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Mafia, Riina intercettato in carcere: "Così abbiamo ucciso Dalla Chiesa"

Polizia Penitenziaria - Mafia, Riina intercettato in carcere:


Notizia del 04/09/2014 - ROMA
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Nel giorno del trentaduesimo anniversario dell'assassinio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa emergono nuovi particolari dell'omicidio. Ad accennarne è il boss Totò Riina che nelle lunghe passeggiate col compagno d'ora d'aria, il pugliese Alberto Lorusso, dedica a Dalla Chiesa, trucidato insieme alla moglie e all'autista da un commando armato di kalashnikov, ampio spazio. In molte delle migliaia di pagine di intercettazioni, depositate dai magistrati agli atti del processo sulla trattativa Stato-mafia, spunta il nome del generale. Il boss di Cosa Nosra racconta anche particolari sull'agguato.

Riina: "Così lo abbiamo ucciso"  - "Appena è uscito lui con sua moglie, lo abbiamo seguito a distanza ... tun ... tun ... (si porta la mano sinistra davanti la bocca come per indicare 'lo abbiamo ucciso'). Potevo farlo là, per essere più spettacolare nell'albergo, però queste cose a me mi danno fastidio". Così il boss Totò Riina racconta al detenuto Alberto Lorusso. "Certe volte, certe volte rido con la figlia di Canale 5, questa è appassionata con suo padre", aggiunge beffardo riferendosi a Rita Dalla Chiesa. Poi tornando al delitto ricorda: "l'indomani gli ho detto: Pino, Pino ( ... ruota !'indice ed il medio della mano sinistra alludendo. verosimilmente. ad un suo ordine di attivarsi per un omicidio, scrive la Dia ) vedi di dedicarmi, a dedicarmi ad andare a cercare queste cose che ... prepariamo armi, prepariamo tutte cose". "A primo colpo, a primo colpo - conclude - ci siamo andati noialtri ... eravamo qualche sette, otto ... di quelli terribili ... eravamo terribili. Nel frattempo lui era morto ma pure che era morto gli abbiamo sparato".

La sparizione dei documenti dalla cassaforte - Nelle parole di Riina ci sono pesanti invettive sul prefetto: "Lui gli sembrava che veniva a trovare qua i terroristi. Gli ho detto: qua il culo glielo facciamo a cappello di prete", dice il capomafia. Ma anche più di un riferimento al mistero della cassaforte. "Questo Dalla Chiesa ci sono andati a trovarlo e gli hanno aperto la cassaforte e gli hanno tolto la chiave. I documenti dalla cassaforte e glieli hanno fottuti", dice Riina al suo compagno. "Minchia il figlio faceva ... il folle. Perché dice c'erano cose scritte", spiega il capomafia alludendo alle numerose denunce che Nando Dalla Chiesa, figlio del prefetto, fece proprio sulla scomparsa di documenti dall'abitazione del padre. Il capomafia resta però sul vago. E nonostante le domande del co-detenuto, che, come in altre conversazioni, lo incalza su argomenti specifici mostrando una conoscenza curiosamente approfondita di indagini e fatti, non indica chi avrebbe ripulito il forziere.

Le domande di Lorusso - "Ma pure a Dalla Chiesa gli hanno portato i documenti dalla cassaforte?", chiede Lorusso. "Sì, sì", risponde il boss che poi accenna alla cassaforte del suo ultimo covo, quello di via Bernini. Anche in quel caso, dopo la cattura del padrino, gli inquirenti non trovarono traccia di scritti. Una cosa non casuale secondo i magistrati che ipotizzano che ai picciotti fu dato il tempo di ripulire il covo in virtù del patto stretto tra chi, in Cosa nostra, aveva consegnato Riina allo Stato e i carabinieri. Ma Riina smentisce. "Li tenevo in testa", dice alludendo ai segreti da lui custoditi. "Loro - continua, tornando a Dalla Chiesa - quando fu di questo ... di Dalla Chiesa ... gliel'hanno fatta, minchia, gliel'hanno aperta, gliel'hanno aperta la cassaforte ... tutte cose gli hanno preso".

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