Settembre 2017
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Omicida evade da permesso premio: si era laureato in carcere, era considerato un detenuto modello

Polizia Penitenziaria - Omicida evade da permesso premio: si era laureato in carcere, era considerato un detenuto modello


Notizia del 30/09/2017 - PADOVA
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Nonostante una pesante condanna alle spalle per omicidio e un fine pena previsto per il 26 maggio 2024, detenuto modello per tutti. Tanto da conquistare il 16 giugno scorso una laurea in Filosofia all’università di Padova con il massimo dei voti discutendo una tesi sulla filosofa e scrittrice francese Simone Weil, dopo aver conseguito la maturità all’Itc Einaudi.

Non a caso era stato definito «un esempio altamente positivo in tutta Italia di come possa e debba essere organizzato il reinserimento del detenuto nella società civile attraverso l’offerta di studi». Tre mesi più tardi, il 27 settembre, il tradimento: s’è volatilizzato durante un permesso di tre giorni e mezzo da trascorrere nella comunità “Piccoli Passi”, a Padova, in via Po 261, poco lontano dal carcere Due Palazzi.

Una macchina lo attendeva all’esterno della struttura, e lui è s’è infilato nell’abitacolo in tutta tranquillità, benché dovesse essere sempre scortato. E poi via, probabilmente verso la Serbia il paese d’origine.

Ora chi lo troverà più Boris Rasnik, 43 anni il prossimo 6 ottobre originario di Belgrado, alias Goram Hauk e, ancora, Kristian Vuktic solo per citare qualche esempio, in totale una trentina di generalità false? Come è possibile che un recluso con un curriculum così pesante possa eclissarsi da un istante all’altro sotto gli occhi di chi ne aveva la responsabilità?

Dietro le sbarre dal 9 ottobre 2003 in seguito all’estradizione dalla Germania, era stato condannato a 23 anni di reclusione a Torino per aver ucciso a colpi di pistola, nel 1996, un connazionale durante una lite; poi un’altra condanna di 4 anni per furti e altri crimini commessi in diverse città d'Italia.

È il 23 agosto scorso quando il tribunale di Sorveglianza di Padova concede il permesso premio. «Il detenuto uscirà dalla casa di reclusione alle 9 del 26 settembre e vi farà rientro non dopo le ore 18 del 29 settembre accompagnato da un volontario della struttura».

Il 31 luglio Rasnik aveva presentato la richiesta di permesso «per potersi recare nella comunità “Piccoli passi” con possibilità di uscire qualche ora della giornata per piccoli acquisti a Padova sempre accompagnato dai volontari per tutta la durata del permesso o per mangiare una pizza con la famiglia proveniente dalla Germania e da Belgrado».

 Condotta impeccabile dentro il penitenziario, per il serbo è arrivato il via libera «rilevato che non vengono segnalate irregolarità comportamentali in ambito intramurario...» si legge nel decreto del tribunale di Sorveglianza, «preso atto della corretta fruizione dei precedenti permessi concessi e ritenuta l’opportunità di consentire all’interessato la prosecuzione dell’esperienza premiale allo scopo di coltivare i propri interessi socio-riabilitativi e familiari... avuta la disponibilità della struttura e il parere favorevole del direttore».

Chiare le prescrizioni da rispettare rivolte tanto al detenuto quanto ai responsabili della comunità ospitante: Rasnik era autorizzato a «uscire dalla struttura tre ore al giorno per tutti i giorni di permesso purché sempre accompagnato dai volontari disponibili o dai familiari, rimanendo nel territorio comunale di Padova e potendo sconfinare in quello di Limena esclusivamente per l’impiego del mezzo pubblico..»

E ancora: «Non si accompagnerà a pregiudicati o tossicodipendenti, esclusi gli altri ospiti; non assumerà stupefacenti o alcolici; sarà prelevato e accompagnato in istituto da un operatore de “I Piccoli passi”».

E, allora, come è giustificabile quella fuga? Che garanzie sono in grado di offrire le comunità che ospitano i detenuti in permesso, strutture private alle quali di fatto sono demandati la rieducazione e il controllo delle persone condannate tanto per guida in stato di ebrezza quanto per un assassinio?

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