Il business della droga avrebbe fatto gola anche dietro le sbarre, nel carcere di Lecce, al punto da nascondere il “fumo” nei flaconcini per profumo spacciati come regali per i detenuti e affidati agli agenti penitenziari. Che hanno scoperto il “segreto” " />

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Droga nel profumo per i detenuti: scoperti dalla Polizia Penitenziaria e arrestati

Polizia Penitenziaria - Droga nel profumo per i detenuti: scoperti dalla Polizia Penitenziaria e arrestati


Notizia del 08/07/2012 - LECCE
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Il business della droga avrebbe fatto gola anche dietro le sbarre, nel carcere di Lecce, al punto da nascondere il “fumo” nei flaconcini per profumo spacciati come regali per i detenuti e affidati agli agenti penitenziari. Che hanno scoperto il “segreto” e arrestato chi aveva il fiuto per gli affari stupefacenti. 

Il caso e gli arresti. In fumo da ieri mattina è andato il piano commerciale che avrebbe visto al lavoro quattro persone, tutte arrestate: Angelo Sinisi, 35 anni, alias Malavita, già in cella per associazione finalizzata al narcotraffico; Antonio Lioce, 31, e Domenico Cavalera, tutti e tre nati e residenti a Brindisi, e difesi dall’avvocato Laura Beltrami, e Antonio Fretto, 25, originario di Agrigento (in Sicilia).

Sono accusati di aver costituito e fatto parte di un sodalizio che avrebbe dovuto portare nel penitenziario di Borgo San Nicola, nel capoluogo salentino, sostanze stupefacenti destinati all’altro mercato, quello costituito da quanti erano ristretti. E che nonostante la limitazione della libertà personale, ridotta pressoché a zero, conservavano comunque il vizio o la dipendenza dalla droga, soprattutto hashish.
 
Le perquisizioni e il revolver. Per Sinisi e il siciliano il gip Nicola Lariccia del Tribunale di Lecce ha ritenuto il carcere la sola misura custodiale possibile di fronte ai gravi indizi raccolti e alle esigenze cautelari, anche alla luce dei precedenti, mentre per gli altri due aveva disposto gli arresti domiciliari, ma ieri mattina al momento della notifica delegata ai poliziotti della Penitenziaria, sono venuti a galla elementi non indicati nella richiesta del pm che hanno portato dentro Lioce e Cavalera, entrambi residenti nel rione Sant’Elia.
 
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