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Il Generale Dalla Chiesa mi diede dei documenti su Andreotti da nascondere in carcere: parla ex Maresciallo degli Agenti di Custodia sul caso Moro

Polizia Penitenziaria - Il Generale Dalla Chiesa mi diede dei documenti su Andreotti da nascondere in carcere: parla ex Maresciallo degli Agenti di Custodia sul caso Moro


Notizia del 17/03/2016 - CUNEO
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Gli incontri segreti con il giornalista Mino Pecorelli, le registrazioni dei colloqui privati tra i detenuti speciali nel carcere di Cuneo e i loro familiari, le carte su Aldo Moro e il rapporto con il generale Dalla Chiesa. Dopo anni Angelo Incandela, l'ex maresciallo della penitenziaria nel carcere di Cuneo, che ha lavorato proprio negli anni cupi del terrorismo, è tornato a parlare. Questa volta lo ha fatto durante un interrogatorio davanti ai magistrati consulenti della Commissione di inchiesta parlamentare sulla morte di Aldo Moro. Un verbale secretato solo in parte (sembra si tratti solo di una dichiarazione in particolare) e nel quale ripercorre tutto ciò che ha raccontato al processo di Palermo. Nelle settimane scorse, infatti, la Commissione ha chiesto ai pm che collaborano all'inchiesta di interrogare l'uomo che ha rivelato aspetti inquietanti su un episodio legato alla morte di Moro e che lo ha visto coinvolto in prima persona.

Era il 1978, lo stesso anno in cui il generale Dalla Chiesa assunse il comando del Nucleo Speciale Antiterrorismo, pochi mesi dopo l'uccisione di Aldo Moro. Le indagini sulla terribile vicenda erano nel pieno e ad un certo punto Incandela avrebbe ricevuto l’ordine da Dalla Chiesa di svolgere attività sui detenuti del carcere di Cuneo, tra i quali anche alcuni brigatisti rossi: registrare i colloqui privati con i familiari e leggerne la corrispondenza. Ma non solo. Dopo qualche tempo avviene altro.

Incandela incontra Dalla Chiesa fuori dal carcere, una notte, in una stradina di campagna. L'ex maresciallo sale nell'auto del generale, seduto dietro e alla guida della vettura, come Incandela scopre in seguito, c'era il giornalista Mino Pecorelli. Durante l'incontro Dalla Chiesa torna sulla questione delle attività di indagine nel carcere e lo informa che all'interno sarebbe entrato un pacchetto, a forma di salame, contenente le carte sulla vicenda di Aldo Moro. Il resto del racconto relativo al plico è affidato all'autista, Mino Pecorelli, che descrive il carcere (lo conosce bene, avrebbe pensato Incandela, come se ci fosse stato ) e gli spiega dove dovrebbe trovarsi il pacchetto.

A gennaio del 1997 Angelo Incandela, durante la testimonianza al processo di Palermo contro Giulio Andreotti, racconta: «Il generale mi disse che nel carcere speciale di Cuneo, dove allora prestavo servizio, erano entrati documenti riguardanti il sequestro Moro, indirizzati a Francis Turatello. Mi diede incarico di recuperarli. La persona che lo accompagnava, lo identificai poi, era il giornalista Mino Pecorelli». Poi prosegue spiegando che tre giorni dopo, sempre Dalla Chiesa, lo convoca ancora per chiedergli di «trovare anche scritti che riguardano Andreotti». Lui esegue gli ordini e dopo le ricerche trova il plico in una grata sotterranea dell'istituto penitenziario. E, come da accordi, lo consegna a Dalla Chiesa che però, «rimane deluso». Ma non solo. Controlla anche tutti gli ingressi al carcere e scopre che alcuni nomi non hanno l'indicazione del detenuto che avrebbe dovuto ricevere la visita. Qualcuno potrebbe essere entrato nel carcere addirittura utilizzando un nome falso. E sospetta che uno di questi potrebbe essere proprio l'uomo al volante dell'auto del generale durante il famoso incontro notturno.

Tempo dopo, poi, accade altro. L'ex maresciallo viene convocato al comando generale dei carabinieri sempre da Dalla Chiesa che gli consegna un pacco di carte da nascondere nel carcere di Cuneo e ritrovarlo in una successiva ispezione. Sempre stando al racconto che Incandela ha fatto davanti ai giudici di Palermo, una volta arrivato nell'ufficio del generale sarebbe accaduto altro: «Eravamo nella sua stanza, sulla scrivania aveva 50-60 fogli dattiloscritti e mi disse che riguardavano il nostro amico. Non fece il nome ma dedussi che faceva riferimento ad Andreotti. Mi ordinò di nascondere i fogli dietro lo sciacquone del refettorio del carcere. Mi spiegò che avrei dovuto fingere di rinvenirli e inviarli a lui con un rapporto scritto». L'uomo si rifiuta di eseguire l'ordine perchè sarebbe un illecito e a quel punto Dalla Chiesa avrebbe risposto che «anche così si serve lo Stato». Rimasto solo nella stanza, Incandela sbircia tra alcuni fogli che facevano parte del salame e scopre che erano carte di Moro che parlano di Andreotti. Ora, a distanza di anni, la sua testimonianza è al vaglio della Commisssione parlamentare, forse con una frase in più secretata.

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