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Gigi Riva entra in carcere per visitare il presidente del Cagliari Cellino, aperta inchiesta per falso

Polizia Penitenziaria - Gigi Riva entra in carcere per visitare il presidente del Cagliari Cellino, aperta inchiesta per falso


Notizia del 22/02/2013 - CAGLIARI
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Gigi Riva accompagna il parlamentare Mauro Pili in carcere in visita al presidente del Cagliari calcio Cellino, anche i poliziotti penitenziari potrebbero passare dei giuai per non aver fatto le verifiche del caso.

L’abbraccio con Massimo Cellino nel carcere di Buoncammino potrebbe costare un’accusa di false dichiarazioni a Gigi Riva e al parlamentare Mauro Pili, che ha condotto il grande cannoniere del Cagliari all’interno del penitenziario il 19 febbraio scorso facendolo passare per il proprio assistente. Appreso dai giornali della visita clandestina, il procuratore della Repubblica Mauro Mura ha disposto l’apertura di un’inchiesta che riguarda anche l’editore dell’Unione Sarda Sergio Zuncheddu, entrato nel carcere il giorno prima con lo stesso stratagemma. L’avvio del procedimento, per adesso contro ignoti, è stato confermato da fonti della Procura. Potrebbe coinvolgere anche il personale di Buoncammino, che ha certamente riconosciuto almeno Riva ma ha preso per buona l’indicazione di Pili («fa parte del mio staff») senza compiere alcuna verifica.

Tutto è accaduto nell’arco di quarantott’ore: impegnato in una campagna elettorale molto aggressiva, il deputato del Pdl si è offerto di firmare come assessore pro-tempore di Quartu l’autorizzazione per aprire lo stadio di Is Arenas. Lunedì scorso Pili ha accompagnato al carcere l’editore Zuncheddu spacciandolo per un collaboratore. Stessa scena nella tarda sera di martedì, quando Pili si è presentato al cancello dell’austero penitenziario cagliaritano al fianco del grande Rombo di tuono. L’agente di guardia l’ha salutato con simpatia, Riva è certamente uno dei personaggi più popolari e più amati della Sardegna. Poi, seguendo il protocollo, ha chiamato l’ufficiale più alto in grado, l’ispettore Francesco Arba.

Sia Zuncheddu che l’ex calciatore hanno firmato il registro di entrata nella portineria, per entrambi ha garantito Pili firmando a sua volta un’autocertificazione in cui ha garantito - lo prevedono le norme - che il suo collaboratore non avrebbe svolto attività giornalistica. Subito dopo, l’incontro con Cellino. Ed è lo stesso Riva a raccontare in un’intervista del suo abbraccio commosso con il presidente del Cagliari, in custodia cautelare per decisione del gip Giampaolo Casula con le accuse di tentato peculato e falso in atti pubblici. Un gesto ricco di umanità, gesto credibile considerate le caratteristiche di Gigi Riva, da sempre sensibile alle situazioni di sofferenza. Ma sia lui che Zuncheddu, questo il punto critico della vicenda, hanno certamente assecondato la bugia palese che l’ex sindaco di Iglesias ha rifilato all’ufficiale di Polizia Penitenziaria. Il direttore del carcere Gianfranco Pala era assente per ferie, a sostituirlo era Luigi Farci. Ma ha ricostruito i due episodi: «Quando ho visto il giornale sono rimasto perplesso - spiega Pala - di certo è stata commessa una leggerezza. Impossibile che Riva non sia stato riconosciuto, anche se autocertificando che si trattava di un collaboratore l’onorevole Pili si è assunto tutta la responsabilità del suo ingresso in carcere, così come per Zuncheddu». Un’autocertificazione basata su un presupposto difficile da credere: «Lui ha scritto che Riva e Zuncheddu sono suoi collaboratori, fino a prova di falso è così. Comunque non spettava all’ispettore Arba verificare».

Le norme dell’ordinamento penitenziario consentono a diverse categorie di pubblici ufficiali di entrare nelle carceri senza l’autorizzazione, semplicemente presentando all’ingresso le proprie credenziali. I parlamentari sono fra questi perché hanno il diritto-dovere di esercitare una funzione ispettiva che riguarda le condizioni degli istituti di pena e quelle dei detenuti. L’articolo 67 consente l’accesso anche a persone che li accompagnano, ma solo «per ragioni del loro ufficio». Se, come Riva ha spiegato nell’intervista, si è trattato soltanto di un incontro di solidarietà non c’era alcuna ragione d’ufficio. Così come non è facile comprendere quale ragione legata all’ufficio di Pili abbia condotto Zuncheddu all’interno di Buoncammino. Peraltro il testo unico delle disposizioni dipartimentali in materia di visite agli istituti penitenziari prescrive che «con particolare riferimento ai parlamentari ed ai consiglieri regionali le ragioni di ufficio devono ritenersi integrate non in presenza di qualunque tipo di collaborazione del tutto episodica, ma solo allorché si adduce l'esistenza di un rapporto di collaborazione professionale stabile e continuativo, ancorché non avente fonte in veri e propri provvedimenti formali di nomina producibili dall'interessato».

C’è poi un altro aspetto che sembra destinato a pesare sull’inchiesta della Procura: in questa fase del procedimento per le vicende di Is Arenas la posizione di Cellino è nelle mani del giudice dell’indagine preliminare. È lui che decide sulle misure di custodia da adottare per l’indagato, il cui stato di detenzione - è scritto nell’ordinanza - è legato al pericolo di inquinamento delle prove. Pili infatti - lo prevede la circolare Tamburino sui colloqui tra parlamentari e detenuti - può parlare con Cellino solo delle sue condizioni di detenzione, Riva e Zuncheddu neppure di quelle. Ma allora perché il deputato del Pdl ha compiuto quattro visite al carcere in meno di una settimana, due da solo e due insieme a collaboratori estemporanei? Intanto ieri il gip Giampaolo Casula ha respinto l’istanza di libertà per l’assessore quartese Stefano Lilliu, oggi la decisione per Cellino e Mauro Contini, il 28 l’udienza del riesame per Contini.

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