Gennaio 2017
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Misure anti stalking; il braccialetto elettronico, una valido aiuto in difesa delle donne

Polizia Penitenziaria - Misure anti stalking; il braccialetto elettronico, una valido aiuto in difesa delle donne


Notizia del 19/09/2013 - ROMA
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Un braccialetto anti stalking, per tenere sotto controllo chi è indagato o accusato di molestie sulle donne, ed evitare che le minacce si trasformino in atti concreti. In maggio, dopo un’intervista rilasciata al Corriere della Sera dal ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri, se ne è parlato molto. E, ora che il decreto anti femminicidio, continua il suo iter legislativo (proprio oggi inizia la discussione degli emendamenti), il tema potrebbe tornare di attualità.

Il braccialetto è infatti già in uso in Spagna dal 2009. Ed è stato introdotto nell’ambito della legge Ley Organica. Il provvedimento iberico, spesso citato come esempio virtuoso e ispiratore per certi versi della Convenzione di Istanbul, prevede tra le altre cose che nel disporre le precedenti misure di tutela, il giudice possa autorizzare l’utilizzo degli strumenti e della tecnologia adeguata per verificare nell’immediato il rispetto dell’ordinanza restrittiva.

Così, dopo alcuni mesi di sperimentazione condotta a Madrid, il braccialetto è diventato una realtà. A fornirlo in Spagna (oltre che in Brasile e in Portogallo) è una multinazionale, 3M, che, in seguito all’acquisizione di una società israeliana specializzata in strumenti per la sicurezza, l’ha proposto ai governi. Secondo 3M, infatti, questo dispositivo elettronico ha azzerato in Spagna i femminicidi commessi da persone accusate o indagate per stalking.

“Dopo un’iniziale diffidenza dei giudici, l’utilizzo dei dispositivi è significativamente cresciuto fino a raggiungere la quota di 180 coppie monitorate nel 2009 con il 100% di successo nel tutelare le vittime da nuove violenze”, spiega Razo Aguilar di 3M Spagna. Niente business, assicurano da Madrid. “Il nostro obiettivo era più di tipo sociale. I profitti ci sono piuttosto per le compagnie telefoniche che assicurano il monitoraggio”. In Spagna è infatti stato stretto un accordo per rendere effettivo il servizio. Il braccialetto permette non solo la localizzazione dello stalker e della donna, ma mette le forze dell’ordine nelle condizioni di potersi mettere in contatto con loro in qualunque momento.

Il funzionamento è abbastanza semplice. La persona sottoposta a controllo elettronico, oltre ad indossare il braccialetto, ha l’obbligo di portare con sè anche un dispositivo GPS entrambi dotati di un sistema di allarme in caso di manomissione. I dispositivi permettono di tracciare costantemente la posizione del molestatore e notificano immediatamente al Centro di controllo la violazione di una delle zone di sicurezza attorno alla vittima. Esiste inoltre la possibilità di contattare la persona in regime interdittivo per verificarne le intenzioni e dissuaderla.

La donna, d’altro canto, è dotata di un dispositivo portatile nel quale è presente un bottone di allarme che attiva anche la chiamata diretta con l’operatore. La possibilità di verificare la localizzazione GPS è opzionale.

La Corte può disporre, sin dalla fase istruttoria, l’utilizzo dei sistemi di controllo elettronico a distanza per monitorare i movimenti dell’indagato e intervenire tempestivamente in caso di violazione delle zone di sicurezza attorno alla vittima. Una volta emesso il giudizio di colpevolezza spetterà al giudice scegliere di continuare o meno il monitoraggio elettronico anche tenendo conto del comportamento dell’accusato nei mesi precedenti. E’ dunque la magistratura a valutare caso per caso.

Risultato, nel corso della sperimentazione, a fronte di una crescita costante delle denunce per violenza domestica, la diminuzione degli omicidi legati alla violenza di genere nella Comunità Autonoma di Madrid è stato pari al 33,33% (da sei a quattro) rispetto all’andamento nazionale che ha registrato un calo del 18,75%. Il tutto mentre attualmente sono in funzione 750 coppie di dispositivi. Dal 2009 sono stati confermati i successi della prima sperimentazione: nessuna delle vittime sottoposta a controllo elettronico è stata nuovamente oggetto di violenza.

Ora, l’idea, è quello di proporlo anche in Italia. “Osservando le statistiche spagnole, in occasione dell’approvazione del decreto, ci siamo resi conto che il braccialetto elettronico potrebbe essere uno strumento utile anche da noi”, sottolinea Paolo Mazzoni di 3M Italia. Il tutto nella consapevolezza che in Italia quando si parla di braccialetto elettronico il pensiero corre a precedenti polemiche sui costi esorbitanti (per lo Stato) delle convenzioni strette con le compagnie telefoniche.

In attesa di capire se la proposta verrà accolta da qualcuno in Aula, rimane però qualche dubbio.

“Questi strumenti funzionano solo so sono affiancati da un percorso di terapia psicologica”, avverte la criminologa Francesca Garbarino. E se per alcuni una delle pecche del decreto anti femminicidio è proprio quella di puntare sulla dimensione punitiva, piuttosto che sulla prevenzione, viene da chiedersi:

Cosa succede una volta che allo stalker viene tolto il braccialetto? La donna sono davvero al sicuro?

Non tutto è però da buttare. ”Strumenti tecnologici di questo tipo hanno il vantaggio almeno nei casi meno gravi di evitare il carcere. Un’esperienza che poche volte riesce a recuperare l’uomo e ad evitare recidive”, continua Gambarino.

Il tutto però senza mai dimenticare che la Convenzione di Istanbul punta molto per porre fine alla violenza domestica sulla prevenzione, sull’educazione e sulla formazione degli operatori. Due piani che in Italia sono rimasti fino ad oggi ahimè molto trascurati.

 

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