Aprile 2017
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I Radicali chiedono di spostare 40 ergastolani a Rebibbia per il loro Congresso, il DAP: ci stiamo ragionando

Polizia Penitenziaria - I Radicali chiedono di spostare 40 ergastolani a Rebibbia per il loro Congresso, il DAP: ci stiamo ragionando


Notizia del 16/08/2016 - ROMA
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C’è Gioacchino Calabrò, il boss di Cosa nostra condannato per le stragi del 1993 a Firenze, Roma e Milano, e c’è Giuseppe Lucchese, alias “occhi di ghiaccio”, uno dei più spietati killer agli ordini dei corleonesi di Totò Riina. E poi c’è Giovanni Alfano, ritenuto colpevole dell’omicidio di Silvia Ruotolo, uccisa per sbaglio in una sparatoria in strada a Napoli nel 1997, ma anche Nicola Mocerino, condannato per l’assassinio del contrabbandiere Giuseppe Averaimo, ammazzato per strada insieme al nipote, il piccolo Gioacchino Costanzo di due anni. Ma ci sono anche Salvatore Calafato, Giovanni Avarello eGaetano Puzzangaro, i mafiosi della Stidda che nel 1990 ordinarono ed eseguirono la condanna a morte per Rosario Livatino, il “giudice ragazzino”. Sono solo alcuni dei possibili partecipanti al quarantesimo congresso del partito Radicale, che si terrà dall’1 al 3 settembre prossimo nel carcere romano di Rebibbia. La questione è al momento sul tavolo del Dipartimento amministrazione penitenziaria che la sta valutando attentamente.  “Non abbiamo ancora confermato nulla, stiamo ancora studiando la vicenda che non è così immediata da mettere in pratica: i detenuti andranno comunque in un carcere e non certo da uomini liberi”, dice al fattoquotidiano.it  Santi Consolo, massimo dirigente del Dipartimento amministrazione penitenziaria.

La platea di ergastolani per il congresso dei Radicali – La vicenda però è delicata. Perché l’istanza arrivata sul tavolo del Dap riguarda una pletora di ergastolani: boss affiliati a Cosa nostra, alla camorra e alla Sacra corona unita, riconosciuti colpevoli della morte di servitori dello Stato, di civili, persino di bambini. Sono tutti iscritti al partito Radicale e hanno tutti dato la propria disponibilità a partecipare al primo congresso convocato dopo la morte di Marco Pannella. Problema: nessuno di loro si trova nel carcere di Rebibbia, anzi – essendo tutti o quasi ex detenuti in regime di 41 bis - sono reclusi in penitenziari del Nord, attrezzati con i reparti di massima sicurezza, ma lontani da Roma. Occorre dunque trasferirli nel penitenziario capitolino per la durata del congresso. Ed è questo l’oggetto della lettera inviata dall’associazione Nessuno Tocchi Caino allo stesso Consolo, a Massimo De Pascalis e a Roberto Piscitello, rispettivamente capo, vice capo e direttore generale del Dap.

La richiesta dei Radicali: trasferite i boss a Roma – “Negli incontri tenuti tra il 4 e il 5 agosto scorsi nelle Case di Reclusione diOpera, Voghera e Parma, i sottoelencati detenuti hanno manifestato la loro disponibilità a essere trasferiti temporaneamente per partecipare, in quanto iscritti, al Congresso del partito Radicale. Nel formalizzare con questa lettera il nostro invito ai detenuti a partecipare e la richiesta di autorizzare iltrasferimento temporaneo nel suddetto Istituto, teniamo a evidenziare l’importanza del congresso, il primo che si svolgerà in assenza di Marco Pannella e durante il quale i detenuti che lo hanno conosciuto potranno portare la loro testimonianza di ricordo nei suoi confronti e di condivisione delle sue battaglie storiche, a partire da quelle per la giustizia e il carcere, che saranno al centro del dibattito congressuale. I detenuti invitati sono anche tra coloro che, condannati per reati ostativi, o insieme a noi, stanno animando il progetto Spes contra Spem volto anche al duplice e concreto obiettivo di una rottura esplicita con logiche e comportamenti del passato e, quindi, di una maggiore fiducia nelle istituzioni”, scrivono il 6 agosto scorso Sergio D’Elia, segretario di Nessuno Tocchi Caino, in una lettera (firmata anche dalla presidente Rita Bernardini) inviata ai vertici del Dap e per conoscenza ai direttori dei penitenziari di Parma, Voghera e di Milano Opera.

