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Il Sappe scrive al Ministro Severino per non far firmare la nomina di un Carabiniere a Capo del Ced

Polizia Penitenziaria - Il Sappe scrive al Ministro Severino per non far firmare la nomina di un Carabiniere a Capo del Ced


Notizia del 02/10/2012 - ROMA
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On.le Ministro, nel 2010 andò in pensione il dott. Ferdinando Mulas, Direttore del CED del Dap ed unico dirigente informatico dell’amministrazione. Ciò posto, non essendoci altri dirigenti informatici in organico si presentò per l’amministrazione il problema della direzione del centro elaborazione dati. Tale problema, dopo attenta valutazione, fu risolto affidando l’incarico al Generale della Polizia Penitenziaria Angelo De Iovanna che, pur non avendo i formali requisiti dirigenziali, possedeva sufficienti competenze tecniche ed amministrative per dirigere il centro. 

L’incarico fu conferito per la durata di un anno e fu sottoposto al vaglio della Corte dei Conti per verificarne la tenuta amministrativa.  E così fu fatto anche per le successive due proroghe fino all’inspiegabile revoca dell’incarico (ovviamente sotto forma di mancato rinnovo) sopraggiunto nel luglio 2012. Pertanto, tutti i provvedimenti di nomina del Gen. De Iovanna sono stati registrati agli Organi di controllo, Ufficio Centrale del Bilancio del Ministero della Giustizia e Sezione di Controllo della Corte dei Conti. Con la registrazione degli atti di incarico e le successive proroghe, non risulta in alcun modo che gli Organi di controllo abbiano mai eccepito nulla sulla regolarità formale, di legittimità e di merito del conferimento dell'incarico ad un dirigente non appartenente all'Area dirigenziale dello Stato. 

Pure in costanza di previsione che il posto di funzione è destinato ad un Dirigente Area 1 Ministeri, provvisto, secondo le dichiarazioni in atti dei provvedimenti, di adeguata capacità e competenza a dirigere quell'Ufficio.  Invece, contro ogni logica e finanche contro, a nostro avviso, ogni criterio di buona amministrazione avviene che nel mese di giugno si presenta presso gli uffici del Ced un Generale dell'Arma dei CC, in ausiliaria, che a suo dire avrebbe dovuto assumere l’incarico di consulente per gli affari dell'informatica (senza meglio specificare dove e per chi). Uniche notizie aggiuntive che ha maturato esperienza nel ramo, senza conoscere di che tipo e per quanto tempo.

Tra l’altro tale evento accade proprio quando il Ced ha bisogno di una riorganizzazione ed un riassetto funzionali alle esigenze del DAP, alla sua politica di gestione e per affrontare in termini di contenimento della spesa (a mezzo del ritorno all'uso delle risorse umane specializzate di sicura eccellente qualità ma MAI sfruttate, manco al minimo delle capacità, avendo preferito per anni una esternalizzazione selvaggia degli sviluppi software), insomma il ritorno all'insourcing. Superfluo sottolineare come l'organizzazione e la razionalizzazione pretendono continuità nella pianificazione, nella programmazione e nel programma di interventi su una finestra temporale di almeno tre anni. Impossibili da gestire con provvedimenti temporanei che, per la loro natura, propendono per assicurare solo l'ordinaria gestione degli affari e nulla più.

Invece, in un incontro di lì a pochi giorni l’ufficiale dei Carabinieri  viene presentato al personale del CED, per informarlo che è di prossimo incarico come consulente.Il Generale dei CC, nei giorni successivi, incontra presso l'Ufficio il personale funzionario che riveste funzioni di capo-settore, per informarsi sullo stato e sul genere del lavoro. A questo punto soltanto voci ed indiscrezioni (come ormai usuale per il Dap) confermano che quell'incarico sarebbe in via di perfezionamento mediante un contratto da adottare con DM, fermo alla firma del Ministro della Giustizia.

Addirittura, sempre secondo voci ed indiscrezioni, è stata segnalata la presenza del Generale dei Carabinieri ad una riunione di lavoro al DAP, in cui si trattavano problematiche da risolvere per alcuni applicativi informatici, e nella quale sarebbe stato presentato come esperto di prossima nomina a direttore dell'Ufficio.

Signor Ministro, è di tutta evidenza che si tratta di un ulteriore segnale di cattiva amministrazione di un Dipartimento, quello dell’amministrazione penitenziaria, che sta attraversando uno dei peggiori momenti della sua storia.In particolare, questo inaudito avvicendamento di un Generale della Polizia Penitenziaria con un pari grado dei Carabinieri è atto di una gravità senza precedenti ingiustificato, illegittimo e inopportuno sotto qualsiasi profilo venga giudicato.

In particolare, sono soprattutto due gli aspetti negativi della decisione del Pres. Tamburino: l’onerosità dell’incarico a fronte della gratuità del dirigente interno e (cosa che ci sta più a cuore) l’intrusione di un Generale dei Carabinieri in attività e compiti che sono e dovrebbero essere di esclusiva competenza del Corpo di Polizia Penitenziaria.

Provi ad immaginare Signora Ministro se il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri permetterebbe mai di far affidare un qualsiasi incarico interno a qualcuno esterno all’Arma...

Non si sottovaluti, infine, la qualità e la quantità dei dati sensibili accessibili dal centro elaborazione dati dell’amministrazione penitenziaria con particolare riferimento alle posizione giuridiche, anagrafiche e personali della popolazione detenuta ed, anche, in previsione della imminente operatività della Banca Dati del Dna.

In conclusione, Signora Ministro, auspichiamo e sollecitiamo un Suo autorevole intervento affinché venga revocato un siffatto provvedimento, laddove fosse stato perfezionato ovvero La preghiamo di non siglare alcun provvedimento in tal senso laddove fosse ancora alla Sua firma.

 

 

 

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