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Detenuto suicida a Genova: è il quarto del 2012

Notizia del 03/01/2012 - GENOVA

Detenuto suicida a Genova: è il quarto del 2012

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Ad inizio dicembre aveva tentato di uccidere l'ex moglie e il nuovo compagno, ma per loro fortuna si era inceppata la pistola. Poi si era dato fuoco per suicidarsi, rimanendo gravemente ustionato. Questa notte si e' tolto la vita impiccamendosi nella sua stanza dell'Ospedale Villa Scassi di Genova. Si tratta di un italiano di 54 anni, allo stato in attesa di giudizio. Ne dà notizia Roberto Martinelli, segretario generale aggiunto del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE.

"Era ricoverato in Ospedale, nel reparto ustionati del Villa Scassi di Sampierdarena, controllato saltuariamente dalla Polizia Penitenziaria - spiega Martinelli - perchè il giudice competente ne aveva disposto, appunto, controlli saltuari. E nulla faceva presagire il tragico gesto: il detenuto sembrava infatti tranquillo. Ma si tratta comunque della ennesima drammatica morte di una persona ristretta, la quarta dall'inizio del 2012 in una struttura di pena. Ieri a Trani e Torino, oggi a Barcellona Pozzo di Gotto e Genova. E altri tentativi di togliersi la vita sono stati sventati in queste ultime ore dagli uomini della Polizia Penitenziaria a Messina e Vigevano".

"Se la già critica situazione penitenziaria del Paese non si aggrava ulteriormente è proprio grazie alle donne e agli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria, che tra il 2010 ed il 2011 sono intervenuti tempestivamente in carcere salvando la vita a più di 2.000 detenuti che hanno tentato di suicidarsi ed impedendo che gli oltre diecimila atti di autolesionismo posti in essere da altrettanti ristretti potessero degenerare ed ulteriori avere gravi conseguenze. Il Corpo di Polizia Penitenziaria, i cui organici sono carenti di oltre 7mila e 500 unità, ha mantenuto fino ad ora l`ordine e la sicurezza negli oltre duecento Istituti penitenziari a costo di enormi sacrifici personali, mettendo a rischio la propria incolumità fisica, senza perdere il senso del dovere e dello Stato, lavorando ogni giorno, ogni ora, nel difficile contesto penitenziario con professionalità, senso del dovere, spirito di abnegazione e, soprattutto, umanità".

"L'unico appello che ormai ci sentiamo di fare è al Capo dello Stato, sempre sensibile alle criticità delle carceri - conclude Martinelli - penso che solamente la sua autorevolezza e la sua costante attenzione ai problemi del carcere, e quindi anche a quelli dei poliziotti penitenziari, possano contrastare l'indifferenza della politica alle problematiche del sistema".

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