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'Ndrangheta, evade il boss Pelle

Notizia del 15/09/2011 - ROMA

'Ndrangheta, evade il boss Pelle

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Il boss della 'ndrangheta Antonio Pelle, di 49 anni, detto ''vancheddu'', ma conosciuto come ''la mamma'', ritenuto il capo dell'omonimo clan di San Luca protagonista della faida culminata nella strage di Duisburg, è evaso dall'ospedale di Locri dove era ricoverato da cinque giorni.

L'evasione è avvenuta nel pomeriggio di ieri. Quando i medici si sono recati nella sua stanza si sono accorti che non c'era e che non era presente neanche in altri locali dell'ospedale.

Pelle è una delle personalità di spicco della potente cosca Pelle-Vottari di San Luca che per anni ha insanguinato la Calabria nella terribile faida con l'altra famiglia di ndrangheta, gli Strangio che era poi sfociata nella mattanza di duisburg. Pelle dopo anni di latitanza era stato acciuffato dalla Dia di Reggio Calabria. Era stato scovato in un bunker molto ben equipaggiato. Radio trasmittenti con le quali controllava i movimenti delle forze di polizia. Si documentava. Dentro il covo c'era anche il libro del procuratore Nicola Gratteri La Malapianta. Leggeva dunque quello che scriveva su di loro uno degli uomini più odiati dalla criminalità organizzata calabrese. Colui che gli stava alle calcagna e che alla fine lo ha mandato dietro le sbarre.

Per anni Pelle è stato rinchiuso nel carcere di Rebibbia ma lì ha iniziato la sua strategia per la fuga. Ha deciso di fare una cura dimagrante con pillole che pare gli venissero passate da una guardia della polizia penitenziaria. I suoi avvocati avevano fatto varie richieste di ricovero che erano state respinte dalla procura di Reggio Calabria motivate dal fatto che non mangiare fosse una sua scelta e anche perchè si sarebbe creato un precedente pericoloso. Ma il boss era riuscito nell'intento di arrivare al di sotto dei 50 kili e fatidicamente era arrivato il momento del ricovero nell'ospedale di Locri. Da dove oggi il boss ha preso il volo. Probabilmente con aiuti dentro e fuori il nosocomio.

Pelle scontava una condanna a 13 anni di reclusione per associazione mafiosa nell'ambito del procedimento contro le cosche Nirta-Strangio e Pelle-Vottari.

 

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