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Caso Cucchi: medico imputato, a me disse "non mi frega se muoio"

Notizia del 28/02/2012 - ROMA

Caso Cucchi: medico imputato, a me disse "non mi frega se muoio"

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Il rammarico perche' ''e' stato costruito questo muro di odio nei nostri confronti che e' fuorviante. Io, in coscienza, spero che un giorno capirete che l'odio che avete nei nostri confronti non e' giusto. Ho condiviso anch'io la vostra battaglia; anch'io vorrei sapere cos'e' successo. Abbiamo fatto tutto quello che potevano''.

Queste parole la dottoressa Flaminia Bruno l'ha rivolte ai familiari di Stefano Cucchi nel corso dell'udienza del processo che per la morte del giovane (fermato il 15 ottobre 2009 per droga e trovato senza vita una settimana dopo in ospedale) vede sotto processo sei medici - tra i quali la stessa Bruno - tre infermieri e tre agenti penitenziari. Il medico vide Stefano tre volte.

''La mattina del 19 ottobre mi disse che stava bene, gli chiesi di raccontarmi cosa era successo ma rifiuto'. Non partecipava granche' all'anamnesi; rispondeva solo 'si' o 'no'. Mi confermo' che la frattura che aveva era stata causata da una caduta. Aveva gli occhi gonfi ma quando mi avvicinai per vederlo meglio, si copri' il capo dicendo che non voleva essere visitato''. Il giorno dopo, le condizioni di Cucchi erano stabili. ''Emergeva pero' un quadro di disidratazione; occorreva una flebo, ma lui non voleva. Tentai di spiegargliene la necessita', ma rispose 'a me non me ne frega un cazzo se muoio''.

Poi, la notte nella quale Cucchi mori'. ''Seppi che aveva rifiutato un'ecografia addominale e le flebo. Aveva detto che non si faceva fare nulla se non lo facevano parlare con l'avvocato. Verso le 6 di mattina, un infermiere trovo' Cucchi privo di vita. Sono corsa subito; tentammo di rianimarlo, ma non mi resto' altro che constatare il decesso''.

L'accusa contesta alla Bruno di avere falsamente attestato la morte di Cucchi come 'morte naturale'. La risposta: ''Sul certificato Istat sono previste le indicazioni 'morte naturale' o 'morte violenta'. Per me quella non fu una morte violenta; indicai come diagnosi clinica presunta una sospetta embolia polmonare in paziente affetto da frattura con grave dimagrimento e iperazotemia. Non avevo idea del perche' fosse morto, tant'e' che avevo richiesto l'autopsia''.

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