Febbraio 2017
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Poliziotto penitenziario condannato a 7 mesi di reclusione per suicidio di un detenuto: omicidio colposo e abuso di autorità

Polizia Penitenziaria - Poliziotto penitenziario condannato a 7 mesi di reclusione per suicidio di un detenuto: omicidio colposo e abuso di autorità


Notizia del 15/07/2016 - VENEZIA
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Accusato di omicidio colposo e abuso d'autorità. Assolto un collega della Penitenziaria. L'ispettore della Polizia Penitenziaria Stefano Di Loreto è stato condannato ieri a sette mesi di reclusione, mentre il collega Leonardo Nardino è stato assolto per non aver commesso il fatto. Infine, per il Vice Sovrintendente Francesco Sacco il giudice monocratico di Venezia Daniela Defazio ha dichiarato prescritto il reato.

Di Loreto doveva rispondere di omicidio colposo (4 mesi) e abuso di autorità (tre mesi). L'accusa, dalla quale la Comandante della Penitenziaria (in un primo momento condannata) è stata poi assolta dalla Corte d'appello, era pesante: avrebbero rinchiuso in una cella di punizione, visto che era senza acqua, senza luce e senza riscaldamento, non c'erano i sanitari, non c'era il letto e una sedia, i detenuti con comportamenti "devianti, conflittuali o autolesionistici". E nella 408, dopo aver tentato il suicidio, c'era finito anche il 28enne marocchino Cherib Debibyaui, che il 5 marzo 2009 in quella cella si è impiccato. Sul banco degli indagati c'erano finiti in cinque.

Di Loreto, stando al capo d'imputazione, a causa del tentativo di suicidio di Cherib, sventato da altri due detenuti che erano in cella con lui, lo avrebbe trasferito nella cella di punizione, dove facendo a strisce con i denti la coperta dopo 62 ore di isolamento era riuscito ad impiccarsi al chiavistello della finestra. Inizialmente, la Comandante degli agenti avrebbe avallato la decisione del sottoposto e non avrebbe disposto la sorveglianza sul detenuto a rischio.

La stessa sorte avrebbero subito nel corso del 2008 e del 2009 altri detenuti, in particolare, il tunisino Kais Latrach (rinchiuso nella cella 408 per 25 ore una prima volta e per altre 32 una seconda), il tagiko Omar Basaev (per 175 ore), il romeno Ilie Paval (per 46 ore), gli iracheni Mohamed Sami (per 30 ore una prima volta e per altre 121 una seconda) e Karim Eddi (per 9 ore). E in quella cella ci sarebbero finiti non solo chi danneggiava le suppellettili o litigava con gli altri, ma anche chi, come il 28enne Cerib, aveva cercato di uccidersi.

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