Gennaio 2017
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Perrone ancora in fuga: stop ai posti di blocco, ora si indaga sui possibili collegamenti esterni

Polizia Penitenziaria - Perrone ancora in fuga: stop ai posti di blocco, ora si indaga sui possibili collegamenti esterni


Notizia del 10/11/2015 - LECCE
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Indagini mirate e niente più posti di blocco per strada. Con controlli estesi anche nei paesi balcanici.

Nel frattempo emerge l’indiscrezione che Fabio Perrone aveva già progettato di evadere dal carcere salentino di Borgo San Nicola, dov’era detenuto. In un’informativa inviata alla Procura di Lecce nel giugno scorso, infatti, veniva segnalato un possibile piano di fuga del detenuto in occasione dell’udienza del 23 giugno scorso, al termine della quale Perrone è stato condannato all’ergastolo col rito abbreviato per il delitto del montenegrino Fatmin Makovic e del tentato omicidio del figlio 16enne.

L’informativa venne subito comunicata al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e ai responsabili locali. Il giorno del processo vennero intensificati i controlli e le misure di sicurezza, ma non accadde nulla. 

Rimane, però, l’interrogativo. Alla luce di questo precedente come mai venerdì mattina Perrone è stato accompagnato in ospedale da due soli Poliziotti penitenziari?

Un’indiscrezione confermata dallo stesso Procuratore Capo Cataldo Motta che, raggiunto telefonicamente, parla “di una segnalazione acquisita tramite un informatore”. Già in mattinata il procuratore aveva dichiarato ai nostri microfoni.

Sono ormai trascorsi tre giorni dalla fuga di Perrone, a che punto sono le ricerche?

Non abbiamo avuto grande fortuna necessaria, a volte, per chiudere questo tipo di indagini in tempi breve. Le ricerche continuano ma abbiamo cambiato metodo. Non saranno più generalizzate ma mirate. Quelle generalizzate possono servire solo nei tempi immediatamente successivi all’evasione. Non abbiamo ritrovato la macchina il che fa ritenere che possa essere ancora con l’auto e che si trovi all’estero. Non siamo, però, nelle condizioni di accertare con sicurezza se abbia attraversato il Canale d’Otranto e si sia portato al di là dell’Adriatico.

Quindi Perrone si è potuto imbarcare su qualche nave con l’auto rapinata?

Solo così si è potuto muovere perché girare con una macchina rapinata non è l’ideale per un latitante. A me il fatto che l’auto non sia stata ritrovata suona come un campanello d’allarme sulla possibilità che Perrone abbia potuto abbandonare il nostro territorio. La macchina, ad un certo punto, sarebbe uscita fuori. E su una nave chi si mette a verificare se una macchina è stata rubata oppure no?

Procuratore, quando dice indagini mirate intende che non ci saranno più posti di blocco per strada?

Sì. Niente più posti di blocco o ricerche indiscriminate perché a distanza di giorni non sortiscono più effetto. Anche perché subito dopo l’evasione non abbiamo accertato quale direzione di fuga abbia preso.

In questi giorni le forze dell’ordine hanno raccolto decine e decine di segnalazioni sulla presenza di Perrone nel territorio. Qulcuna è stata ritenuta fondata?

Io credo che nessuno abbia realmente visto Perrone. Abbiamo raccolto segnalazioni che l’evaso si potesse trovare anche contestualmente in località molto lontane tra loro. E’ difficile ricercare una persona attraverso le sole caratteristiche fisiche. Così come è inutile dopo i primi giorni cercare un latitante con interventi generalizzati e non mirati. Probabilmente avrà avuto degli appoggi. Forse non nella fase iniziale dell’evasione che ritengo sia stata occasionale ma nelle battute successive.

Perrone in tutti questi anni di carcere ha potuto mantenere contatti con la criminalità organizzata?

E’ detenuto ormai da tempo. Potrebbe avere mantenuto i rapporti così come potrebbe averli recisi. Certo la detenzione non interrompe del tutto le comunicazioni con l’esterno. Per cui è possibile che abbia mantenuto dei rapporti che lo stiano agevolando nella latitanza.

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