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Equitalia entra in carcere: pignorata la diaria di un detenuto che deve restituire 12mila euro

Polizia Penitenziaria - Equitalia entra in carcere: pignorata la diaria di un detenuto che deve restituire 12mila euro


Notizia del 15/04/2016 - ANCONA
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Equitalia non ti lascia mai solo. Le sue cartelle esattoriali, le sue notifiche di mancata riscossione, le sue ingiuzioni di pagamento ti perseguitano ovunque, perfino in prigione. E non ti molla neanche quando è risaputo che ormai non hai il becco di un quattrino.

Nella Casa Circondariale di Ancona, come denuncia l’avvocato napoletano Angelo Pisani, il detenuto partenopeo Salvatore è rimasto senza un centesimo «e non ha più neanche i soldi per comprare le sigarette». Equitalia ha intimato all’amministrazione penitenziaria di trattenergli la sua modesta diaria da detenuto (circa 20 euro al giorno di guadagno per il lavoro svolto in carcere) «per presunti debiti mai notificati ed estinti...» spiega l’avvocato.

Come si legge nell’atto di pignoramento Salvatore ha maturato «debiti tanti anni prima nei confronti di Equitalia, che ammontano alla bellezza di 12. 256,99 euro». Un debito che, quando era fuori, non si è mai sognato di onorare. E adesso che sta «dentro» meno che mai. Allora ci pensa Equitalia, l’ente creditore a farglielo pagare.

Per l’avvocato Pisani la decisione di Equitalia ha dell’incredibile e promette ferro e fuoco. «Siamo arrivati all'estremo, ma la battaglia anche per consentire a chi deve redimersi di non suicidarsi è appena cominciata e la vinceremo» dice il legale di Salvatore.

E aggiunge ironico: «Quando pensi che Equitalia ha già fatto di tutto ti sbagli, perché è capace di tanto, tanto altro. E così oggi per la prima volta nella mia attività professionale ho visto pignorare la diaria dovuta dalla casa circondariale a un detenuto lavoratore». Premessa d’obbligo: l’avvocato Angelo Pisani è l’antagonista storico di Equitalia. La vicenda di Salvatore viene da lui bollata «una situazione ai confini della realtà, che si fa fatica anche a descrivere».

«Equitalia Sud spa intende pignorare tutte le somme dovute e debende dal Terzo al debitore a titolo di stipendio/salario sino a concorrenza del credito di euro 12.256,99» racconta l’avvocato. Per cui la Casa circondariale di Ancona è stata intimata proprio a « pagare le somme direttamente all’agente di riscossione» e «non disporre delle predette somme per fini diversi fino a quando non saràestinto il debito del detenuto». In pratica se Salvatore chiede di poter entrare in possesso almeno di una piccola quota della diaria da detenuto, giusto il necessario per comprarsi le sigarette o un dentifricio, il Carcere di Ancona non può accontentarlo. Almeno finche tutti i dodici mila euro e passa di debito non sono rientrati nelle casse di Equitalia.

Praticamente mai perché stiamo sempre parlando di venti euro al giorno. Alla somma, poi, vanno aggiunti anche gli interessi di mora e i compensi di riscossione maturandi sino al giorno del pagamento. Anche questo c’è scritto nero su bianco sull’atto di pignoramento. Nell’atto infine, come se non bastasse, si sottolinea anche che Salvatore deve astenersi da qualunque atto diretto «a sottrarre alla garanzia del credito le somme assoggettate al pignoramento ed i relativi frutti» per evitare di incorrere nelle sanzioni previste dalla legge.

«Al di là di una situazione di per sé paradossale e contraria ai principi fondanti della nostra democrazia, in primis quello sulla funzione rieducativa della pena – ha ribadito l’avvocato Pisani – già ad una prima valutazione dei documenti balza agli occhi che quelle presunte cartelle non possono certo esser pagate dal detenuto in tali condizioni e che tanti debiti esattoriali non sono mai stati notificati, risultando ormai prescritti ed estinti». «Gli esattori del fisco, anche in un caso al limite dell’assurdo come questo - ha attacca to ancora il legale, fondatore del Movimento Anti-Equitalia – continuano a non valutare alcune condizioni umane ed a non controllare la validità dei loro atti prima di richiedere pagamenti anche alla Casa circondariale di Ancora ai danni di un detenuto, così mostrando al suo culmine la ferocia di uno Stato ottuso, capace solo di pretendere, perfino da chi ha già perso tutto, anche la libertà, come Salvatore».

«Sottoporremo questo caso – ha infine annunciato drastico Pisani – al premier Renzi e Guardasigilli Orlando, che certamente non ne sono informati, perché sia di esempio e possa diventare la leva del cambiamento in direzione di quel “fisco dal volto umano” di cui tanto parla il Governo».

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