Gli spettatori: stragisti, boss mafiosi e killer - In allegato c’è la lista dei detenuti da trasferire per quattro giorni nella capitale. In totale sono 44, e quasi tutti sono stati detenuti al 41 bis: di questi 42 sono oggi reclusi in sezioni Alta Sicurezza, cioè i circuiti penitenziari dedicati agli appartenenti alla criminalità organizzata ai quali non è stato rinnovato il regime di carcere duro, mentre solo due sono tra i carcerati comuni. Nella lista c’è un po’ di tutto: dagli stragisti come Calabrò, ai leggendari killer dei corleonesi comeLucchese, condannato – tra le altre cose – per l’omicidio del commissario Ninni Cassarà, del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e del brigadiere Antonino Burrafato, dai camorristi Pacifico Esposito, Felice Falanga e Alfonso Agnello, fino ad esponenti della Sacra Corona Unita comeFrancesco Campana e Giovanni Donadiello, passando perDragomir Petrovic, il capo della banda degli slavi, nemico storico di Renato Vallanzasca. Nessuno ha deciso di pentirsi, collaborando con i magistrati (a parte Gaetano Puzzangaro, tra i killer del magistrato Livatino, che ha “saltato il fosso” nel giugno scorso), anzi c’è chi continua a mantenere strettissimi legami con l’associazione mafiosa d’appartenenza nonostante la condanna al fine pena mai: è il caso di Santo Battaglia, boss di primo piano del clan dei Santapaola a Catania, che – secondo i collaboratori di giustizia – ha continuato a ricevere dalla sua cosca uno stipendio mensile di mille e cinquecento euro. Poi ci sono i “redenti”: comeClaudio Conte, killer della Sacra Corona Unita che in carcere si è laureato in giurisprudenza, o Giuseppe Grassonelli, affiliato alla Stidda mafiosa di Agrigento, arrestato e condannato per una serie di omicidi nei primi anni ’90, oggi  laureato in lettere moderne con 110 e lode e autore di un libro che vinto il premio Leonardo Sciascia.

IL KILLER DI LUIGI BODENZA IN ALBERGO?

E poi c’è anche una questione economica. Tra i suddetti detenuti vi siano persone che chiedano di partecipare al Congresso grazie a un permesso premio – come Cannavò Roberto e Ferlito Giuseppe che si sono espressi in tal senso -, questa lettera valga anche da invito da inoltrare al Magistrato di Sorveglianza. A tal fine, manifestiamo sin da subito la nostra disponibilità a individuare accompagnatori di nostra fiducia e a indicare anche l‘albergo per il loro pernottamento“, scrive sempre l’associazione Nessuno Tocchi Caino in calce alla lista dei possibili spettatori del congresso. Cannavò è un un killer del clan dei Cursoti, catanese come Ferlito, condannato per l’omicidio dell’agente di Polizia Penitenziaria Luigi Bodenza. Era il marzo del 1994, Bodenza stava rientrando a casa alla fine di un lungo turno di lavoro nel carcere di Catania, quando venne affiancato da un’auto e massacrato a colpi di fucile: l’omicidio era stato ordinato per dare un segnale alle guardie carcerarie affinchétrattassero bene i detenuti al 41 bis. Se il magistrato di sorveglianza dovesse dare il suo via libera e anche dal Dap dovesse arrivare il nulla osta, dunque, il killer di Bodenza potrebbe raggiungere la Capitale senza scorta armata, pernottando in un albergo della Capitale, per partecipare al congresso dei Radicali. A fargli compagnia quattro decine di ex sicari, boss mafiosi e mandanti di stragi. Nessuno tocchi Caino, per carità. Ma ogni tanto un pensiero ad Abele bisognerebbe pur farlo.

ilfattoquotidiano.it

 

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