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Gravi rischi per il personale di Polizia Penitenziaria addetto alla scorta: così venne fermato il permesso a Strisciuglio

Polizia Penitenziaria - Gravi rischi per il personale di Polizia Penitenziaria addetto alla scorta: così venne fermato il permesso a Strisciuglio


Notizia del 01/12/2014 - PADOVA
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L'ex capo è indagato. Strisciuglio godeva di numerose agevolazioni grazie alle mazzette pagate. Una pennetta usb da usare nei computer del carcere. Un telefono, con sim card sempre nuove. Sigismondo Strisciuglio, il fratello di Mimmo La Luna, ha vissuto gli ultimi anni nel carcere di Padova come fosse una delle sue case di Carbonara, il quartier generale dove ha vissuto da re indiscusso prima di essere arrestato.

La vita di Strisciuglio e quella di altri carcerati del Due Palazzi, il carcere di massima sicurezza di Padova, è ora al centro di una delicatissima inchiesta della procura di Padova che vede Strisciuglio come indagato ma che ha al centro l'ex capo delle guardie penitenziaria di Padova, Pietro Rega, che consentiva al boss barese e a un altro paio di detenuti "di primo livello" - camorristi e 'ndranghetisti - di essere in carcere ma nonostante questo di riuscire ad avere costanti rapporti con l'esterno.

Non solo: nel fascicolo d'inchiesta sono finite anche una serie di richieste di permessi premio a Strisciuglio, accordati in un primo momento dal Tribunale delle Libertà ma poi ritirati dopo la forte contrarietà della procura di Padova, di Bari e poi direttamente del Dipartimento di amministrazione penitenziaria (il Dap) che riescono a bloccare l'operazione. Strisciuglio è infatti considerato un detenuto ad altissimo rischio, per il suo carisma criminale e per la capacità di gestire i traffici anche lontano da Bari. Sigismondo Strisciuglio, 40anni, ha una pena che dovrebbe concludersi il 30 marzo del 2018 per associazione mafiosa.

Dopo l'arresto del fratello è stato considerato dagli investigatori il leader indiscusso del clan, in particolare a Carbonara. Prima dell'arresto del 2008 nell'ambito dell'inchiesta Eclissi. Portato a Padova in carcere, doveva essere sottoposto al 41 bis ma grazie a Rega non è "duro" l'aggettivo giusto per definire la sua vita carceraria.

"È vero - ha raccontato ai magistrati Rega in un interrogatorio del sei novembre scorso - ho portato in carcere pacchi con telefonini, dischetti, schede telefoniche, chiavette Usb, eroina, fumo...". In questa maniera i boss riuscivano ad avere un filo diretto con l'esterno. E Rega intascava. "Mi pagavano con vaglia postali o attraverso Western Union o in contanti, delle volte 200 euro, altre 300, 500, non erano delle somme fisse. Oppure i familiari venivano in ufficio da me, dove non c'erano telecamere".

Il sistema era collaudato, tanto che Rega si preoccupava quando non riusciva a fare una consegna. Un telefonino non arrivò a un camorrista e si preoccupò molto: "Chiesi a un detenuto: e adesso come fa quello senza telefono? Mi rispose che gli aveva dato il suo: ne aveva uno che aveva nascosto e l'ha venduto al camorrista". Strisciuglio insieme con Gaetano Bocchetti, camorrista di Secondigliano, era considerato il punto di riferimento del commercio carcerario. I due avevano preso in mano la situazione svolgendo attività di intermediazione tra i detenuti e gli agenti di Polizia Penitenziaria.

Il carcere dunque come un suk. Una circostanza che Strisciuglio doveva aver capito bene sin dal principio. Per due volte, il 29 settembre e il 2 novembre del 2011, fu scoperto con la droga in tasca durante un colloquio con i familiari. Tanto dovrebbe bastare per costringerlo a rinunciare a tutti i benefici della vita carceraria. E invece, no. Da Padova gli aprono diversi crediti. Il 24 ottobre del 2011, per dire, Strisciuglio presenta l'istanza per ottenere un permesso premio.

La richiesta ha una motivazione precisa: è morta la suocera e il malavitoso barese vuole presenziare al funerale. Non ce la fa. Ma comunque qualche giorno dopo arriva il via libera del tribunale: "Non avendo l'interessato potuto presenziare alle esequie della suocera - si legge nel provvedimento - visto il lontano fine pena e osservato che l'interessato non ha mai fruito di un permesso premio". Per questo "il permesso di recarsi a Ceglie del Campo presso il locale cimitero allo scopo di raccogliersi in preghiera sulla tomba della suocera Annoscia Vincenza ed eventualmente incontrare moglie e figli. Il permesso avrà durata di tre ore".

Una decisione che però non va assolutamente alla procura di Padova che appella il provvedimento "rilevata l'assoluta gravità dei reati commessi (associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata alla detenzione e allo spaccio di ingenti quantitativi di stupefacente, omicidio volontario premeditato)".

Ma c'è dell'altro: che bisogno c'è di fare il padre di famiglia, come sostiene il difensore nella richiesta di permesso, "se il detenuto è stato condannato alla decadenza della potestà di genitore con sentenza irrevocabile del 16 ottobre 2007"?. E poi, osserva la procura, "il permesso può essere concesso eccezionalmente per eventi familiari di particolare gravità... Il decesso della suocera è del 23 ottobre 2011 e le esequie sono già state celebrate... Il fatto di eccezionale gravità si esaurirebbe nel raccogliersi in preghiera nel cimitero di Ceglie del Campo davanti alla tomba dell'anziana".

Nonostante questo però il tribunale di Sorveglianza insiste seppur riducendo l'ora della visita (da sei a tre) e impedendo i contatti con i familiari. Nel frattempo da Bari arriva un'informativa per segnalare il pericolo e lo stesso fa il Dap che impugna il permesso ricordando il precedente con gli stupefacenti ma soprattutto segnala i "gravi rischi per il personale di Polizia Penitenziaria addetto alla scorta", con pericoli per l'incolumità pubblica "in relazione a un'eventuale evasione". Alla fine il tribunale di Sorveglianza si arrende e revoca il permesso. Arriverà poi Rega ad assicurare a Strisciuglio il carcere a cinque stelle.

La Repubblica

Prime confessioni del Poliziotto penitenziario, principale accusato nella corruzione del carcere di Padova

 

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