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Caso Cucchi parla uno dei Poliziotti penitenziari: mi vogliono "mostro" a tutti i costi

Polizia Penitenziaria - Caso Cucchi parla uno dei Poliziotti penitenziari: mi vogliono


Notizia del 02/11/2014 - ROMA
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Sono stati assolti in primo grado e ora anche in appello. Ma in realtà, i tre agenti di Polizia Penitenziaria processati con l’accusa di aver pestato Stefano Cucchi, sono stati «condannati», fuori dal tribunale, ben prima del processo, quando le immagini del ragazzo, scattate dopo l’autopsia, sembravano non lasciare dubbi: Cucchi è stato picchiato dagli agenti perché solo così si possono spiegare gli ematomi stampati nella mente di tutti coloro che hanno osservato quelle immagini. Ma allora perché due assoluzioni? Perché, già in primo grado, i consulenti del pm hanno affermato che sul corpo del giovane non c’era «alcuna lesione da trascinamento, né da afferramento, né segni da difesa passiva»? E perché i periti hanno spiegato che la frattura al coccige era compatibile con una caduta? Ma soprattutto, come dice al Tempo Corrado Santantonio, uno degli agenti della Polizia Penitenziaria assolti, perché nessuno mostra le 250 foto scattate prima dell’autopsia, che provano come sul corpo di Cucchi non ci sia nessun segno di violenza?

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Santantonio, lei e i suoi colleghi siete stati assolti due volte, ma lopinione pubblica rimane convinta della vostra colpevolezza.

«È così fin dall’inizio. Non so perché dobbiamo essere colpevoli ad ogni costo. Nel nostro reparto penitenziario non è mai accaduto nulla. Lo hanno sostenuto anche tanti testimoni. Sono migliaia le persone che dobbiamo gestire ogni anno, e non è mai capitato niente, mai avuto una denuncia. In 36 anni non ho mai avuto un rapporto disciplinare. Mai.

C’è chi pensa che siate stati protetti.

«Siamo stati lasciati soli come cani. Non ci ha protetto lo Stato, non l’ha fatto la nostra amministrazione, i nostri vertici. Mentre giornali e tv ci massacravano, nessuno ci ha chiamati per chiederci come fossero andati i fatti».

Vedendo le foto del corpo di Cucchi, è naturale pensare abbia subito violenza.

«Le foto di quel povero ragazzo che circolano da anni sono state scattate dopo l’autopsia. Perché nessuno ha mostrato le altre 250 fatte prima dell’esame autoptico e che dimostrano che sul corpo del giovane non c’era nulla? Guardate il volto di quel ragazzo prima dell’autopsia, osservate la schiena, i piedi. Non ci sono segni di violenza. Anche per i periti dei pm non ci sono segni di pestaggio e la piccola frattura al coccige è dovuta a una caduta accidentale. Se fosse stata causata da calci o pugni, avrebbero trovato ematomi enormi. Però si continua a mostrare solo quelle successive all’autopsia. Sono convinto che dietro certe ricostruzioni mediatiche ci sia un grande regista».

E chi sarebbe?

«Lo chieda alla parte civile. Si domandi perché in tv non c’è mai stato un dottore, un infermiere, un agente. Mi dispiace che sia morto quel ragazzo, ma anche noi siamo vittime. Vittime mediatiche ma con la coscienza pulita».

C’è chi pensa che Cucchi abbia pagato per una scelta di vita sbagliata.

«Ho visto quel ragazzo solo nella mezz’ora in cui l’abbiamo preso in consegna. Tutto il resto l’ho appreso durante il processo: che si drogava da quando aveva 13 anni, che ha avuto decine di ricoveri. Ma non direi mai che se l’è cercata».

Lei è davvero innocente?

«La mia innocenza, la nostra innocenza, è più che provata».

Cosa vorrebbe dire alla famiglia Cucchi?

«Li abbiamo sempre rispettati, ci siamo sempre comportati in maniera corretta. Però, dall’altra parte, quante ne hanno dette su nostro conto in tutti questi anni?».

Sembra provato da questa esperienza.

«Tutte le angherie subite, le telefonate minatorie, le accuse di essere dei mostri! Riesce a immaginare lo stato d’animo mio e della mia famiglia? È da un anno che sono fuori servizio e in cura psichiatrica. Sono distrutto. Ho avuto vicino i miei colleghi e la mia famiglia, altrimenti chissà come sarebbe finita».

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