministrazione per il lavoro svolto. Il detenuto che lavora viene retribuito ma l'amministrazione trattiene il 75% della sua remunerazione come spesa di mantenimento. In questo modo riescono a far lavorare il 60% e a volte anche il 70% dei detenuti. Una cosa del genere non si potrebbe fare anche in Italia? In modo da far lavorare il maggior numero di detenuti possibile? In cambio l'amministrazione potrebbe concedere al detenuto, che lavora e impara un mestiere, dei benefici come permessi premio e sconti di pena. Ne abbiamo parlato nell'inchiesta "Il risarcimento" di Claudia Di Pasquale e Giuliano Marrucci.

Corriere della Sera

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