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Poliziotto penitenziario e poi camorrista: il pentito racconta come ha avvelenato i terreni della Campania

Polizia Penitenziaria - Poliziotto penitenziario e poi camorrista: il pentito racconta come ha avvelenato i terreni della Campania


Notizia del 23/09/2014 - NAPOLI
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“Abbiamo riempito la Campania con tonnellate di veleni, provenienti da ogni parte d’Italia. Ad esempio le ceneri degli inceneritori del Nord, gli scarti dell’Italsider di Taranto, la calce spenta dell’Enel di Brindisi e di Napoli, i veleni dell’Acna di Cengio e tanti altri rifiuti tossici”. Dal carcere dov’è ancora detenuto in attesa della scarcerazione, il pentito Gaetano Vassallo ripete la sua ricostruzione sull’avvelenamento dell’ambiente tra la provincia di Napoli e quella di Caserta. 
L’ex imprenditore di camorra che si era specializzato nel trasporto e nello smaltimento dei rifiuti industriali per conto dei clan casalesi, nel parla al giornalista del Fatto quotidiano. Si tratta di circostanze già note e già verbalizzate da tempo dai pm della Dda napoletana Giovanni Conzo, Maria Cristina Ribera e Alessandro Milita.

Per almeno trent’anni, stando ai suoi racconti, una consorteria politico-affaristico-mafioso ha guadagnato miliardi di vecchie lire inquinando in maniera spesso irrecuperabile milioni di metri cubi di terreno agricolo falde acquifere comprese. “Non abbiamo mai steso un telo di protezione dentro le discariche” spiega infatti il pentito, confermando l’inquinamento delle falde acquifere negli sversatoi che hanno inghiottito tonnellate di schifezze che venivano subito dopo mischiate al terreno da riporto per meglio mimetizzarle. Vassallo racconta che all’inizio, nel 1980, lavorava al Nord come agente di Polizia Penitenziaria. Ma ben presto si rese conto che sfruttando una discarica di sua proprietà a Giugliano, guadagnava molto di più.

“Così mi licenziai e tornai al mio paese”. Da quel momento inizia un trentennio di lucrosi affari grazie a protezioni politico-istituzionali del territorio e alla “efficienza” organizzativa dei clan casalesi. Una buca dopo l’altra mentre i terreni venivano riempiti di veleni – “ma non abbiamo mai interrato scorie radioattive” chiarisce il pentito – la lobby della monnezza industriale si arricchiva. Nessun problema per le autorizzazioni “Ci davano tutti i permessi di cui avevamo bisogno” chiarisce. “Era un pozzo senza fondo, guadagnavo qualcosa come 150 milioni di lire al giorno” ricorda ora il collaboratore di giustizia. Nel ’93 sembrava tutto finito: Vassallo e altri affaristi del rifiuto vennero arrestati nell’operazione “Adelphi”, una delle prime e più importanti inchieste sul traffico di veleni in Campania. “Io ero colpevole ma fui prosciolto – dice – se fossi stato condannato la Campania si sarebbe risparmiata altri 15 anni di veleni”.

corrieredelmezzogiorno.corriere.it

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