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Decesso Sovrintendente di Polizia Penitenziaria: sentenza TAR riconosce tumore dipendente dal servizio

Polizia Penitenziaria - Decesso Sovrintendente di Polizia Penitenziaria: sentenza TAR riconosce tumore dipendente dal servizio


Notizia del 09/03/2013 - TORINO
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Storica sentenza del TAR Piemonte riconosce dipendente da causa di servizio il decesso di un Sovrintendente di Polizia Penitenziaria colpito da tumore allo stomaco.

Lo stress dovuto alle condizioni di lavoro abbinate alle minacce subite dalle Brigate Rosse hanno causato il tumore allo stomaco che nel 2009 ha portato alla morte un sovrintendente capo di Polizia Penitenziaria. Una malattia che il Tar del Piemonte ha riconosciuto ''dipendente da cause di servizio''.

''Questa sentenza - spiega l'avvocato degli eredi dell'agente, Roberto Lamacchia - e' il primo passo. Adesso ripartira' la procedura per la valutazione delle implicazioni economiche come gli indennizzi o la pensione''. Sin dal 1982 il sovrintendente, in servizio a Torino, venne riconosciuto come portatore di una patologia (un'ulcera) ''connessa - scrive il Tar - con fattori ambientali da stress psicofisico in sede lavorativa''. Il suo nome, secondo quanto e' stato possibile ricostruire, all'epoca era comparso fra gli obiettivi delle Brigate Rosse.

Alla fine degli anni Settanta le formazioni terroristiche avevano mietuto vittime fra gli agenti di custodia: il carcere delle Vallette, a Torino, e' intitolato a Giuseppe Lorusso e Lorenzo Cutugno, uccisi rispettivamente nel 1979 e 1978. Il nome del sovrintendente, Sebastiano L.R., era comparso - secondo quanto si e' appreso - in una lista di nomi che, all'epoca, le Brigate Rosse intendevano colpire.

Nel corso dei mesi sviluppo' un'ulcera duodenale che rese necessario un intervento chirurgico, e l'amministrazione riconobbe che si tratto' di una malattia cronica riconducibile a causa di servizio. Anni dopo L.R. si ritrovo' affetto da un tumore allo stomaco, ma nel 2006 l'apposito Comitato di verifica stabili' che non c'era alcun collegamento con le condizioni di lavoro. Un giudizio che adesso e' stato ribaltato dal Tar. ''Quello dell'agente di Polizia Penitenziaria - commenta l'avvocato Lamacchia - e' un lavoro dei piu' usuranti. E la tensione di quel momento ha sicuramente contribuito ad aggravare la situazione''.

ANSA

 

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