Febbraio 2017
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Omicidio del Maresciallo dei Carabinieri Silvio Mirarchi: arrestato il responsabile

Polizia Penitenziaria - Omicidio del Maresciallo dei Carabinieri Silvio Mirarchi: arrestato il responsabile


Notizia del 23/06/2016 - TRAPANI
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Marsala, 23 giu - I Carabinieri del Comando Provinciale di Trapani, unitamente a militari del ROS e dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria, hanno tratto in arresto, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in carcere, Nicolò GIRGENTI, classe 71, agricoltore, incensurato, ritenuto responsabile dell’omicidio del Maresciallo Capo dei Carabinieri Silvio MIRARCHI.

Il provvedimento cautelare,emesso dal Gip del Tribunale di Marsala, Annalisa AMATO, su richiesta della locale Procura della Repubblica diretta da Vincenzo PANTALEO, giunge al culmine di un’intensa attività investigativa, coordinata dal Sostituto Procuratore Anna Sessa e sviluppata immediatamente dopo il ferimento del Maresciallo MIRARCHI dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Trapani e dal Nucleo Operativo della Compagnia di Marsala, con il supporto del Reparto Investigazioni Scientifiche di Messina.

 

La sera del 31 maggio scorso, l’Ispettore dell’Arma, unitamente ad un altro collega, era impegnato in un servizio di Polizia Giudiziaria, organizzato dalla Compagnia Carabinieri di Marsala, nelle aree rurali del centro lilibetano.

 

I militari, mentre erano appostati in un fondo agricolo di C.daVintrischi, intorno alle 21.30, udivanovoci e rumori provenienti da alcune serre poco distanti.

 

Nel tentativo di controllare cosa stesse accadendo, si avvicinavano e dopo essersi qualificati ed aver intimato l’alt, venivano immediatamente investiti da numerosi colpi di arma da fuoco, uno dei quali colpiva alla zona renale il Maresciallo MIRARCHI.

 

Trasportato presso l’ospedale di Marsala, veniva sottoposto ad un primo intervento chirurgico e poi trasportato in elisoccorso presso l’Ospedale Civico di Palermo ove, nuovamente sottoposto ad intervento chirurgico, decedeva nel pomeriggio del 1° giugno.

 

L’attività investigativa, immediatamente sviluppata, permetteva di trarre in arresto, già nelle ore successive, il pregiudicato Francesco D’ARRIGO, quale responsabile della coltivazione dello stupefacente, ma anche di individuare un primo sospettato proprio in Nicolò GIRGENTI.

 

Egli era, infatti, fino allo scorso mese di marzo, il gestore delle serre e presidente di una società cooperativa a cui le stesse erano state concesse in affitto. Tale carica e gestione veniva poi ceduta da GIRGENTI al D’ARRIGO.

 

Il GIRGENTI, interrogato nell’immediatezza, forniva però una descrizione dei suoi movimenti, effettuati a cavallo dell’evento criminoso, assolutamente non veritiera rispetto all’esito dei riscontri eseguiti dai Carabinieri.

 

GIRGENTI, infatti, riferiva di essere rimasto a casa tutta la sera e di essersi addormentato intorno alle 22.00, quando, invece, in realtà, l’analisi dei tabulati del suo telefono hanno dimostrato che era sveglio e soprattutto che la sua utenza agganciava la cella compatibile con il luogo dell’omicidio.

 

Inoltre, la sua autovettura veniva ripresa transitare da due telecamere a circuito chiuso, rinvenute dai Carabinieri, lungo la possibile via di fuga dal luogo dell’omicidio, proprio nei minuti successivi all’esplosione dei colpi di pistola.

 

Ma anche un’altra prova fondamentale è stata acquisita dai militari dell’Arma nei confronti di Nicolò GIRGENTI: veniva sottoposto allo STUB, ovvero il tampone utile per la rilevazione di tracce da sparo, che, analizzato successivamente presso i laboratori del RIS di Messina, dava esito positivo. Infatti, numerose tracce univoche di polvere da sparo si rinvenivano anche sugli indumenti del GIRGENTI, sequestrati dai Carabinieri poco prima che lo stesso riuscisse a lavarli.

 

Le indagini hanno dimostrato, altresì, che GIRGENTI non era estraneo alla piantagione di marjuana coltivata dal D’ARRIGO, bensì ne era socio, ma infedele. Infatti, approfittando dell’assenza del partinicese nelle ore serali e notturne, stava trafugando, insieme ad altri complici, le piante dalle serre.

 

A riprova di ciò, egli, in una conversazione intercettata sulla sua utenza telefonica, afferma che in quella coltura aveva investito tanto e si rammaricava solo dell’"inferno" che ne era derivato. Nessuna parola di rammarico era rivolta nei confronti del Maresciallo MIRARCHI. Le attività investigative continuano incessantemente per assicurare alla giustizia anche gli altri complici coinvolti nell’efferato omicidio.

 

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