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Sappe: “Con il governo Monti più detenuti in Liguria"

Polizia Penitenziaria - Sappe: “Con il governo Monti più detenuti in Liguria


Notizia del 13/11/2012 - GENOVA
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"A un anno dall’insediamento del Governo Monti, è possibile sostenere che l’Esecutivo tecnico in carica ha ottenuto ben pochi risultati per contrastare questa grave criticità. Tanto per capirci: i detenuti presenti nelle nostre carceri nei giorni della nascita del Governo tecnico erano 68.047 (alla data del 30.11.2011); pochi giorni fa, il 31 ottobre 2012, erano 66.811: un decremento di soli 1.236 soggetti, una flessione pressochè impercettibile se si considera che i posti letto regolamentari detentivi sono poco più di 45mila.

In Liguria, poi, è andata ancora peggio perché ci sono più detenuti di undici mesi fa: nelle 7 carcere liguri avevamo il 30 novembre 2011 1.848 detenuti: oggi ne abbiamo 1.924! Ed anche sul fronte della delinquenza minorile la situazione è oggettivamente allarmante, se si pensa che pur non essendoci un carcere minorile in regione è stato registrato un flusso di utenza per circa 100 minori arrestati e transitati dal Centro di Prima Accoglienza di Genova".

Lo dichiara Roberto Martinelli, segretario generale aggiunto del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, a margine del convegno della Regione Liguria "La rete che unisce: il patto di sussidiarietà della Liguria in area penale" sulle iniziative di supporto a detenuti in corso di svolgimento a Genova.

“Va detto che purtroppo la Regione Liguria non si è certo distinta fino ad oggi per un significativo impegno ed una altrettanto apprezzabile sensibilità verso i temi del carcere, dei detenuti e della Polizia penitenziari, anzi. Le promesse fatteci tempo fa dall’Assessore regionale Montaldo di presentare una complessiva piattaforma sui temi penitenziari della sanità, dell’edilizia e della formazione tali sono rimaste: e cioè promesse. Eppure il carcere potrebbe dare molto al territorio: penso, ad esempio, ad un impiego massiccio di detenuti in progetti per il recupero del patrimonio ambientale occupandosi, ad esempio, proprio della manutenzione dei parchi e delle strade della città, della pulizia dei greti dei torrenti e delle spiagge della nostra Regione” commenta critico Martinelli che aggiunge: “come il fatto che i detenuti non siano impiegati in attività lavorative o comunque utili alla società (come i lavori di pubblica utilità) favorisce l’ozio in carcere e l’acuirsi delle tensioni.

In Liguria lavora solamente 1 detenuto su 5, e per di più per poche ore al giorno. Sul tema del lavoro in carcere c’è profonda ipocrisia.

Tutti, politici in testa, sostengono che i detenuti devono lavorare: ma poi, di fatto, a lavorare nelle carceri oggi è una percentuale davvero irrisoria di detenuti (circa il 20% dei ristretti). Gli altri stanno 20 ore al giorno chiusi in cella e questo favorisce una tensione detentiva fatta di risse, aggressioni, suicidi e tentativi suicidi, rivolte ed evasioni che genera condizioni di lavoro dure, difficili e stressanti per le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria, sotto organico di ben 7mila unità a livello nazionale e circa 400 in Liguria.

Giusto per dare due numeri: Dal 1 gennaio al 30 giugno 2012 in Liguria 21 detenuti hanno tentato il suicidio (erano stati 33 in tutto il 2011), 218 gli atti di autolesionismo - ingestione di corpi estranei, chiodi, pile, lamette, pile; tagli diffusi sul corpo e provati da lamette – (che nel 2011 furono 317), 14 i ferimenti e 54 le colluttazioni".

Martinelli sottolinea infine che “se ci fosse la volontà politica il Parlamento si potrebbe, con tre efficaci interventi strutturali, ridurre l’affollamento in carcere.

Bisogna contrastare le criticità carcerarie su tre fronti: processi più rapidi (oltre il 40% dei detenuti oggi presenti nelle carceri italiane sono in attesa di un giudizio definitivo, non si sa cioè se sono colpevoli o innocenti); espellere gli oltre 23.500 detenuti stranieri presenti oggi in Italia (che in Liguria sono oggi la maggioranza dei presenti in cella, con oltre 1.100 presenze); consentire la detenzione nelle Comunità terapeutiche anziché in carcere dei detenuti tossicodipendenti, che sono oggi 1 su 4 dei presenti”.

fonte:Genova OggiNotizie

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