Gennaio 2017
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Nicolò Amato aveva le lacrime agli occhi quando lo cacciarono: Fazzioli testimonia al processo di Palermo

Polizia Penitenziaria - Nicolò Amato aveva le lacrime agli occhi quando lo cacciarono: Fazzioli testimonia al processo di Palermo


Notizia del 16/01/2015 - PALERMO
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Quando l'ex capo del Dap Nicolò Amato, nel giugno del 1993, venne a sapere dal Ministero della Giustizia di essere stato sostituito nella sua funzione al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria "era molto arrabbiato, offeso, dispiaciuto. Aveva quasi le lacrime agli occhi".

A raccontarlo in aula, al processo per la trattativa tra Stato e mafia, è oggi Edoardo Fazzioli, ex vice capo del Dap, all'epoca di Amato.

"Una sera nel giugno 1993 Amato venne da me e mi disse tutto agitato: "Edoardo, ci hanno fregati", era davvero molto dispiaciuto e offeso. In ufficio quasi piangeva. Il Dap lo aveva creati lui". Rispondendo alle domande del pm Nino Di Matteo, Fazzioli, spiega di avere pensato che la sostituzione di Amato fosse dovuta al fatto che "era riuscito a farsi odiare da tutti i colleghi del Ministero e dai vari ministri che si erano succeduti. C'era questo scontro di personalità".

E racconta: "Io avevo incontrato il ministro della Giustizia Giovanni Conso proprio quella mattina. Il ministro mi baciò e alla sera accade questo fatto. Nessuno poteva immaginare che sarebbe accaduto. Io ho sempre pensato che fosse una questione personale tra l'allora Presidente della Repubblica Scalfaro e Amato".

Secondo i magistrati che rappresentano l'accusa nel processo trattativa, il carcere duro previsto dall'articolo 41 bis sarebbe stato proprio uno dei punti nodali della trattativa Stato-mafia. La sostituzione - nel governo presieduto da Giuliano Amato - di Claudio Martelli con Giovanni Conso al ministero della Giustizia e di Vincenzo Scotti con Nicolò Mancino al ministero dell'Interno sarebbe stato il primo segnale.

A cui sarebbe seguita la nomina, come direttore del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, di Adalberto Capriotti al posto di Nicolò Amato e di Francesco Di Maggio che sostituì il vicedirettore Edoardo Fazzioli. Tutto ciò avrebbe portato, secondo l'accusa, al mancato rinnovo, il 2 novembre del 1993, per 334 detenuti, del regime del 41 bis.

L'ex vicecapo del Dap Edoardo Fazzioli non ricorda bene il contenuto dell'esposto inviato in quel periodo da un gruppo di familiari di mafiosi trasferiti nel carcere di massima sicurezza di Pianosa al Presidente Repubblica. Come ricordo il pm Di Matteo nell'esposto venne "stigmatizzato il comportamento del direttore del Dap di allora Amato definito un dittatore". E Fazzioli: "Ricordo di esserne venuto a conoscenza ma non era eccezionale che alcuni detenuti si dolessero del sistema penitenziario di Pianosa. A Pianosa vennero mandati agenti speciali, persone scelte che si sacrificavano, facevano rispettare le regole. Le carceri italiane non sono quelle francesi. Capisco il contenuto dell'esposto".

Quando il pm Di Matteo gli mostra il documento, Fazzioli dice: "di solito quando mi passavano le carte ci mettevo la mia sigla per mandarlo alla segreteria sicurezza, non vedendo qui niente mi conferma che non l'ho mai visto. Non so se Amato ne era a conoscenza. Non ricordo se Amato me ne parlò".

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