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Il tentato suicidio di Provenzano? Per il DAP si tratta di una messinscena

Polizia Penitenziaria - Il tentato suicidio di Provenzano? Per il DAP si tratta di una messinscena


Notizia del 12/05/2012 - PARMA
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l superboss di Cosa Nostra Bernardo Provenzano ha tentato il suicidio nel carcere di Parma ed è stato salvato da personale della Polizia Penitenziaria. Il fatto, avvenuto nella tarda serata di due giorni fa nell'area riservatadella struttura che lo ospita, sarebbe però, secondo fonti del Dap, una messiscena. Il boss, sottoposto recentemente a perizie che hanno stabilito che è in grado di intendere e di volere, già da giorni avrebbe cercato di dimostrare la sua pazzia. L'altra sera, quando l'addetto alla sorveglianza, un poliziotto penitenziario del Gom (Gruppo Operativo Mobile) si è avvicinato, Provenzano ha messo la testa dentro un sacchetto di plastica di piccole dimensioni usato per tenere i farmaci. L'intervento dell'agente è stato sottolineato, è stato comunque tempestivo. Per dare prova della sua instabilità mentale, ieri il boss diceva di non riuscire a sedersi e di non trovare la sedia. L'episodio non ha avuto conseguenze su Provenzano, che non è stato neppure portato in ospedale.

La malattia di Provenzano. Considerato il capo di tutti i capi di Cosa Nostra, Bernardo Provenzano - che ha 79 anni ed è detenuto dal 2006, in regime di 41 bis (il carcere duro), dopo essere stato protagonista di una latitanza record di 43 anni - sta scontando nella sezione protetta del carcere di Parma alcune condanne all'ergastolo. Nonostante sia gravemente malato - reduce da un tumore alla prostata, soffre di un inizio di Parkinson e di un'encefalite destinata a peggiorare - recentemente è stato ritenuto in grado di partecipare ai processi e di «difendersi utilmente». Qualche tempo fa è stato chiesto di valutare la possibilità di trovare qualcuno che aiuti il boss nelle attività quotidiane, che non sarebbe più in grado di assolvere.

Il legale di Provenzano: chi gli ha dato il sacchetto di plastica? L'avvocato Rosalba Di Gregorio, difensore di Provenzano, si è subito interrogata su chi abbia dato al boss il sacchetto di plastica. Il legale fa notare che da anni, da quando altri mafiosi al 41 bis tentarono il suicidio, ai detenuti al carcere duro non è consentito tenere alcun oggetto pericoloso in cella. «Come mai - si chiede - nessuno si è accorto della presenza del sacchetto visto che Provenzano è l'unico detenuto del braccio in quel carcere ed è continuamente sorvegliato?».

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