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Il manuale di guerriglia urbana dei black bloc è stato scritto nelle carceri della Grecia

Polizia Penitenziaria - Il manuale di guerriglia urbana dei black bloc è stato scritto nelle carceri della Grecia


Notizia del 04/05/2015 - ROMA
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"Per noi non esiste azione anarchica carente di violenza. Il nostro grido si fa più forte quando parte da un viso coperto da un cappuccio, da una mano armata di molotov, da un cuore che batte al ritmo dell'attacco". Eccole le regole del "blocco nero", l'organizzazione teorica e pratica dell'ala dura degli scontri del Primo maggio.

Sei-settecento "soldati" tra milanesi, napoletani, veneti, torinesi e una più ridotta quota di stranieri: tedeschi, greci, spagnoli e francesi. Non si riconoscono nell'abusata definizione di black bloc e neppure in quella di casseur . Loro sono anarchici anticapitalisti. Si richiamano alla lezione del greco Theofilos Mavrapoulos e della Cospirazione delle cellule di fuoco, un manuale sulla "Nuova guerriglia urbana anarchica" che i greci hanno scritto dal carcere.

La teoria del nuovo scontro di piazza che gli italiani del circuito anticapitalista hanno tradotto e pubblicato attraverso la casa editrice anarchica "Sole nero", realtà che ha contatti con il circuito milanese dell'ex Corvaccio e della Rosa Nera al Corvetto e della ex Bottiglieria occupata.

Un network di piccole realtà del nuovo anarchismo con forti legami alla rete europea: dalla Federazione anarchica informale al Fronte rivoluzionario internazionale. Ma soprattutto teorici (ed esecutori) della guerra urbana, sostenitori della violenza per la violenza. "Non alimentiamo illusioni tipiche degli anarchici sociali che hanno il sogno di "risvegliare tutta una massa di persone" semplicemente perché la crisi li ha colpiti e ha svuotato i loro portafogli. Vogliamo superare il ruolo della massa che protesta e diventare coscientemente ribelli".

Ma come si muove il blocco nero in corteo? "In una situazione di esplosione sociale crediamo che una minoranza organizzata di guerriglieri sia in grado di intensificare il proprio intervento violento in due modi. Può scegliere di assentarsi dal corteo e riunire le proprie forze per realizzare attacchi nelle zone periferiche, oppure affondare le mani nel cuore della sommossa". Per i "nuovi guerriglieri anarchici" la guerra delle classi è "obsoleta", la lotta è contro il potere.

E allora anche "la psicologia e l'autoconvinzione insieme a una infrastruttura tecnica giocano un ruolo enorme in una battaglia contro la polizia in ambiente urbano: chi mostra segnali di paura spesso ha già perso". "Se durante una manifestazione si sta svolgendo una battaglia con i poliziotti anti sommossa e allo stesso tempo un gruppo di 15-20 compagni decisi colpisce un commissariato meno vigilato e gli dà fuoco, queste due situazioni si incrociano in un punto preciso: nell'attacco contro il potere".

Ma la tecnica della nuova guerriglia urbana "richiede progettazione": "È molto importante che l'intervento sia organizzato e pianificato in anticipo, per guadagnare più tempo per lo scontro e maggiore libertà di movimento nel territorio nemico". I più giovani hanno bisogno di allenamento "pratico": "Durante i momenti di combattimento con la polizia possono imparare gli attacchi a sorpresa, il lancio di molotov, la strategia del "colpisci e scappa", le fughe rapide, come affrontare gas lacrimogeni, la distruzione di obiettivi come le banche e vivere quell'emozione unica di essere uno al lato degli altri con una solidarietà che vince la paura. Siamo tutti partiti dagli stessi percorsi e nel mezzo dei gas lacrimogeni, degli incendi, degli scontri con gli sbirri sentiamo il bisogno di rendere il conflitto la parte fissa della nostra esistenza senza aspettare la manifestazione successiva".

Gli obiettivi delle "cellule di fuoco" sono "la polizia, i ministeri, le banche e tutti coloro che detengono il Potere: i capi, i ricchi, i giornalisti, i giudici. Ne abbiamo abbastanza delle menzogne lanciate dai giornali che dietro la distruzione di una banca o di un hotel di lusso vedono la "distruzione di proprietà di persone semplici". Mettiamo in chiaro che non abbiamo il benché minimo rispetto per la proprietà delle multinazionali e delle grandi imprese, che tutta la loro ricchezza è rubata a noi e per questo meritano di essere distrutte o espropriate".

Esattamente quello che è successo venerdì alla Bpm di via Carducci o la Bnl di piazza Virgilio, bruciate e distrutte dai "neri". Nelle 72 pagine si affronta anche il ruolo di coloro che nel corteo potrebbero agire come "polizia interna che ci spinge via, ci toglie i cappucci o forma catene umane contro di noi: non abbiamo il minimo scrupolo di attaccarli e passargli sopra come meritano trattandoli da aspiranti poliziotti". Non esistono regole, non esiste pentimento: "Per questi atti di guerra non sentiamo neanche per un momento la necessità di giustificarci o di chiedere scusa a qualcuno. La violenza che esercitiamo è sempre ben determinata e mirata. Non è una gara a chi tira più molotov".

Corriere della Sera

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