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Il muro di cinta del carcere di Sollicciano rischia di crollare: utilizzato meno acciaio previsto dal contratto

Polizia Penitenziaria - Il muro di cinta del carcere di Sollicciano rischia di crollare: utilizzato meno acciaio previsto dal contratto


Notizia del 06/07/2016 - FIRENZE
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"Il carcere più buio e tetro che abbia mai visto". Così lo ha descritto Giuseppe Gulotta, vittima di uno dei più terrificanti errori giudiziari della storia italiana, che vi fu rinchiuso nel 1990. "Sollicciano è un carcere costruito male e con carenze evidenti", dichiarò il primo aprile 2004 il ministro della giustizia Roberto Castelli.

Per anni l'istituto fiorentino - ultimato nel 1982 e non 200 anni fa - ha sopportato infiltrazioni di acqua, con allagamenti nei corridoi e muffa alle pareti. "Pioveva dentro come fuori", sintetizza il garante dei detenuti Eros Cruccolini. La presidente del tribunale Marilena Rizzo ha spiegato ieri che ci sono problemi di sicurezza statica del muro di cinta. In effetti nel settembre 2015 una parte del muro è crollata. Hanno ceduto circa dieci metri di cemento armato. In gennaio una parte del carcere è restato al gelo per il guasto dell'impianto di riscaldamento.

Dopo una serie di denunce della Asl, il ministero della giustizia ha stanziato tre milioni per gli interventi più urgenti. Sono in corso i lavori per riparare il tetto, così da scongiurare nuove infiltrazioni d'acqua e sono state bandite le gare per l'ampliamento dei passeggi, per realizzare una seconda cucina nel maschile e per garantire acqua calda e servizi igienici con doccia nel femminile. Sulla situazione di Sollicciano si sono già tenuti due incontri al ministero e il terzo è in programma il 19 luglio. "Noi puntiamo al miglioramento delle condizioni di vita", spiega Cruccolini: "Neppure dieci giorni fa un detenuto si è ucciso e domenica scorsa una ragazza ha tentato il suicidio".

Franco Corleone, garante regionale dei detenuti, spiega che fra le proposte vi è quella di un centro di osservazione psichiatrica per tutti i detenuti che entrano in carcere e una articolazione psichiatrica, cioè una sezione non carceraria per persone che soffrono di disturbi psichici. E c'è l'ipotesi di spostare la sezione femminile al Gozzini, più noto come Solliccianino. Non è chiaro, però, se pur con tutta la buona volontà sia possibile porre rimedio ai difetti strutturali di Sollicciano, Donato Capece, segretario del Sappe, riconosce che sono state stanziate risorse ma sostiene che ancora non è migliorato niente: "Molte carceri - spiega - patiscono ancora gli effetti di scandali e scandaletti".

Sollicciano fu progettato come un carcere modello, con una pianta che si ispirava al giglio di Firenze, ma sui lavori realizzati dall'impresa Pontello cadde a fine 1982 la giunta di sinistra guidata da Elio Gabbuggiani, perché il vicesindaco socialista Ottaviano Colzi denunciò che il direttore dei lavori Alessandro Chimenti (iscritto al Pci) prestava la sua attività libero professionale alla Pontello. Il pm Ubaldo Nannucci aprì un'inchiesta. Una consulenza rivelò che l'impresa aveva risparmiato su ferro e calcestruzzo.

Nella cinta muraria l'acciaio era presente solo al 61% rispetto al capitolato d'appalto. Secondo i consulenti ciò non creava problemi di sicurezza statica ma avrebbe inciso sulla durata dell'opera. Alla fine tutti gli indagati furono prosciolti o amnistiati. Fra questi anche il direttore dei lavori per le opere statali, ingegner Angelo Balducci, divenuto anni dopo protagonista dell'inchiesta sulla cricca delle Grandi Opere e condannato per corruzione nel processo sulla Scuola carabinieri di Castello.

La Repubblica

 

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