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Rissa e lancio di oggetti tra detenuti a Trieste: la Polizia Penitenziaria usa gli idranti per riportare ordine

Polizia Penitenziaria - Rissa e lancio di oggetti tra detenuti a Trieste: la Polizia Penitenziaria usa gli idranti per riportare ordine


Notizia del 29/01/2016 - TRIESTE
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Maxi rissa in carcere tra detenuti di origine rumena e magrebina. Ferito in maniera grave un detenuto al quale con un calcio è stata spaccata la milza. È stato trasportato d’urgenza all’ospedale di Cattinara. È successo l’altro pomeriggio nel terzo tratto del secondo piano. E non è stato semplice per gli agenti della Polizia Penitenziaria riportare l’ordine.

Tutto è iniziato con uno screzio, forse una battuta, non gradita siuramente. Ma in un clima particolarmente teso è stata come una miccia. Così dalle parole i protagonisti di quella che poi è diventata una rissa da far west sono passati alle botte. È stato un fuggi fuggi generale con il lancio di oggetti come sgabelli, mazze di scopa, caffettiere, bombolette da fornello.

Nella rissa è stata coinvolta una decina di reclusi sui 40 che sono ristretti in quell’ala. Tutto questo mentre per riportare l’ordine sono stati usati gli idranti dagli agenti. Il detenuto ferito è stato trasportato da un’ambulanza del 118 al Pronto soccorso. Attualmente nel carcere vivono 195 detenuti (comprese 19 donne). La capienza complessiva è di 139 posti letto. Sono 110 gli stranieri presenti.

Non nasconde le sue preoccupazioni per l’accaduto Giovanni Altomare, segretario regionale sindacato Sappe, che ha reso noto l’accaduto: «Solamente grazie al pronto intervento dei colleghi è stato interrotto il lancio di oggetti con l’ausilio dell'idrante, per poi consentire loro di rinchiudere immediatamente i detenuti nelle rispettive celle per ripristinare l’ordine». Continua: «I baschi azzurri della Penitenziaria sono stati bravi a evitare gravi conseguenze. A loro va l’apprezzamento e la solidarietà del sindacato Sappe».

Aggiunge Donato Capece, segretario generale dello stesso sindacato: «Le carceri sono più sicure assumendo gli agenti di Polizia Penitenziaria che mancano, finanziando gli interventi per far funzionare i sistemi antiscavalcamento, potenziando i livelli di sicurezza, espellendo i detenuti stranieri. Altro che la vigilanza dinamica, che vorrebbe meno ore i detenuti in cella senza però fare alcunchè. Al superamento del concetto dello spazio di perimetrazione della cella e alla maggiore apertura per i detenuti deve associarsi la necessità che questi svolgano attività lavorativa e che il personale di Penitenziaria sia esentato da responsabilità derivanti da un servizio svolto in modo dinamico». Poi chiude: «Le idee e i progetti dell’amministrazione penitenziaria, in questa direzione, si confermano ogni giorno di più fallimentari e sbagliati così come ribadiamo che per il Sappe è fondamentale espellere i detenuti stranieri facendo scontare loro la pena nelle prigioni dei paesi di origine».

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