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Il DAP decide di risarcire boss della scu al 41-bis: gli avrebbe reso difficile lo studio e gli incontri con la famiglia

Polizia Penitenziaria - Il DAP decide di risarcire boss della scu al 41-bis: gli avrebbe reso difficile lo studio e gli incontri con la famiglia


Notizia del 27/04/2016 - NUORO
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Per diverse volte non gli è stata concessa la possibilità di avvicinarsi alla famiglia, inoltre è stato trasferito in Sardegna facendogli correre il rischio di interrompere gli studi. E così lui, Marcello Dell’Anna, ex boss della Sacra corona unita, ha presentato ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha giudicato l’istanza «ricevibile». Risultato: lo Stato italiano ha deciso di proporre una transazione e adesso dovrà risarcire il detenuto, condannato all’ergastolo per tre omicidi.

La laurea

Lui, l’ex boss della Scu radicata nel territorio di Nardò, in provincia di Lecce, è in carcere da oltre vent’anni ma dietro le sbarre ha cominciato il suo percorso di studi. Che non solo lo ha portato a laurearsi in Giurisprudenza con 110 e lode all’Università di Pisa (tesi sui diritti dei detenuti e il regime del 41 bis) , ma lo ha anche traghettato dall’altra parte della cattedra: Dell’Anna ha infatti insegnato Diritto penitenziario applicato agli avvocati nell’ambito del programma della Scuola forense di Nuoro, dove è tuttora detenuto nel carcere di Badu ‘e Carros.

Il ricorso

Il caso Dell’Anna è approdato all’esame della Corte europea dei diritti dell’uomo nel 2013, quando il suo avvocato, Ladislao Massari, ha presentato ricorso per violazione del diritto allo studio e agli affetti familiari. «Più volte - spiega il legale - avevamo chiesto l’avvicinamento in Puglia, dove viveva la famiglia, ma le richieste non sono state prese in considerazione dall’amministrazione penitenziaria». Al contrario, è stato disposto il trasferimento in Sardegna. «Proprio questa decisione - sottolinea l’avvocato Massari - ha rischiato di pregiudicare gli studi di Dell’Anna che, dopo la laurea, si era iscritto a un corso di specializzazione».

L’accordo

Fatto sta che nel 2014 Strasburgo dichiara il ricorso «ricevibile». A questo punto lo Stato italiano sceglie la via della transazione proponendo un risarcimento in denaro. «Ormai dopo tanto tempo - precisa il difensore - Dell’Anna non aveva più interesse ad avvicinarsi nel Salento, anche perché nel frattempo la famiglia si è trasferita in Sardegna». Dove adesso l’ex boss, dietro le sbarre, continua a studiare.

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