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Ex detenuto molesta assistente sociale del carcere e aggredisce Poliziotto che la stava accompagnando

Polizia Penitenziaria - Ex detenuto molesta assistente sociale del carcere e aggredisce Poliziotto che la stava accompagnando


Notizia del 15/02/2013 - MILANO
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Ha conosciuto un'assistente sociale in carcere e una volta uscito ha iniziato a seguirla e a importunarla. Si tratta di un tunisino irregolare sul territorio con numerosi precedenti. Nei confronti dell'uomo e' stata eseguita una custodia cautelare in carcere. Il tunisino e' arrivato a colpire con un pugno un agente della Polizia Penitenziaria mentre la stava accompagnando alla fermata della metropolitana.

 

SAPPE

"Il grave episodio avvenuto a Milano, dove un tunisino ex detenuto ha molestato una assistente sociale conosciuta in carcere e picchiato un agente di Polizia Penitenziaria, ci inducono una volta di più a sollecitare Governo e Parlamento a riflettere sulla sostanziale inefficacia dei trattati bilaterali in materia di trasferimento dei detenuti stranieri nelle carceri dei Paesi di provenienza. Ad avviso del primo e più rappresentativo Sindacato della Polizia Penitenziaria – il SAPPE – si dovrebbero rivedere certe norme oggi in vigore eccessivamente garantiste, che alla fine non consentono di risolvere criticità e problematiche importanti, come quella legata appunto alla eccessiva presenza di stranieri nelle carceri italiane.”

Così Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, il primo e più rappresentativo della Categoria, commenta quanto avvenuto a Milano.

“Non è possibile, ad avviso del SAPPE, che chi si è reso responsabile di reati in Italia, più o meno gravi, abbia la facoltà di decidere come e dove scontare la propria pena. Oggi abbiamo in Italia 66.000 detenuti: ben 23.797 (il 34,5% del totale) sono stranieri. Questa tipologia di detenuti determina una palese accentuazione delle criticità con cui quotidianamente devono confrontarsi le donne e gli uomini della Polizia penitenziaria.

Si pensi, ad esempio, agli atti di autolesionismo in carcere, che hanno spesso la forma di gesti plateali, distinguibili dai tentativi di suicidio in quanto le modalità di esecuzione permettono ragionevolmente di escludere la reale determinazione di porre fine alla propria vita. Le motivazioni messe in evidenza sono varie: esasperazione, disagio (che si acuisce in condizioni di sovraffollamento), impatto con la natura dura e spesso violenta del carcere, insofferenza per le lentezze burocratiche, convinzione che i propri diritti non siano rispettati, voglia di uscire anche per pochi giorni, anche solo per ricevere delle cure mediche. Ecco queste situazioni di disagio si accentuano per gli immigrati, che per diversi problemi legati alla lingua e all'adattamento pongono in essere gesti dimostrativi.”
Il SAPPE sottolinea che tra i detenuti stranieri in Italia i più numerosi sono i marocchini (4.515), seguiti da rumeni (3.559), tunisini (2.970) e albanesi (2.918).

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