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Detenuto trans getta sangue infetto agli Agenti penitenziari: patteggia e ottiene la sospensione condizionale

Polizia Penitenziaria - Detenuto trans getta sangue infetto agli Agenti penitenziari: patteggia e ottiene la sospensione condizionale


Notizia del 20/09/2016 - BELLUNO
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Sangue infetto sugli agenti: trans patteggia 10 mesi. Il brasiliano di 34 anni, che era ristretto nella sezione transessuali del carcere di Baldenich, ha chiesto e ottenuto l'applicazione pena per violenza e minaccia a pubblico ufficiale, in continuazione con il reato di danneggiamento, per il quale era stato condannato a tre mesi solo un paio di anni fa. Il difensore Tiziani aveva trovato un accordo con il pubblico ministero Rossi e il giudice Cittolin ne ha preso atto durante una breve camera di consiglio, concedendo la sospensione condizionale.

Il detenuto sudamericano era sieropositivo e gli agenti della Polizia Penitenziaria dovevano usare cautele particolari nei suoi confronti ogni volta che dovevano averci a che fare. In una giornata di primavera, il 6 marzo di cinque anni fa, era più agitato del solito, anche perché desiderava del tabacco e nessuno glielo poteva fornire al momento. Aveva insistito fino a quando era diventato molto pericoloso per i cinque agenti. A un certo punto aveva preso una lametta da barba e improvvisamente si era tagliato le vene di un polso. Non un tentativo di suicidio, ma una minaccia a chi gli negava quello che lui riteneva un diritto.

I cinque erano stati colpiti da alcuni schizzi di sangue, soprattutto al viso, la parte meno protetta dalle loro divise. Comunque, erano riusciti a contenere in qualche maniera il brasiliano e a portarlo in infermeria, per fargli medicare l'avambraccio ferito, prima di riportarlo in cella.

Per loro a una serie di esami medici, tanto per cominciare il test dell'Hiv, in maniera da verificare di non essere stati contagiati. Il pericolo c'era indubbiamente stato, ma i cinque stanno bene. Non si sono costituiti parte civile, per ottenere un risarcimento danni, quello che contava era la salute,

dopo la paura di aver preso una malattia dagli sviluppi mortali.

L’imputato evidentemente non sopportava il regime carcerario e l’aveva confermato prima quasi sottovoce e poi con un gesto molto eclatante, oltre che pericoloso. Ha patteggiato e avuto anche la sospensione condizionale.

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