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Ministro Severino a TGcom24:Lavori socialmente utili e detenzione flessibile, questa la ricetta per risolvere l'emergenza carcere

Polizia Penitenziaria - Ministro Severino a TGcom24:Lavori socialmente utili e detenzione flessibile, questa la ricetta per risolvere l'emergenza carcere


Notizia del 26/07/2012 - ROMA
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 Ci sono le carceri che "grondano dolore e sofferenza" e quelle che sono "picchi di professionalità e realtà modello". E' a queste che "dobbiamo puntare". Il ministro della Giustizia, Paola Severino, racconta a Tgcom24 la realtà carceraria italiana con le sue luci e le sue ombre. Il problema del sovrappopolamento è innegabile, ammette, perciò "bisogna mettere in campo una serie di misure". Ma ci sono anche strutture che funzionano bene.
"Sulle carceri mi sono fatta un’impressione variegata che dipende dall’istituto visitato - spiega il ministro -. Ci sono carceri tradizionali, con detenuti in attesa di giudizio, come il carcere di Marassi a Genova, Poggio Reale a Napoli o San Vittore a Milano, che rappresentano una realtà grondante dolore e sofferenza. Sono situazioni nelle quali nessuno di noi vorrebbe vivere e veder vivere altri. Sono carceri datate e le spese di ristrutturazione sono elevatissime e si stanno affrontando progressivamente. Dall’altra parte vedo anche in queste realtà difficili una grande professionalità da parte degli operatori della Polizia Penitenziaria. Ci sono degli abissi di sofferenza, dei picchi di professionalità e delle carceri modello".

"Queste ultime - riprende - sono carceri nelle quali si sperimenta un nuovo tipo di detenzione, quella cosiddetta 'a porte aperte' con una forma di auto-responsabilizzazione del detenuto, in cui lo stesso detenuto stipula un patto di legalità con gli agenti di Polizia Penitenziaria".

L'esperienza di Bollate
"Questo esperimento è stato condotto a Bollate - spiega Severino -. Si tratta di detenuti che sono più liberi di muoversi nei padiglioni e che lavorano dentro e fuori dal carcere. Questo è il modello futuro al quale tutti dobbiamo puntare".

E sul problema legato al sovrappopolamento, il ministro precisa che alcuni provvedimenti sono già stati presi, come quelli legati al decreto salva-carceri. "Grazie ad esso, in funzione da otto mesi - dice Severino -, sono stati evitati 3mila ingressi. In sei mesi i detenuti sono diminuiti. Molti ricordano il fenomeno delle 'porte girevoli': detenuti che sarebbero dovuti entrare per due giorni e uscire subito dopo. Ora il giudice valuta subito la persona che deve essere detenuta, stabilisce se mandarla ai domiciliari o lasciarla libera. E questo senza incremento della criminalità e rischi per i cittadini. Abbiamo anche avuto un aumento di persone uscite dal carcere grazie al provvedimento che prevede la possibilità di trascorrere gli ultimi 18 mesi ai domiciliari. In tutto siamo a 6.950 situazioni diverse rispetto all’inizio dei provvedimenti. La popolazione carceraria è di 66mila unità e questi primi provvedimenti hanno portato una deflazione della popolazione carceraria del 10% circa. E’ un risultato ragguardevole, in pochi mesi".

Verso misure alternative
"Sto sollecitando la fissazione di un disegno di legge che riguarda misure alternative alla detenzione che sono la realizzazione di un’idea molto diffusa e sperimentata: il carcere deve essere l’extrema ratio, in altri casi si può ricorrere a misure alternative, come la messa alla prove e gli arresti domiciliari, questo è il senso della riforma affiancato a un piano edilizio che prevede la realizzazioni di nuove carceri".

Lavori socialmente utili e volontariato
" Abbiamo stipulato una convenzione con i Comuni dice ancora Paola Severino -, grazie alla quale i detenuti, ma non solo, possono svolgere lavori socialmente utili. Da un lato si aiuta il detenuto nel suo reinserimento e dall’altro si svolgono lavori utili alla collettività. Bisogna creare un dialogo tra il detenuto non pericoloso e il cittadino al fine del reinserimento sociale".

"L’altra via è quella del volontariato - aggiunge -, una via che mi fu suggerita dagli stessi detenuti delle aree terremotate dell’Emilia Romagna. Una scelta che da molti fu criticata ma che oggi si sta realizzando con tutte le cautele del caso. Lavoratori non qualificati? Servono anche loro. Per quanto riguarda la pericolosità, noi abbiamo selezionato 40 persone che andranno a prestare servizio. Le persone selezionate per lavori fuori dal carcere finora non hanno mai commesso un delitto in questa fase. Vuol dire che i filtri attuati funzionano bene".

