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Garante dei detenuti in Sicilia: 500mila euro l'anno per non fare niente

Polizia Penitenziaria - Garante dei detenuti in Sicilia: 500mila euro l'anno per non fare niente


Notizia del 02/10/2014 - PALERMO
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Da un anno il presidente non nomina il garante dei detenuti ma continua a distaccare per questo servizio nove dipendenti. Vuole sapere cosa facciamo durante il nostro turno di lavoro? Ci giriamo i pollici, tre ore in senso orario e tre in senso antiorario...".

La sintesi, fulminante, appartiene a Gloria Cammarata, funzionario direttivo dell'ufficio che non c'è. Uno dei nove collaboratori del garante dei diritti dei detenuti, struttura che da un anno vive, anzi sopravvive, in assenza del suo vertice e, dunque, di alcuna competenza.

Esiste, l'ufficio, solo sulla carta, che in questo caso è l'aggiornatissimo sito web della Regione, che riporta nomi e cognomi dei dipendenti, ma non dice la cosa fondamentale. Che dal settembre del 2013 quel personale, diviso in due sedi (Palermo e Catania) e in quattro categorie (un dirigente, quattro funzionari, tre istruttori e un assistente) è semplicemente pagato per non lavorare. Storia paradossale di un presunto spreco tramutato in uno spreco vero.

Il Garante dei detenuti nasce nel 2005, in seguito a una legge regionale, e la sua storia è sempre stata legata a doppio filo a quella dell'ex senatore di Forza Italia Salvo Fleres. Il quale ha ricoperto la carica sin dall'inizio. Con generosità verso i detenuti (decine le visite nelle carceri), ma anche verso di sé e i dipendenti dell'ufficio. Fleres, per anni, ha percepito un compenso da 100 mila euro annui, che si sommava a quello di parlamentare, e ha sdoppiato l'ufficio. Benedicendo la nascita della "succursale" di Catania, dove l'ex senatore ha sempre avuto la residenza.

Quell'esperienza, oltre a un'attività testimoniata da ponderose relazioni annuali, ha prodotto polemiche e inchieste giudiziarie. Fleres, nel 2011, ha rinunciato al compenso (poi diventato gratuito) mentre i dipendenti sono stati coinvolti in un blitz antiassenteismo nato - pare - da un esposto dello stesso garante. Fleres è rimasto in carica sino al 16 settembre del 2013. Da quel giorno il governatore Rosario Crocetta non ha più provveduto a nominare un successore ma l'ufficio è rimasto al suo posto.

A svolgere attività ridottissima se non nulla: il ruolo del garante (figura prevista in altre 11 regioni d'Italia) non è quello di un semplice capo ufficio ma di una authority che assorbe la gran parte delle funzioni. Senza di lui, nessuna delega è possibile. Per ragioni di privacy, i dipendenti dell'ufficio non possono neppure aprire la corrispondenza.

Né, tantomeno, rispondere ai detenuti o ai loro parenti. E neppure, ovviamente, andare in visita nei 31 penitenziari siciliani. Tutto fermo, o quasi, da un anno. La situazione peggiore si registra nell'ufficio di Palermo, dove da aprile manca pure un dirigente: non c'è neppure, in pratica, una figura deputata alla preparazione dei fogli presenze.

Una scena kafkiana quella che ogni giorno si registra negli uffici (nove stanze) di via Regione siciliana. Per dirla ancora con le parole di Gloria Cammarata: "Ogni mattina arriviamo alle sette e mezza, timbriamo il cartellino e poi fino alle 14 cerchiamo di occupare il tempo. Io leggo, leggo tanto: ho imparato l'ordinamento penitenziario a memoria. E se c'è da rispondere ai detenuti, alle mogli o alle mamme, non potendolo fare per le vie istituzionali, lo faccio sul mio profilo Facebook. Ma è diventata una situazione insopportabile: si decida cosa fare di quest'ufficio.

Perché, malgrado certe facili dicerie, è deprimente essere pagati per non lavorare". Il dirigente della sede di Catania, Salvatore Sciacca, ha una visione appena meno pessimistica: "Il problema esiste, è sotto gli occhi di tutti. La maggior parte delle funzioni del garante non può essere svolta dal suo ufficio, in autonomia. Quindi noi ci limitiamo ad attività ordinaria: non possiamo certo andare nei penitenziari o rispondere alle lettere dei detenuti.

Proviamo ad attivarci solo quando apprendiamo dalla stampa di gravi episodi accaduti nelle carceri, come i purtroppo non infrequenti suicidi. Cosa fare? - conclude Sciacca. È tutto nelle mani di Crocetta. Il garante è previsto da una legge, ricordiamo, per abolirlo ne servirebbe un'altra ". Fleres rilancia al governatore proprio una questione di legalità: "I carcerati che non possono affidarsi a una figura come il garante, emanazione dello Stato, si rivolgono alla mafia".

Una decisione, in ogni caso, spetta a Palazzo d'Orleans. La situazione attuale costa alla Regione 500mila euro annui fra stipendi dei dipendenti, quota di affitto della sede di Palermo e costi di gestione. Forse un po' troppo, per l'ufficio che non c'è.

La Repubblica

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