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Cucchi, un detenuto disse "Ha avuto un incontro di boxe"

Notizia del 22/06/2011 - ROMA

Cucchi, un detenuto disse "Ha avuto un incontro di boxe"

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"Un'altra giornata di testimonianze al processo per la morte del giovane. Parla l'ispettore della penitenziaria che lo prelevò dal tribunale per trasferirlo a Regina Coeli"

Quando a Stefano Cucchi, in attesa di salire sul pullman della polizia penitenziaria per essere condotto in carcere dopo la convalida del suo arresto, fu chiesto come mai camminasse male, "lui rispose 'mentre scappavo sono caduto dalle scale'". Ma un altro detenuto intervenne dicendo "Ma quale caduta dalle scale, lui ha avuto un incontro di boxe... solo che lui era il sacco". E' quanto emerso dalla testimonianza dell'ispettore della penitenziaria Antonio La Rosa, sentito stamani nel corso del processo per la morte di Cucchi. Era La Rosa il caposcorta che il 16 ottobre 2009 prelevò il giovane e altri arrestati dal tribunale di Roma per trasferirli al carcere di Regina Coeli.

L'agente davanti ai giudici ha dato anche la sua interpretazione di quella 'caduta' di Cucchi. "Credo volesse dire - ha precisato - che era caduto quando scappava dai carabinieri, quando era stato arrestato".
Visivamente, l'immagine che l'ispettore e i colleghi Luciano Capo, Salvatore Mandaio e Umberto Di Stefano ebbero di Cucchi fu quella di una persona "che camminava con passo lento, che non poteva piegarsi, che era sofferente"; quando, a Regina Coeli, si trovò davanti le scale "disse che aveva difficoltà perché gli facevano male le gambe".
"Il suo volto era quello di una persona pestata - ha aggiunto La Rosa -. Aveva segni in faccia; sono anni che faccio questo lavoro e capisco quando uno è pestato". Cucchi aveva timore del carcere. "Mi disse che era la prima volta che andava in carcere - ha detto l'assistente di polizia penitenziaria Capo - e voleva sapere cosa accadeva. Cercai di tranquillizzarlo, dicendogli che non era come quello che si vede nei film". Tant'è che l'assistente Di Stefano ricorda di Cucchi il fatto che "aveva avuto una discussione con i carabinieri perché non voleva andare in carcere dopo la convalida dell'arresto".

Invece il giudice Maria Inzitari, sentita in qualità di testimone  ha riferito che in aula Stefano Cucchi "ha risposto a tono a tutte le domande, non ha detto di essere stato percosso, nè io ho avvertito nulla di anomalo. Per me si è svolto tutto regolarmente. Ho fatto l'interrogatorio, ho sentito le richieste delle parti e ho deciso per la convalida e la custodia in carcere".

A conferma delle non anomale condizioni di Cucchi, secondo il magistrato c'e il fatto che "non ho disposto alcuna visita medica - ha detto - nè ricordo che in udienza qualcuno la chiese. Se fosse accaduto, avrei sospeso l'udienza e chiamato il medico". Fu lo stesso magistrato che successivamente alla convalida vistò il nulla-osta per autorizzare la visita dei genitori di Cucchi in carcere.

Infine ha testimoniato Giovanni Battista Ferri, responsabile dell'ambulatorio medico della città giudiziaria di Roma. Per lui Stefano Cucchi, visitato nelle celle del tribunale "riusciva a camminare con difficoltà, si appoggiava al muro", chiese "un farmaco che prendeva abitualmente, e questa era l'unica cosa alla quale era interessato".

Fu Ferri, intorno alle 14 di quel 16 ottobre 2009 (il giorno dopo l'arresto) ad essere avvisato della presenza di Cucchi nelle celle del tribunale a conclusione dell'udienza di convalida. "Gli chiesi se aveva dei farmaci che prendeva abitualmente - ha detto - e mi chiese una compressa di un farmaco ansiolitico calmante che aiuta anche a sopportare meglio l'astinenza da droga". L'agente della polizia penitenziaria che quel giorno chiamò il medico "disse che quel giovane aveva ecchimosi al viso - ha detto Ferri - Fu lo stesso Cucchi a dirmi che aveva dolori alla base della schiena, nella zona sacrale, e alle gambe. Disse che il giorno prima era caduto scendendo dalle scale". Dopo aver incontrato il giovane, non ritenne necessario il suo invio al pronto soccorso. "So che a Regina Coeli c'è un centro medico con gabinetto radiologico e, visto che camminava seppur appoggiandosi al muro, ritenni il tutto sufficiente".

L'impressione di Cucchi che ebbe il medico fu di "una persona in difficoltà dal punto di vista fisico, ma lucido mentalmente. Era interessato solo a ricevere quel farmaco. Io non posso obbligare nessuno a servirsi di me per proporre una soluzione al problema; se rifiuta il mio intervento, non posso certo obbligarlo".

da Repubblica

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