Aprile 2017
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Detenuto lancia liquido bollente contro Agente di Polizia Penitenziaria nel carcere di Cremona

Polizia Penitenziaria - Detenuto lancia liquido bollente contro Agente di Polizia Penitenziaria nel carcere di Cremona


Notizia del 25/02/2015 - CREMONA
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“Ancora episodi che denotano la tensione all'interno del carcere di Cremona, nei mesi scorsi al centro delle cronache per un tentativo di evasione sventato dalla Polizia Penitenziaria e per il rinvenimento di diversi telefoni cellulari. Prima due detenuti, coinquilini della cella, sono venuti alle mani per futili motivi, poi l’episodio più grave contro un poliziotto penitenziario”. Lo rende noto il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria. “Un detenuto ha tirato del liquido bollente, il preparativo di una tisana, addosso a un Agente di Polizia Penitenziaria in forza alla Casa circondariale cremonese – denuncia in una nota Donato Capece, Segretario Generale del SAPPE. “Un episodio gravissimo, che poteva avere più gravi conseguenze se il collega, al quale va la nostra vicinanza e solidarietà, non fosse stato scaltro a cercare di evitare di essere colpito. Questo grave episodio è sintomatico del costante livello di alta tensione che si vive in carcere, tanto più che le ragioni del grave gesto sono veramente futili. Il detenuto, egiziano con fine pena 2016 per spaccio di stupefacenti, pretendeva di essere accompagnato subito in infermeria. L’agente di Polizia Penitenziaria, impegnato in altre attività di servizio nel Reparto, lo tranquillizzava che lo avrebbe fatto non appena concluse le altre operazioni ma il detenuto ha posto in atto il suo folle gesto. Assurdo!".

"La Polizia Penitenziaria - sottolinea Capece - non è carne da macello e servono risposte disciplinari e penali esemplari per chi si rende responsabili di gesti così sconsiderati. E serve che il Ministro della Giustizia Andrea Orlando, attraverso i vertici del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, disponga una ispezione ministeriale sul carcere di Cremona”. Il leader dei Baschi Azzurri, circa il pestaggio tra i due detenuti (uno dei quali è dovuto ricorrere alle cure dei sanitari con ricorso ad un collare sanitario), sottolinea che “forse il pretesto del furioso pestaggio è tra i più futili, ossia l’incapacità di convivere – seppur tra le sbarre – con persone diverse. O forse le ragioni sono da ricercare in screzi di vita penitenziaria o in sgarbi avvenuti fuori dal carcere. Fatto sta che i due detenuti se le sono date di santa ragione. E se non fosse stato per il tempestivo interno dei poliziotti penitenziari le conseguenze della rissa potevano essere peggiori”. Capece aggiunge che “nella Casa circondariale di Cremona la tensione è costante. Nei dodici mesi del 2014 si sono contati ben 17 tentati di suicidio sventati in tempo dai poliziotti penitenziari, il numero più alto di tutte le carceri lombarde (addirittura più di penitenziari più grossi come Milano San Vittore o Opera!), 120 episodi di autolesionismo, 53 colluttazioni e 14 ferimenti. Mi sembra dunque opportuno che l’Amministrazione Penitenziaria regionale ponga tra le priorità di intervento il penitenziario di Cremona, dove lo scorso 31 gennaio erano detenute 376 persone, il 72% delle quali (271) straniere".

"Un numero spropositato - continua Capece -: bisognerebbe espellerli. Fare scontare agli immigrati condannati da un tribunale italiano con una sentenza irrevocabile la pena nelle carceri dei Paesi d'origine può anche essere un forte deterrente nei confronti degli stranieri che delinquono in Italia”. “Il dato oggettivo è però un altro – conclude il leader del SAPPE -: le espulsioni di detenuti stranieri dall’Italia sono state fino ad oggi assai contenute: 896 nel 2011, 920 nel 2012 e 955 nel 2013, soprattutto in Albania, Marocco, Tunisia e Nigeria. Si deve superare il paradosso ipergarantista che oggi prevede il consenso dell'interessato a scontare la pena nelle carceri del Paese di provenienza. Oggi abbiamo in Italia 53.889 detenuti: ben 17.403 (quasi il 35 per cento del totale) sono stranieri, con una palese accentuazione delle criticità con cui quotidianamente devono confrontarsi le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria. Si pensi, ad esempio, agli atti di autolesionismo in carcere, che hanno spesso la forma di gesti plateali, distinguibili dai tentativi di suicidio in quanto le modalità di esecuzione permettono ragionevolmente di escludere la reale determinazione di porre fine alla propria vita. O al grave episodio accaduto proprio a Cremona, con un poliziotto penitenziario che ha rischiato la vita per il gesto folle e sconsiderato di un detenuto straniero”.

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