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Polizia Penitenziaria sequestra lettere dei detenuti di Lecce senza autorizzazione del magistrato: prove inutilizzabili

Polizia Penitenziaria - Polizia Penitenziaria sequestra lettere dei detenuti di Lecce senza autorizzazione del magistrato: prove inutilizzabili


Notizia del 25/01/2015 - LECCE
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Un fitto carteggio di missive tra detenuti leccesi sequestrato dal pubblico ministero senza un provvedimento del giudice competente. Il Tribunale del Riesame ha accolto il ricorso presentato dagli avvocatiDonata Perrone e Ladislao Massari per conto di Alessandro Ancora, 35enne di Giorgilorio,arrestato il 17 novembre nell’ambito dell’operazione “Eclissi” con le accuse di associazione a delinquere di stampo mafioso e associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti.

La dichiarata inutilizzabilità della corrispondenza riguardava la corrispondenza sequestrata dagli agenti della Polizia Penitenziaria inoltrata da Gioele Greco a Marco Malinconico e di una seconda missiva destinata ad Antonio Pepe, conosciuto anche come “Totti” e al boss Maurizio Briganti nonchè della corrispondenza indirizzata da Pepe allo stesso Ancora. Nello specifico la difesa dell’indagato ha sollevato l’eccezione di inutilizzabilità probatoria della corrispondenza epistolare acquisita dalla Polizia Penitenziaria della Casa Circondariale di Lecce sottoposta ad apertura e sequestro da parte del pubblico ministero. Un’azione in palese violazione dell’articolo 15 della Costituzione che sancisce come “la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili”. Non solo sarebbero stati violati anche alcuni articoli legati alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e all’ordinamento penitenziario.

Nel ricorso il cuore delle motivazioni con cui è stato richiesto il dissequestro delle missive è assorbito da un considerazione piuttosto semplice: i provvedimenti limitativi di controllo del contenuto delle buste che racchiudono la corrispondenza vengono emessi, su richiesta del pm, o su proposta del direttore dell’istituto, dal magistrato di sorveglianza, dal giudice che procede o dal Presidente del Tribunale o della Corte d’Assise a seconda che il provvedimento riguardi soggetti indagati, imputati o condannati nelle varie fasi del giudizio. In questo specifico sequestro, tale giudice non è mai intervenuto, dal momento che una volta acquisiti dalla Polizia Penitenziaria i plichi contenenti la corrispondenza, sono stati trasmessi al solo pubblico ministero il quale ha provveduto all’apertura della corrispondenza ed al contestuale sequestro.

E il Riesame ha accolto l’istanza degli avvocati. Senza un provvedimento del giudice i detenuti possono comunicare fra loro.

corrieresalentino.it

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