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Claudio Martelli ex ministro della giustizia: io e Scotti fatti fuori per la trattativa sul 41-bis

Polizia Penitenziaria - Claudio Martelli ex ministro della giustizia: io e Scotti fatti fuori per la trattativa sul 41-bis


Notizia del 11/06/2016 - PALERMO
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Per cacciare Claudio Martelli dal ministero della Giustizia, all'indomani della strage di Capaci, l'ex capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro avrebbe architettato quello che Marco Pannella tra le più grasse risate ebbe a definire "uno scherzo da prete": far credere a Bettino Craxi che il suo "delfino" voleva scalzarlo, autocandidandosi alla poltrona di Palazzo Chigi.

Risultato? Il leader del Psi ci cascò in pieno e non parlò mai più con il suo vice: Martelli restò in via Arenula del tutto isolato e pochi mesi dopo, il 9 febbraio 1993, trascinato da Licio Gelli e Silvano Larini nello scandalo del "conto Protezione", dovette dare le dimissioni. L'episodio, finora inedito, lo ha raccontato lo stesso ex Guardasigilli che ieri nell'aula bunker di Palermo, rispondendo alle domande dei pm del pool Stato-mafia, ha confermato ancora una volta il ruolo di "dominus" attribuito a Scalfaro nelle manovre per rimuovere sia lui che l'ex ministro degli Interni Vincenzo Scotti dalla compagine governativa tra Capaci e via D'Amelio. Il motivo? "Avevamo esagerato - ha detto il politico - nel contrasto a Cosa nostra".

È una deposizione-fiume, quella di Martelli, che ricostruisce l'estate degli attentati a Falcone e Borsellino e i torridi mesi che seguirono: la dura opposizione scatenata in Parlamento contro il "decreto antimafia" che istituiva il 41 bis (carcere duro), il tentativo di impedirne la conversione in legge, e nelle settimane successive gli scontri con Craxi, le accuse della P2, fino all'allontanamento da via Arenula e a quella che ha definito "la sistematica distruzione" di tutte le iniziative messe in campo contro la mafia.

"Dopo che me ne andai - ha raccontato Martelli - ho visto giorno dopo giorno smantellare tutte le azioni studiate con Falcone che si erano rivelate efficaci fino alla cattura di Totò Riina". Ma il tema al centro dell'esame è il 41 bis ("lo scrivemmo a casa mia io e Loris D'Ambrosio", ha ricordato l'ex numero due del Psi), attorno al quale, secondo i pm di Palermo, ruota la seconda parte della trattativa tra boss e istituzioni nella stagione che conduce vorticosamente a quello che lo stesso ex Guardasigilli ha definito il "cedimento" dello Stato.

Tra i primi a manifestare dubbi sul carcere duro, già a pochi giorni dal botto di Capaci, è proprio l'ex presidente Scalfaro. "Al la vigilia del varo del decreto antimafia, il 7 giugno del 1992, mi recai al Quirinale con Scotti - ricorda Martelli - per spiegare che la norma era urgente e costituzionale. Ma il presidente si mise a parlare di politica, chiedendo consigli sul nuovo presidente del consiglio: parlò di Craxi, di Giuliano Amato e più volte fece il mio nome, sembrava volesse darmi l'incarico".

Fu poco dopo che lo raggiunse la telefonata di Pannella: "Scalfaro ti ha fatto uno scherzo da prete, va dicendo che vuoi candidarti al posto del tuo segretario". La conclusione? "Craxi si infuriò, Amato mi disse che dovevo rinunciare alla Giustizia, io mi impuntai ma restai in carica per pochi mesi, del tutto delegittimato. Volevano toglierci di mezzo".

E non è tutto. Martelli ha raccontato le resistenze della Dc, del Pds, e di gran parte del Parlamento, al 41 bis ("Non c'era uno che dicesse: teniamo duro"), ricordando che senza la strage Borsellino il decreto antimafia non sarebbe mai stato convertito in legge. "Se passò - ha spiegato - è perché al Senato imposi la fiducia". Ma la linea dura dello Stato ha durata breve. Ed ecco che il nuovo Guardasigilli Giovanni Conso fa dietrofront: il 21 febbraio 1993, fresco di nomina, revoca il carcere duro a Poggioreale e Secondigliano, e alla fine dell'anno rifiuta di prorogare centinaia di 41 bis per altrettanti boss.

E qui Martelli è sbottato: "La commissione Pisanu ha escluso la responsabilità politica nella trattativa e si è concentrato su quella dei carabinieri, ma io credo che le responsabilità politiche sono conclamate. Quando un ministro della Giustizia dichiara di aver levato il 41 bis a centinaia di detenuti per dare un segnale di distensione, che dubbio c'è?".

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