Gennaio 2017
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Contabule del PRAP condannato dalla Corte dei Conti: intascò i soldi di un incidente con auto di servizio

Polizia Penitenziaria - Contabule del PRAP condannato dalla Corte dei Conti: intascò i soldi di un incidente con auto di servizio


Notizia del 01/04/2015 - PESCARA
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La Corte dei Conti ha condannato nei giorni scorsi Fausto Berardi, 57 anni, contabile del Provveditorato Regionale per l’Abruzzo (dipartimento penitenziario), al pagamento di 29 mila euro in favore del Ministero della Giustizia. 

Sul caso è aperto anche un procedimento penale che però non ha ancora maturato una sentenza passata in giudicato. Berardi, difeso dall’avvocato Fabrizio Foglietti, è accusato di essersi appropriato indebitamente nel 2003 della cifra di 29.500 euro: soldi, dice l’accusa, sottratti dai fondi della cassa della quale aveva il possesso per ragioni di lavoro. 

La vicenda è stata scoperta però solo nel 2009 quando l’Avvocatura dello Stato ha chiesto al Provveditorato Regionale se l’ente avesse effettivamente incassato, nel 2003, un assegno circolare di 30 mila euro, emesso dalla Aurora assicurazioni spa, dopo una transazione su una controversia stragiudiziale insorta a seguito di un sinistro stradale (nel 1999) a Lecce e nel quale era rimasta coinvolta una autovettura di proprietà del Provveditorato. 

E’ stato così scoperto che nel 2002 Berardi (all’epoca dei fatti ragioniere contabile), contattò un avvocato pescarese, presentandosi falsamente come rappresentante del Provveditorato.

In quella veste conferì al legale (pur non avendone i poteri) un mandato ad intimare all’assicurazione il risarcimento dei danni subiti dal proprio ente a seguito del danneggiamento riportato da una autovettura della amministrazione in occasione dell'incidente stradale a Lecce. 

L’avvocato fece quanto richiesto e a fine 2012 si è arrivati ad una transazione bonaria (sebbene Berardi non avesse alcun potere di transigere per conto del Provveditorato). 

Dunque tutto risolto e la compagnia assicurativa emise ad aprile 2003 al Provveditorato (la cui direzione non era stata in alcun modo informata) tre assegni circolari dell’importo complessivo di 30.000 euro consegnandoli nelle mani di Berardi.

Il giorno dopo Berardi andò alla filiale della Unipol di Pescara, e si fece cambiare i 3 assegni circolari in 14 assegni circolari dell’importo complessivo di 30.500 (500 euro li aveva fatti prelevare dal suo conto personale), facendoli intestare in favore di una serie di fornitori dell’Amministrazione Penitenziaria che vantavano all’epoca crediti.

I fornitori dunque vennero pagati. Tutto sistemato? Niente affatto. 

Perché dall’esame del Registro di Cassa, all’epoca redatto e gestito in via esclusiva da Berardi, emerse, che l’uomo già a marzo del 2003 aveva annotato l’uscita dalle casse dell’ente della somma in contanti di 29.500 da lui prelevati.

La causale? Crediti ai fornitori: gli stessi pagati ad aprile 2003 con gli assegni della compagnia assicurativa. 

Che fine avevano fatto dunque i primi 29.500 euro prelevati? Chi li ha incassati? Dove sono finiti?

Secondo l’accusa l’uomo se ne sarebbe appropriato indebitamente «per fini personali» per poi tappare il buco un anno dopo con i soldi dell’assicurazione.

Dice il pm: «i fatti rivelano in modo inequivoco la responsabilità» dell’uomo «per la dolosa appropriazione di denaro della Pubblica Amministrazione, compiuta all’esito di una sofisticata e prolungata attività illecita dallo stesso con evidenza preordinata al compimento di una tale indebita appropriazione pecuniaria».

«La stringata memoria difensiva» dell’uomo non ha convinto il magistrato che ha chiesto la condanna.

Per i giudici della Corte dei Conti la responsabilità dell’uomo è acclarata anche perché per il ruolo che ricopriva «era sottoposto a precisi, manifesti ed ineludibili obblighi di natura contabile» e la responsabilità degli ammanchi «deve essere attribuita esclusivamente» a lui.

I giudici ricordano che in ipotesi di responsabilità contabile «incombe sull’agente contabile la dimostrazione, con inversione dell’onere della prova, che l’ammanco si è verificato per cause di forza maggiore o per qualsiasi altro fatto escludente l’imputabilità del danno». Così come spetta all’agente «la prova della regolarità della gestione e dell’esistenza di cause di giustificazione»

«D’altronde, sul soggetto che disponga di somme dell’amministrazione grava uno specifico ed immanente dovere di protezione», scrivono i giudici richiamando precedenti sentenze della Corte dei Conti.

primadanoi.it

 

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