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Concussione e falso ideologico: condanna confermata per l'ex direttore del carcere di Pontedecimo

Polizia Penitenziaria - Concussione e falso ideologico: condanna confermata per l'ex direttore del carcere di Pontedecimo


Notizia del 27/05/2014 - GENOVA
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Confermata dalla Cassazione la condanna a due anni e sei mesi di reclusione per concussione e falso ideologico nei confronti dell’ex direttore del carcere di Genova “Pontedecimo”, Giuseppe Comparone, accusato di aver ricevuto «favori sessuali» da una giovane detenuta marocchina, molto avvenente, in cambio dell’ammissione al lavoro esterno senza che ve ne fossero i presupposti e senza che nemmeno la donna, da poco entrata in carcere, ne avesse fatto richiesta.

Oltre a respingere il ricorso di Comparone contro il verdetto emesso dalla Corte di Appello di Genova, il nove marzo 2012, la Suprema Corte - sentenza 21606 della Sesta sezione penale depositata oggi e relativa all’udienza dello scorso 31 ottobre - ha rigettato anche il reclamo del Procuratore generale di Genova e del Procuratore della Repubblica di Genova che ritenevano l’ex direttore colpevole anche di violenza sessuale.

Nel ricorso in Cassazione, i Pg genovesi hanno fatto presente che la detenuta «ha sostenuto, indirettamente riscontrata da terzi, di aver dovuto subire le avances a sfondo sessuale del direttore, subendone l’indubbia posizione di supremazia e accettando i rapporti sessuali per non perdere i vantaggi già ottenuti (lavoro esterno)».

Ma i supremi giudici hanno condiviso quanto stabilito in appello: tra direttore e detenuta c’era un «rapporto paritario di natura corruttiva incentrato sulla sfera affettivo-sessuale», rapporto «scandito dalla remunerazione dei favori sessuali effettuata (con schema sinallagmatico) dal direttore del carcere col disporre il lavoro esterno della detenuta, pur in difetto dei presupposti».

Preso dalla «gelosia» nei confronti della ragazza, Comparone aveva anche stilato una relazione che metteva in cattiva luce un commissario penitenziario che era in contatto con la detenuta. Nel confermare il “no” alla concessione delle attenuanti generiche a Comparone che le chiedeva, la Cassazione ha fatto riferimento al «vasto discredito dell’immagine dell’amministrazione penitenziaria derivante dalla condotta dell’imputato» e alla gravià dei fatti «accresciuta dal contesto ambientale che ne è stato teatro».

ilsecoloxix.it

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