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Motivazioni sentenza Cucchi: ecco perché il "supertestimone" è inattendibile

Polizia Penitenziaria - Motivazioni sentenza Cucchi: ecco perché il


Notizia del 03/09/2013 - ROMA
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Non e' per nulla attendibile il teste Samura Yaya, compagno di cella di Stefano Cucchi che riferi' alla procura di un presunto pestaggio eseguito dagli agenti di Polizia Penitenziaria. Lo evidenzia la terza Corte d'Assise di Roma ricordando, in principio, che durante un sopralluogo svoltosi alla presenza dei pm il 21 novembre 2009, circa un mese dopo la morte di Cucchi, lo stesso cittadino africano "dichiarava di non riconoscere i luoghi in cui era stato detenuto la mattina del 16 ottobre 2009 e di non essere comunque in grado di riconoscere la cella in cui era stato trattenuto, rifiutandosi di sottoscrivere il verbale".

La testimonianza di Yaya, "se pur fornita dell'innegabile riscontro dei pantaloni sporchi di sangue che Cucchi si sarebbe arrotolato fino al ginocchio per mostrargli le escoriazioni prodottegli sulle gambe dalle percosse degli agenti di Polizia Penitenziaria, e' in aperto contrasto con talune dichiarazioni rese da alcuni carabinieri e dall'infermiere Ponzo che dimostrerebbero che il giovane aveva subito delle violenze prima di giungere nelle celle di piazzale Clodio".

Yaya "ha 'sentito' dei calci; ha 'sentito' un corpo caduto a terra; ha 'sentito' il trascinamento di un corpo. In conclusione - spiega la Corte - puo' dirsi con certezza che lo stesso abbia percepito soltanto un parlare concitato tra Cucchi e tre agenti della penitenziaria, un tramestio e il pianto di Cucchi".

Per la Corte e' importante poi sottolineare, alla luce delle dichiarazioni dei genitori di Stefano, che "nel momento della perquisizione domiciliare il giovane non presentava segni di patita violenza" e che "nel momento della convalida dell'arresto presentava evidenti segni di violenza.

Piu' arduo e' stabilire quali fossero le condizioni del giovane nella fase immediatamente precedente, cioe' quando, effettuata la perquisizione domiciliare, ancora si trovava nella custodia dei carabinieri".

AGI

 

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