Settembre 2017
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Indagato l''ex direttore del carcere di Padova: sotto indagine il declassamento dall''alta sicurezza di 12 detenuti

Polizia Penitenziaria - Indagato l''ex direttore del carcere di Padova: sotto indagine il declassamento dall''alta sicurezza di 12 detenuti


Notizia del 17/05/2017 - PADOVA
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È indagato per falso in atto pubblico l’ex direttore della casa di reclusione Due Palazzi, Salvatore Pirruccio, 64 anni, alla guida dell’istituto per 13 anni fino all’ottobre 2015, poi trasferito al Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria del Triveneto con sede a Padova in qualità di vicario. L’accusa? L’aver predisposto degli atti grazie ai quali sono stati declassati 12 reclusi dal regime di alta sicurezza (riservato ai condannati inseriti nella criminalità organizzata per reati di tipo associativo come mafia, traffico di droga a livello internazionale, sequestri di persona, terrorismo) a quello proprio dei detenuti comuni. Reclusi – alcuni dei quali impegnati nelle cooperative sociali, attive all’interno della struttura penitenziaria come la pasticceria Giotto, guidate da Nicola Boscoletto – che avrebbero dovuto essere trasferiti altrove, in un carcere con la sezione “alta sicurezza” eliminata dal Due Palazzi. Così non è avvenuto e, per far restare a Padova quei detenuti, sarebbe stato riqualificato il regime loro attribuito. L’inchiesta è coordinata dal capo della procura Matteo Stuccilli con il pubblico ministero Sergio Dini.

Il reato di falso. Nel novembre 2014 in carcere si presentano gli ispettori del Dap (Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, uno dei quattro dipartimenti del Ministero della Giustizia che sovrintende tutti gli istituti penitenziari). Nei mesi successivi si discute la chiusura della sezione padovana di alta sicurezza dove si trovano 85 persone sottoposte al regime che prevede una modalità più restrittiva (37, alcuni ex capi mafia) e una più lieve (una settantina). «Chi ha intrapreso un percorso rieducativo-trattamentale, per esempio andando a scuola, frequentando corsi, lavorando, potrebbe essere escluso da trasferimenti come prevede il progetto di chiusura dell'Alta sicurezza» aveva osservato l’allora direttore Pirruccio. Poi il Dap decide: si chiude. E alcuni detenuti dell’alta sicurezza vengono trasferiti altrove, altri restano a Padova. Tra il marzo e l’aprile 2015 il direttore firma i provvedimenti destinati a cambiare il regime per una dozzina di reclusi che passano dall’alta sicurezza a quello comune in base a quanto risulta dagli accertamenti affidati all’Aliquota operativa dei carabinieri guidati dal tenente Quarta. Con quale giustificazione? Il raggiungimento di obiettivi risultati di progressione trattamentale.

La procedura violata. Non che un declassamento non sia possibile, ma le regole da seguire sono precise e chiare. Regole che – si contesta a Pirruccio – sarebbero state calpestate. Le norme dell’Ordinamento penitenziario prevedono la valutazione dei singoli casi da parte di una commissione presieduta dal direttore e formata da esperti, come educatori e psicologi. Secondo l’indagine, invece, le commissioni sarebbero state convocate a cose fatte. «Quelli che vengono “declassificati” non sono detenuti restituiti alla libertà. Non significa regalargli chissà quali privilegi, solo trattarli un po’ più da persone e un po’ meno da merci da scaricare da un carcere all’altro» aveva commentato di fronte alla notizia dell’inchiesta in corso la direttrice di Ristretti Orizzonti, Ornella Favero.

La denuncia del Dap. Nel 2015 arriva in procura il rapporto del Dap che aveva eseguito l’ispezione, dopo l’inchiesta su un sistema di crimini, abusi e complicità tra alcuni agenti di Polizia Penitenziaria e un gruppo di detenuti, capaci di trasformare un reparto del carcere in un supermarket fuorilegge dove tutto aveva un prezzo. È un rapporto durissimo sulla direzione Pirruccio condizionato – insiste il Dap – da un lato dalle coop di Boscoletto e dall’altro da Ristretti Orizzonti. Quel documento

fa scattare l’inchiesta sul vertice del Due Palazzi con l’arresto (notificato in carcere nel dicembre scorso) dell'ergastolano Mario Pace, siciliano ex esponente del clan Pillera-Cappello condannato per omicidi e mafia. Dal Due Palazzi, dirigeva un traffico di droga proveniente dall’Olanda.

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