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Le mazzette per trasferire i mafiosi dal carcere alla clinica psichiatrica: al processo altre rivelazioni

Polizia Penitenziaria - Le mazzette per trasferire i mafiosi dal carcere alla clinica psichiatrica: al processo altre rivelazioni


Notizia del 07/10/2016 - COSENZA
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Villa Verde, una clinica tra i colli alla porte di Cosenza. Il presidio sanitario di Donnici pare fosse la meta più ambita tra i detenuti calabresi. Grazie ad un meccanismo illecito fatto di ‘favori’ e ‘mazzette’ alcuni psichiatri avrebbero redatto perizie false per trasferire dalle fredde celle alle comode stanze della clinica pregiudicati ristretti in carcere.

Ad essere condannati con rito abbreviato, nel procedimento che portò all’arresto di sei medici cosentini, sono stati lo scorso anno Pasquale Barca e Samuele Lovato. Il primo avrebbe falsificato una cartella clinica per attestare il tentato suicidio di Lovato, oggi collaboratore di giustizia, facendogli ottenere così la scarcerazione e il trasferimento nella struttura sanitaria donnicese. 

Esponenti di spicco della criminalità organizzata calabrese avrebbero seguito lo stesso iter fingendosi affetti da gravi patologie psichiatriche per poi essere ospitati a Villa Verde dove, secondo le dichiarazioni di Andrea Mantella (anch’egli ricoverato a Donnici dove peraltro lavorava la moglie) venivano finanche svolti i rituali di affiliazione nello studio del direttore sanitario tra santini bruciati, sangue e lamette.

Oggi presso il Tribunale di Cosenza, nel corso dell’udienza che vede alla sbarra gli imputati che hanno scelto di essere giudicati con rito ordinario, sono stati depositati proprio i verbali in cui il vibonese Mantella descrive il meccanismo usato per lasciare i penitenziari per essere trasferiti a Donnici.

Alla sbarra quattro medici e la moglie di un detenuto: Gabriele Quattrone di Reggio Calabria, Franco Antonio Ruffolo di Rogliano, Massimiliano Cardamone, di Catanzaro, Arturo Luigi Ambrosio di Castrolibero e Patrizia Sibarelli sposata con Pasquale Forastefano affiliato all’omonimo clan operante nel territorio di Cassano allo Ionio.

Nel corso del dibattimento oltre all’acquisizione degli atti è stata ascoltata la deposizione di un dipendente della struttura che ha spiegato nel dettaglio come per entrare ed uscire dal reparto in cui erano ristretti i degenti in regime di detenzione fossero necessari degli appositi badge. 

Un sistema che consentiva di monitorare di continuo chi facesse visita ai detenuti. Il processo è stato aggiornato al prossimo 3 Novembre, giorno in cui sarà ascoltato il collaboratore di giustizia Samuele Lovato ex affiliato al clan di Tonino Forastefano di Cassano allo Ionio che ha sua volta ha sposato la linea del ‘pentitismo’.

quicosenza.it

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