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Poliziotto penitenziario condannato a 4 anni e otto mesi per aver favorito la detenzione di Nicola Cosentino

Polizia Penitenziaria - Poliziotto penitenziario condannato a 4 anni e otto mesi per aver favorito la detenzione di Nicola Cosentino


Notizia del 22/01/2016 - NAPOLI
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Condannata a 2 anni e 4 mesi Marisa Esposito, la moglie di Nicola Cosentino dal gup Santoro del Tribunale di Napoli Nord nell’ambito del processo con rito abbreviato su un caso di corruzione di un Poliziotto penitenziario del carcere di Napoli di Secondigliano.

Quattro anni e otto mesi, invece, per l’agente di Polizia Penitenziaria Umberto Vitale e tre anni e due mesi per Giuseppe Esposito, cognato di Cosentino.

Il pm, Paola da Forno, in fase di requisitoria aveva chiesto 2 anni e otto mesi per la consorte di Cosentino, 5 anni e quattro mesi per l’agente Vitale e 4 anni e otto mesi per Giuseppe Esposito, cognato dell’ex parlamentare e fratello di Marisa Esposito.

Le indagini, condotte dai carabinieri di Caserta, avviate dai pm del pool anticamorra di Napoli Fabrizio Vanorio e Antonello Ardituro, oggi al Csm, il 29 aprile del 2015 portarono al quarto ordine di arresto per l’ex numero uno del Pdl in Campania, l’unico a non aver scelto il rito abbreviato. Un’inchiesta che nasce quando Cosentino, alla fine del 2013, venne scarcerato. Intercettazioni telefoniche, ambientali, pedinamenti, portano gli inquirenti su un nuovo filone: alcuni agenti del carcere di Secondigliano avrebbero favorito l’ex deputato facendo entrare nella sua cella medicine, prodotti alimentari, capi di abbigliamento, ma anche passeggiate notturne nei corridoi del carcere non previste dal regolamento. In cambio, avrebbero ottenuto soldi e posti di lavoro.

L’intermediario, secondo l’accusa, tra Cosentino e gli agenti, sarebbe stato il cognato. Gli incontri, tra Esposito e Vitale, che avvenivano all’interno di un distributore di benzina di Succivo, vennero filmati. L’accusa per Marisa Esposito era legata sostanzialmente a quella “mazzetta” di cui parla al telefono con il fratello. “Gliel’hai data la mazzetta che ti ho dato?”, questa la frase intercettata. In fase di interrogatorio, la donna diede una sua versione dei fatti in merito. Spiego’ che si riferiva al regalo economico, che lei solitamente definisce “mazzetta”, che dava regolarmente al figlio del fratello.

casertace.net

 

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