Aprile 2017
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Riapre a Roma il carcere Tullianum dove la tradizione vuole fossero rinchiusi gli Apostoli Pietro e Paolo

Polizia Penitenziaria - Riapre a Roma il carcere Tullianum dove la tradizione vuole fossero rinchiusi gli Apostoli Pietro e Paolo


Notizia del 14/07/2016 - ROMA
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«Lei sa dove sta camminando? Qui sotto c’è l’entrata di epoca romana del carcere, e qui sopra c’è la chiesa di San Giuseppe dei Falegnami». L’archeologa Patrizia Fortini cerca di spiegare in parole semplici gli strati di secoli di storia accatastati sul Carcer Tullianum, noto come carcere Mamertino, che fu anche uno dei primi luoghi di segregazione della storia. Il sito archeologico, che guarda da vicino il Foro Romano, e dove si crede sia stato recluso San Pietro, ha riaperto al pubblico, con un museo nuovo di zecca e tanti, tanti reperti, che raccontano la complessità di Roma, sin dall’età del Ferro. Tra le scoperte più importanti tre sepolture il primo limone che testimonia la presenza della pianta anche in Europa. 

Tra storia e fede  

«Riapriamo dopo tre campagne archeologiche e un giro di restauri, condotti con la direzione scientifica dell’archeologa Patrizia Fortini. Riapriamo un luogo di storia e di fede, simbolico sin dai tempi antichi – spiega Francesco Prosperetti, Soprintendente per l’area archeologica centrale di Roma-. Le indagini archeologiche degli ultimi anni ci restituiscono non solo un monumento celeberrimo, ma la sua straordinaria vicenda, legata a doppio filo con le origini di Roma e l’intera storia della città. Grazie alla collaborazione con l’Opera Romana Pellegrinaggi, che gestirà il sito, apriamo anche un nuovo museo e un ingresso al Foro Romano di cui il Carcer Tullianum in origine faceva parte». La storia del carcere inizia nel IX secolo a.C. La presenza di una sorgente, l’acqua Tulliana, che risale ancora oggi, insieme al rinvenimento di un deposito votivo (che contiene resti animali e vegetali risalenti al I secolo d.C.) in una fossa scavata nel pavimento antico, dimostrano la sacralizzazione dell’edificio che le fonti fanno risalire al re Servio Tullio. L’edifico diviene luogo di segregazione nel VII secolo a.C., e li vengono imprigionati i nemici dell’Urbs (tra gli altri anche il capo dei Galli Vercingetorige). Una volta gettati nella botola del Carcer i “nemici” venivano consegnati all’oblio e dimenticati per sempre. Il complesso che comprende il Carcer e il Tullianum viene poi monumentalizzato tra Augusto e Tiberio. Persa la suo funzione di prigione, nel VII secolo d.C. il Carcer Tullianum diventa luogo di culto cristiano, perché qui, come la tradizione vuole, furono reclusi gli apostoli Pietro e Paolo (la chiesa di San Pietro in Carcere ne è la testimonianza). “Questo luogo–spiega Monsignor Liberio Andreatta, vice presidente dell’Opera Romana Pellegrinaggi – è stato luogo di detenzione di San Pietro, che fece scaturire l’acqua che utilizzò per battezzare i reclusi e i carcerieri”. L’attuale sistemazione dell’edificio prende il via nel 1540, quando viene edificata sopra al Carcer Tullianum la chiesa San Giuseppe dei Falegnami., presente in un affresco datato XIII secolo. 

Le scoperte  

Tra le scoperte più importanti del Carcer Tullianum c’è un limone, racchiuso nella fossa votiva insieme ai resti di vegetali, di maialini giovani, tutti esposti nelle teche del Museo. Questo è il più antico esemplare della pianta di limone rinvenuta in un contesto archeologico in Europa del frutto originariamente asiatico. Tre sepolture, risalenti all’età del Ferro: un uomo con le mani legate, una donna e una bambina. Infine una delle prime raffigurazioni della Madonna della Misericordia, presente in un affresco datato XIII secolo. «Portata alla luce proprio nell’anno del Giubileo della Misericordia» – nota qualcuno. «Abbiamo lavorato con le università – spiega Fortini-, con i dipartimenti di chimica e fisica. Abbiamo cercato di far comprendere la storia di questo sito, e delle sue stratificazioni, facendo delle ricostruzioni. In questo luogo oggi si entra nel cuore della storia». 

La tecnologia al servizio della storia  

Il sito raccoglie molti reperti antichi, ma è anche il segno della modernità e della tecnologia, di cui oggi i musei del mondo non possono farne a meno. Giovani Startupper dall’azienda Visivalab e della Start Up Oniride hanno curato il design, il restauro e i servizi multimediali all’avanguardia del Carcer Tullianum. Così è possibile, con un tablet consegnato al visitatore all’entrata, ricostruire l’iconografia del luogo con la realtà aumentata. Tre animazioni, tra cui un vero e proprio cartone, ridanno vita ai reperti e a quelle persone ritrovate sepolte da secoli e secoli.  

lastampa.it

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