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Due terzi dei detenuti italiani affatti da HIV, epatite, tubercolosi, sifilide

Polizia Penitenziaria - Due terzi dei detenuti italiani affatti da HIV, epatite, tubercolosi, sifilide


Notizia del 16/05/2013 - TORINO
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Salute in carcere: due terzi dei detenuti italiani sono malati e le patologie più diffuse sono HIV, tubercolosi, epatite, sifilide.

La positività per il test di epatite C è del 28% dei detenuti, per l’epatite B del 7%, e il 3,5% per l’Hiv. Nelle carceri italiane due persone su tre sono malate e una persona su tre non è consapevole del proprio stato di salute.

Parliamo di malattie infettive gravi: epatite, Hiv, tubercolosi, sifilide. Se ne è parlato in chiusura del quinto Congresso Nazionale Icar (Italian Conference on Aids and retrovirus) dedicato a Aids e Hiv, con 600 specialisti radunati al Centro Congressi del Lingotto a Torino.

“La positività per il test di epatite C è del 28% dei detenuti, per l’epatite B del 7%, e il 3,5% per l’Hiv. Inoltre il 20% ha una tubercolosi latente e il 4% ha presentato test positivi per la sifilide - ha spiegato Evangelista Sagnelli, professore di Malattie Infettive alla Seconda Università di Napoli.

Il dato più preoccupante è che una persona su tre non è a conoscenza del suo stato di salute in relazione a queste infezioni: occorre quindi essere molto cauti per evitarne un’ulteriore diffusione”. Lo studio sulle carceri italiane è stato fatto dalla Simit (Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali) e Nps (Network Persone Sieropositive) in venti istituti, su un campione pari al 60% dei detenuti, circa 2.700 persone.

Al Congresso è stato ricordato come si sia ridotta la percentuale di nuovi casi di infezione di Hiv legato alla tossicodipendenza in relazione agli altri fattori di rischio: i Sert, infatti, riescono a contenere la diffusione, grazie a un accurato controllo dei soggetti tossicodipendenti. Aumentano invece i casi per diffusione sessuale, ad oggi la causa principale dei nuovi contagi.

Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, dal 1985, escludendo le persone di età inferiore ai 15 anni diagnosticate con Hiv, si osserva un aumento costante dell’età media al momento della diagnosi di infezione, che è passata da 26 anni per i maschi e 24 anni per le femmine nel 1985 a, rispettivamente, 38 e 34 anni nel 2011. Nel 2010 la classe di età più rappresentata è quella 35-44 anni, nel 2011 quella 25-34 anni.

La proporzione di donne era aumentata all’inizio degli anni 2000 ma negli ultimi anni sta diminuendo di nuovo. L’età media alla diagnosi dei casi adulti di Aids mostra un aumento nel tempo, sia tra gli uomini che tra le donne. Infatti, se nel 1991 la mediana era di 31 anni per i maschi e di 29 per le femmine, nel 2011 le medie sono salite rispettivamente a 44 e 42 anni.

Nell’ultimo decennio, la proporzione di casi di Aids di sesso femminile tra i casi adulti è rimasta sostanzialmente stabile intorno al 23-25%. Le regioni con la maggiore incidenza sono, in ordine, Lazio (3,2%), Liguria (2,9%), Toscana (2,7%) e Piemonte (2,7%); quelle con il minor numero di casi Trentino Alto Adige (0,2%), Umbria (0,7%), Molise, Campania e Sardegna (0,9%).

Corriere della Sera

 

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