Giustizia, emergenza processi
Il ministro è poi intervenuto sull'emergenza processi sul fronte della giustizia civile. "Bisogna mettere in campo una serie di misure - ha detto -. Siamo partiti dalla considerazione che l’appello rappresenta il collo di bottiglia della giustizia italiana. Noi abbiamo 450mila processi pendenti in appello più altri 100mila in Cassazione. Se non avessimo aggredito questa situazione in maniera accorta, senza abolire la garanzia dell’istituto dell’appello, la situazione avrebbe rappresentato ancora la lunghezza del processo con i costi che ne derivano".

"Noi abbiamo così istituito una sorta di filtro partendo da un altro dato importante: il 68% degli appelli vengono dichiarati infondati. C’è una parte di appelli che possono subire una scrematura in una fase iniziale senza attendere l’esito finale dell’appello. Non saranno il 68% ma noi abbiamo stabilito dei parametri sulla base dei quali il giudice può arrivare anche a decretare l’inammissibilità dell’appello nella fase iniziale, per mancanza di requisiti di forma e di sostanza".

Tribunali, ecco la nuova geografia giudiziaria
Paola Severino ha poi illustrato la nuova geografia giudiziaria italiana, quindi la riorganizzazione territoriale dei tribunali, dicendo: ""Quando è stata riscritta la geografia giudiziaria italiana si è parlato di riforma epocale. Epocale? Qualcuno lo ha considerato un termine pregno di arroganza. Lungi da me. Secondo me il provvedimento segna un passaggio d’epoca nella geografia giudiziaria. Con la informatizzazione dei tribunali riusciremo a raggiungere anche località distanti senza muoverci. Sì, comunque mi aspettavo resistenze che ci sono state. Avere un tribunale sotto casa fa comodo a tanti, ma noi dobbiamo considerare l’interesse del Paese che è quello di combattere la criminalità e amministrare la giustizia mediante tribunali medio-grandi perché sono quelli che funzionano meglio".

"La prassi dimostra che un tribunale piccolo non ce la può fare. Dunque questo provvedimento, lo voglio sottolineare perché molti lo hanno frainteso, mira all’efficienza della giustizia più che al risparmio. Il risparmio è conseguenza dell’efficienza e questo provvedimento non rientra nella spending review, come molti hanno erroneamente ritenuto. Con la giustizia non si deve risparmiare, ma si devono evitare gli sprechi per far sì che la giustizia rimanga un servizio al cittadino".

Tagli sì, ma selettivi
"Sforbiciate? Le sforbiciate le abbiamo concordate ed evitato tagli orizzontali. Abbiamo selezionato i settori su cui agire. Io insisto perchè tutti gli argomenti pendenti vengano trattati. Vorrei portare a compimento la riforma della corruzione perché è coerente con gli obiettivi del governo, combattere la corruzione significa combattere l’economia malata e rafforzare il senso di legalità in alcune aree del Paese e della Pubblica amministrazione. Anche la riforma che riguarda le intercettazioni è calendarizzata, mentre la questione che riguarda la responsabilità civile, che arriva da un emendamento della Camera, è in discussione al Senato".

"Garantita l'indipendenza dei magistrati"
"In Italia l’indipendenza dei magistrati è garantita - dice ancora il ministro - e l’indagine lo dimostra perché riguarda proprio il cuore dello Stato, eppure è un’indagine che si è potuta fare e che sta andando avanti come deve. Se non altro per vedere se l’ipotesi d’accusa sarà poi validata da un giudice".

Intercettazioni, chi ha ragione tra Colle e Procura di Palermo?
"D’altra parte, si è frainteso il termine 'conflitto di attribuzione': è un istituto giuridico che serve a prevenire delle diverse interpretazioni della legge. Qui si contrapponevano due interpretazioni della legge vigente sulle intercettazioni. Da una parte c’è la Procura di Palermo che ritiene che anche le intercettazioni del Presidente della Repubblica debbano essere portate a un’udienza filtro e dall’altra c’è l’avvocatura dello Stato che, invece, sostiene che le intercettazioni, anche casuali del Presidente della Repubblica, debbano essere immediatamente distrutte. Devolvere sulla correttezza dell’una o dell’altra interpretazione mi sembra una scelta di grande civiltà giuridica".

"Violenza sulle donne, la legge è efficace"
Rispetto al problema legato alla violenza sulle donne, il ministro ha poi detto: "Dal punto di vista razionale quello che poteva essere fatto, attraverso la legge è stato fatto. La nostra legge anti stalking, varata da pochi anni, è molto efficace. Il problema sociologico ed emotivo è quello della prevenzione. Come si fa ad aiutare una donna quotidianamente colpita dal padre o dal marito, quando questa spesso ha vergogna di denunciare il fatto? Qui soccorrono una serie di associazioni che sono molto attive come ad esempio il telefono rosa. Voglio lanciare un appello: le donne devono parlare, non bisogna vergognarsi, si deve vergognare chi la violenza la fa. Le donne devono parlare e confidarsi. Bisogna spezzare il cerchio che vede le donne morire nel silenzio e nella disperazione".
 
fonte: TGcom24

 

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