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Evasione Cutrì: le confessioni dei primi arrestati, traditi da una valigia persa per strada

Polizia Penitenziaria - Evasione Cutrì: le confessioni dei primi arrestati, traditi da una valigia persa per strada


Notizia del 07/02/2014 - VARESE
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Aristotele Buhne, 31 anni, è l’imprenditore inseguito dai debiti che ha partecipato all’assalto in Tribunale. Un’ex ditta di pelle, Buhne è stato fermato a Napoli, in un cimitero. Da sempre residente nel Milanese, ha raccontato d’essere sceso per portare fiori sulla tomba del nonno. Più probabile stesse scappando oppure, disperatamente e senza piani precisi, fosse alla ricerca di nuovi nascondigli nel Sud Italia. Finora, è una delle ipotesi investigative, Mimmo Cutrì ha avuto la sua tana in Piemonte. Quel Piemonte punto di svolta delle indagini.

L’imprenditore è pieno di debiti, la ragazza ha un figlioletto, due altri della banda se la sono già cantata e fra i quattro ancora latitanti ci sarebbe un ferito. L’ergastolano Domenico Cutrì, fuggito lunedì dal Tribunale di Gallarate, era e a maggior ragione è «pericolosissimo». Cutrì è armato, rabbioso e disperato. Suo fratello Nino, ideatore del piano di liberazione, è stato ucciso da una guardia penitenziaria. La madre Antonella gliel’ha ricordato: «Mimmo non ti devi consegnare. Lui è morto per te, rispetta il suo sacrificio». Eppure, dopo i quattro complici, pregiudicati fermati tra mercoledì e ieri in Piemonte e a Napoli, a Cutrì restano poche risorse. Una è un altro fratello, Daniele; poi c’è la fidanzata di Nino, Carlotta Di Lauro. Ha con sé il bimbo di cinque anni.

C’è un paese di nemmeno mille abitanti in provincia di Vercelli. Si chiama Cellio. E c’è un testimone casuale che mercoledì, come è scritto sul verbale di fermo dei quattro, «denunciava l’abbandono di una valigia da parte di un gruppo di persone nella campagna del Comune. Tali persone si erano allontanate successivamente a piedi ma il teste le aveva individuate poco dopo nel centro di Cellio allertando i carabinieri». La valigia apparteneva a Cristian Lianza (25 anni), Danilo Grasso (27) e Davide Cortesi (48 anni): sono stati sorpresi che camminavano per il paese. Cortesi e Lianza (ha parentele con un pregiudicato di Magenta già in soggiorno obbligato) sono rei confessi. Nella valigia c’erano «abiti maschili, generi alimentari, medicinali e uno scontrino emesso in data 3 febbraio da un negozio di Parabiago», poche ore prima del blitz. I farmaci potrebbero confermare la presenza d’un ferito nel commando: uno dei Poliziotti Penitenziari coinvolto nella sparatoria ha raccontato d’aver colpito un bandito alla gamba. Chi è il ferito? Lo stesso Cutrì? Oppure un non meglio precisato Franco, uno dei quattro che mancano all’appello? O ancora il fratello Daniele che ieri i genitori, a precisa domanda su dove fosse, hanno risposto: «È qui con noi, in casa». Lì non è.

E allora assume il significato di linguaggio in codice una frase di mamma e papà: «Daniele ha parlato con l’avvocato. L’avvocato lo ha rassicurato. Non rischia nulla, non deve temere in quanto non è stato coinvolto nella vicenda». Scomparso il 23enne Daniele. E scomparsa Carlotta Di Lauro, 26 anni, la fidanzata di Nino. S’era preparata per tempo. Tra il 28 e il 29 gennaio aveva affittato un furgone dall’autonoleggio Maggiore di Legnano a bordo del quale, in pochi giorni, aveva percorso quattrocento chilometri. Domenica era andata dalla nonna, dove a volte dorme, per riempire borsoni di abiti e annunciare una vacanza in montagna; lunedì aveva fatto abbondante spesa in un supermercato. Carlotta si era servita della macchina della madre, che aveva poi consegnato a Laura Cutrì, sorella dell’evaso, prima di spegnere il telefonino e sparire.

In questi giorni, i coniugi Cutrì insistono: «Non ne sapevamo nulla. Ha organizzato tutto Nino, che stravedeva per Mimmo e non poteva vederlo all’ergastolo». Nessun altro della famiglia c’entrerebbe, a dire dei genitori Antonella e Mario: solo e soltanto Nino. Che non c’è più e che tutti, adesso, danno per unico vero responsabile. Nino Cutrì ha procurato le armi (tre fucili a pompa, un fucile automatico, un’infinità di proiettili) e il rifugio. Probabilmente un’abitazione proprio a Cellio. Ma è andata bruciata. Bisogna vedere se aveva previsto altri nascondigli per prolungare la fuga ed evitare la resa. Come finirà? Papà Mario dice: «Mimmo agisca secondo coscienza».

milano.corriere.it

 Evasione Cutrì: ecco chi sono i componenti della banda che ha sparato conto la Penitenziaria

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